Vorremmo riuscire a lasciarti

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La scomparsa di Heath Ledger ha lasciato sotto shock anche la comunità gay. Una triste fine simile a quella di River Phoenix ma non si tratta solo di...

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L’ultimo nostro avvistamento del compianto Heath Ledger risale a settembre 2007, durante il Festival di Venezia. Sull’isola di San Servolo, un puntino di terra nella laguna dove c’è solo un attracco e un ex manicomio, l’attore australiano era giunto in traghetto come un turista qualsiasi ed era stato visto da solo, senza corte vip né paparazzi. Un luogo ideale per stare da soli con se stessi e i propri Heath Ledger non era la star tossica da gossip ma un eclettico problemi. Il giorno dopo si sarebbe svolto un suggestivo rave gay che ricordiamo con un misto di magica fascinazione e sottile inquietudine per un’insolita, irreale atmosfera di severa austerità. Ledger sarebbe poi apparso sbarazzino in braghette corte a ritirare la Coppa Volpi per la blasonata collega Cate Blanchett con cui divideva lo stesso ruolo partizionato in sei di I’m Not There che ora suona tristemente profetico. Un ruolo che Heath non amava e che infatti non è rimasto impresso nella memoria degli spettatori.

Non ci chiediamo se si è suicidato o no, se ne parlerà fin troppo («Mi sento bene pensando alla morte perché mi sento vivo attraverso di essa» aveva dichiarato in una delle ultime interviste). Certo, la separazione così rapida da Michelle Williams, sua moglie anche in Brokeback Mountain, mamma della sua bambina di due anni, Matilda Rose, aveva originato rumors su un Ledger ovviamente non sereno. A noi interessa però comprendere che cosa ci lascia con questa morte prematura così straziante. Il suo, il nostro cowboy Ennis Del Mar, dal destino speculare al suo amato Jack Twist vista la giovane età, si colora di un’aura leggendaria perché cristallizzato nel tempo, per sempre, esonerato dall’invecchiamento come il suo splendido interprete, che «magicamente e misteriosamente sparisce sotto la pelle del suo personaggio» come ha scritto Stephen Holden sul New York Times. La processione sotto l’appartamento di Soho dove è stato trovato il cadavere alla stregua delle frasi toccanti pubblicate sul nostro forum dimostrano quanto fosse amata, seguita e apprezzata questa promessa di Hollywood dallo sguardo dolce e malinconico che il visionario Terry Gilliam non si era fatto scappare dal set del suo ultimo film, The Imaginarium of Doctor Parnassus ma che noi vedremo solo nel postumo nuovo sequel di Batman, The Dark Knight, nel ruolo di un Joker ghignante quasi burtoniano.

Sì, il parallelo con River Phoenix, morto anch’esso giovane (ancor di più, a 22 anni) in circostanze analoghe è certamente congruo, e curiosamente proprio il fratello Joaquin avrebbe dovuto interpretare Ennis in Brokeback Mountain ma in questo caso non si tratta di un semplice caso di personaggio borderline ‘bello e dannato’: Heath Ledger non era la star tossica da gossip ma un eclettico che alternava cinema mainstream (vedi il mediocre Casanova) a scommesse d’autore non scontate e cercava in tutti i modi di sfuggire dal cliché dell’icona gay indotto dal suo personaggio più bello, l’indimenticabile mandriano biascicante, che gli sopravviverà per sempre nell’immaginario, queer ma non solo.

Ci penseremo ancora, e molto. Per dirla alla Brokeback Mountain: «Vorremmo riuscire a lasciarti, Heath».

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