What Is Left? Quel che resta della sinistra per Hofer e Ragazzi

Nel nuovo lavoro della coppia di documentaristi, con interventi di Rodotà e Barca, si cerca di capire che cos’è diventata la sinistra prima di Renzi. Soprattutto sperdimento, disagio e rassegnazione.

«La sinistra italiana ha perso la sua ideologia». La lapidaria dichiarazione del politologo Giovanni Sartori, intervenuto recentemente alla trasmissione La Zanzara di Radio 24, è anche il tema del rassegnato What Is Left?, nuovo doc della coppia – nel lavoro e nella vita – formata da Gustav Hofer e Luca Ragazzi. Una sorta di ironico videoripasso dell’anno politico italiano antecedente all’avvento della laica Trinità Renzi-Cuperlo-Civati che rappresenta un’ideale chiusura della trilogia costituita dai precedenti Improvvisamente l’inverno scorso e Italy: Love It or Leave It.

Hofer e Ragazzi affrontano la situazione italiana dal loro punto di vista, due cittadini fidanzati e innamorati del loro Paese – sì, hanno poi deciso di traslocare ma rimanere a Roma in un nuovo appartamento che vediamo dettagliatamente in What Is Left? – ma con prospettive differenti, messe a confronto in battibecchi (a scelta sublimi o ridicoli) in stile “Sandro e Raimonda”: Luca ha una visione più idealista e disincantata sull’immobilismo italiano, Gustav ha uno sguardo più pragmatico e “obamiano”, e delle sue origini sudtirolesi ricorda soprattutto l’incanto infantile per Alexander Langer, politico della “Nuova Sinistra” e cofondatore dei Verdi, morto suicida neanche cinquantenne dopo l’addio testamentario: «Non siate tristi. Continuate ciò che era giusto». Ma del giusto Hofer e Ragazzi vedono soprattutto le ombre nella caotica situazione politica italiana, ed evidenziano soprattutto lo sperdimento, il disagio e l’impotenza di chi, come loro, crede fortemente nei valori della sinistra ma vede un Paese allo sbando, che non dà lavoro (Luca ha avuto solo datori di lavoro di sinistra ma non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato), e soffre dello stesso “deficit cognitivo” evocato nell’incomprensibile programma dell’ex montiano Fabrizio Barca.

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Così, dalla vittoria-non vittoria del Pd che ha portato all’improbabile governo delle Grandi Intese («Che cosa vuoi che facciano destra e sinistra insieme? Bisticciano e poi tra sei mesi si torna alle elezioni», cerca di profetizzare Gustav), passando attraverso dibattiti piuttosto senili, per anagrafica e idee, di un circolo del Pd a Trastevere, si arriva al terzo incomodo rappresentato dal trionfo del populismo grillino che riempie Piazza San Giovanni, tradizionale luogo di aggregazione inviolabile della sinistra, e andrebbe “oltre” i tradizionali concetti di destra e sinistra (Luca sbotta: «Non sopporto ‘sta retorica dei cittadini: io non è che in Parlamento voglio i cittadini. Quelli li ho già nel palazzo e non sono riusciti a cambiare il citofono in due anni. Io voglio politici e che siano anche bravi»). E nell’intervista all’agguerrito Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle sembra di capire che l’unico luogo di intesa anche fra i giovani sia rimasta la passione gastronomica, poiché l’intervista finisce in vacca a illuminarsi reciprocamente su dove si mangia meglio la carbonara a Roma. La migliore sintesi viene esposta da Stefano Rodotà, il quale ricorda che «la dignità della persona è quella che viene messa continuamente in discussione: non si può semplificare dicendo che da una parte ci sono la sinistra e i diritti, e dall’altra il mercato e la legge naturale che pretende di travolgere tutto ma un po’ è così». L’unico faro di speranza sembra però arrivare dalla vera credibilità del ‘nuovo’, qui rappresentata dalla giovane e determinata Celeste Costantino che viene eletta in Parlamento per SEL e colloca la sinistra «in quei luoghi assolutamente impopolari, in mezzo a quelle persone che oggi non occupano la centralità: la sinistra deve occuparsi delle donne, dei migranti, delle carceri. Guardare tutto attraverso lo sguardo degli ultimi».

Intervallato da un finto quiz in cui si ironizza sulla banalizzazione televisiva in cui si gioca su ciò che è di destra e di sinistra, ha il pregio di mostrare (finalmente) una coppia gay italiana nella quotidianità domestica esattamente come deve essere rappresentata, senza enfasi o pretese di eccezionalità, anche se il rischio è che l’onnipresenza sullo schermo di Gustav e Luca si sovrapponga al nocciolo del dibattere, ossia la “passione sinistra” intesa però politicamente. Li ritroviamo persino nei titoli di coda mentre cantano: «Vuoi essere in sync? Allora il tuo colore è rosa. Il nostro orgoglio non si può fingere. LGBTQ siamo una squadra gioiosa, non dimenticare la torta nuziale!».

Se all’estero la visibilità delle coppie omosessuali, unite nel lavoro e nella vita, è ormai consuetudine nel mondo dell’entertainment – si pensi agli americani Josh Kilmer-Purcell e Brent Ridge vincitori del reality show The Beekman Boys, oppure agli israeliani Eytan Fox e Gal Uchovsky – in Italia è esattamente il contrario: Gustav e Luca sono purtroppo ancora quasi un unicum che avrebbe bisogno “politicamente”, come validi testimonial per il riconoscimento dei diritti civili, di altri coming out di coppia in stile Antonello Dose e compagno.

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Pur realizzato professionalmente, What Is Left? ci sembra meno riuscito dei precedenti lavori di Hofer e Ragazzi, prigioniero com’è della tesi secondo cui della sinistra contemporanea non si può comprendere né “vedere” quasi nulla, rimanendo così relegata in una dimensione sottilmente snob e narcisistica (infatti la voce narrante Lucia Mascino che impersona proprio Lei, la Sinistra, non si mostra perché “non ancora presentabile”). Ma invece che cercare una chiave di lettura della questione, si limita a proporre contenuti informativi piuttosto scontati e talora ai confini dell’ovvietà, più adatti a un pubblico internazionale che non conosce la politica italiana piuttosto che alla nostra audience. Un brivido scorre solo quando dopo la condanna di Berlusconi si cerca di capire chi potrebbe essere il prossimo nemico della sinistra. «C’è sempre Renzi» chiosa Gustav.