Xenia, l’odissea camp dei fratelli greci ossessionati da Patty Pravo

Presentato a Cannes il bizzarro pastiche di Panos H. Koutras con un cameo della cantante

Patty, che sorpresa. Ammirare la Venerabile Strambelli in un raffinato cameo nel finale di un bizzarro pastiche greco, “Xenia” (“Ospitalità”) di Panos H. Koutras, presentato con successo al Certain Regard di Cannes davvero non ce lo aspettavamo, Ma dopo aver sentito modulati a squarciagola alcuni cult senza tempo come “Tutt’al piu'” e “La bambola”, la tentazione di avere il suo idolo massimo deve essere stata per il regista una tentazione irresistibile. In questa simpatica ma un po’ delirante odissea-calderone c’è davvero un po’ di tutto ma sostanzialmente si tratta di un road movie incentrato sul viaggio da Atene a Tessalonika di due fratelli assai diversi ma fortemente simbiotici, il sedicenne gay Dany dal look emo-anoressico (Kostas Nikouli) e l’impiegato in una paninoteca di due anni più grande, Ody (Nikos Gelia). Dopo la morte della madre, i due ragazzi decidono di cercare il padre che potrebbe riconoscerli e far ottenere loro la cittadinanza greca che non hanno, risultando albanesi per discendenza materna.

Ody desidera inoltre partecipare a un concorso canoro, una specie di X Factor locale, dove, neanche a dirlo, interpreterà una hit dell’immortale Patty che, nella realtà, sarà itinerante in Italia fra giugno e agosto col suo SulLa Luna Tour. Attraverso una vertiginosa miscellanea di stili, dalla commedia camp con un’incursione nella balera glitter gestita da un kitschissimo parente che sembra un Liberace ellenico, fino al puro action con inseguimenti e sparatorie, Koutras dimostra una notevole libertà espressiva a volte ingenua ed altre volte creativamente visionaria (bellissimo l’effetto speciale che trasforma un prato verde in un protettivo torso peloso desiderato da Dany, suggestivo il coniglione alla Donnie Darko nel momento citazionista de “La morte corre sul fiume”). “Xenia” ha avuto non pochi travagli produttivi dovuti al fatto che l’antenna pubblica ERT, una dei principali finanziatori, è stata smantellata da un giorno all’altro durante le riprese, causando il congelamento dei contributi: tuttora la produzione presenta un forte deficit che spera di superare con la distribuzione del film. Il titolo del film è anche il nome di una catena di hotel di lusso costruiti a fine anni ’50 in tutta la Grecia e firmati da stimati architetti: a tutt’oggi il novanta per cento di questi palazzi sono abbandonati e in uno di essi trovano rifugio proprio i protagonisti.

A proposito della passione musicale tutta italiana, il regista ne ha raccontato la genesi: “Patty Pravo è una grande cantante! Da piccolo ero un fan di “Canzonissima” dove appariva regolarmente. Mi affascinava. Tanti anni dopo, nel 2006, a Napoli, l’ho riascoltata ed è stata come la madeleine di Proust. Ho acquistato tutti i suoi album, volevo riprendere il filo là dove l’avevo lasciato e ritrovare il tempo perduto. Dany adora Patty Pravo perché era l’idolo di sua madre. La vede, l’idealizza attraverso gli occhi di sua madre. Patty Pravo non passa per una star ma per una santa dai poteri benefici”.

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“Questo film è un addio alla mia gioventù – continua il regista, già autore del trans “Strella” -: Ho sentito la necessità di parlare di adolescenza prima che fosse troppo tardi. Gli anni dell’adolescenza sono i più intensi che abbia vissuto. In ribellione contro il sistema, avevo come sola trinità il sesso, la droga e il rock’n’roll. Mi sentivo diverso, singolare. La mia omosessualità non era senza dubbio lì per nulla. Tra i 14 e i 18 anni ho vissuto gli anni più cruciali della mia vita. La gioventù è bella da filmare ma penso che oggi i giovani siano quelli che soffrono di più. Nascono in un mondo ostile e si trovano perduti. Volevo anche raccontare l’amore che unisce due fratelli. La fraternità di sangue oltre che spirituale è stata molto importante nella mia storia personale, in modo particolare proprio in quanto omosessuale. Volevo infine parlare dei ragazzi senza patria: sono persuaso che il problema dell’immigrazione sia la grande tragedia della nostra epoca”.