XX TOGAY: RIVINCE LA THAILANDIA

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Asia pigliatutto a Torino: dopo 'Beautiful Boxer' nel 2004, vince il thai 'Tropical Malady'. Il pubblico premia il thriller 'Ethan Mao'. Per i corti il filippino 'Last full...

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TORINO – Un premio che farà discutere, quello (doppio) a ‘Tropical Malady‘ di Apichatpong Weerasethakul, un film d’autore difficile e a tratti suggestivo, diviso in due parti non conciliate, anomalo, talmente diluito da essere ostico persino ai cinefili più accaniti (è inutile negarlo, molti si sono assopiti durante la proiezione).

Il film che ha rastrellato premi in molti festival – ha vinto il Festival di Tokyo e il Premio Speciale della Giuria a Cannes – esce oggi nelle sale italiane grazie all’Istituto Luce che ha segnalato nei flani questa vittoria (al contrario di ‘A mia madre piacciono le donne‘, come ha ricordato stizzito Giovanni Minerba).

La Thailandia trionfa quindi per la seconda volta consecutiva al Togay e questa volta l’Asia fa la parte del jolly pigliatutto: ‘Tropical Malady‘ oltre a vincere il Gran Premio Ottavio Mai si aggiudica anche il Premio Speciale della Giuria (un chiaro indice che gli altri film non sono piaciuti ed effettivamente quest’anno, purtroppo, il livello del concorso era basso). La motivazione spiega che il film è stato scelto perché “trascende l’ideologia e abbraccia il mondo, perché la complessità è affrontata in maniera semplice, poetica e originale”. Il regista che non ha potuto essere presente a Torino ha dichiarato di “essere felice e onorato di ricevere questi premi”.

Il pubblico ha scelto invece il thriller americano/canadese ‘Ethan Mao‘ di Quentin Lee. Tra i corti ha trionfato ‘Last Full Show‘ del filippino Mark V. Reyes “per lo stile semplice, diretto, senza inutili abbellimenti e per aver saputo parlare del desiderio in un modo non banale, rispettando la verità e la ricchezza del mondo omosessuale”. Due menzioni speciali sono andate ad altrettanti corti francesi, ‘Embrasser les tigres‘ di Teddy Lussi-Modeste e ‘Plutot d’accord‘ dei fratelli Botti che ha vinto anche il premio del pubblico. Israele si aggiudica il miglior documentario con ‘Gan‘ (Garden) di Adi Barash e Ruthie Shatz e un ex-aequo è andato a ‘Dorian Blues‘ di Tennyson Bardwell e ‘Anfängers‘ (Beginners) di Nicolas Wackenbart nel concorso internazionale video (trovate tutti gli altri premi su www.tglff.com).

Premiazione divertente con gli impareggiabili mattatori Fabio Canino e Vladimir Luxuria (che sarà a Torino dal 4 al 6 maggio con lo spettacolo ‘Si sdrai per favore‘ al Teatro Agnelli per la regia di Bobo Piana) e interventi musicali di H.E.R., Sunny Boys e Ivan Cattaneo che ha riproposto la storica ‘Polisex’.

In chiusura la spensierata commedia ‘Connie e Carla‘ di Michael Lembeck con le strepitose Toni Collette (‘Velvet Goldmine’) e Nia Vardalos (‘Il mio grosso grasso matrimonio greco’) nei panni di due amiche d’infanzia che fanno cabaret in un baretto all’aeroporto di Chicago ma sono costrette a fuggire a Los Angeles dopo aver assistito a un omicidio mafioso. Si spacciano per drag queen e diventano le star di uno spettacolo per travestiti ma i malviventi sono alle loro costole. Connie si innamora del bel Jeff (un David Duchovny molto understated) che però la crede un uomo ed è fermamente eterosessuale. Divertente e disimpegnato (Nia Vardalos è un talento comico davvero irrefrenabile) meriterebbe di essere distribuito nelle sale tradizionali.

Bilancio positivo per questa edizione/anniversario del Togay: un aumento di spettatori del 30% (circa 14000 presenze), d’incasso (da 23mila a 30mila euro) e di accreditati (+20%).

Come qualità dei film l’annata non è stata particolarmente generosa ma la varietà di proposte era talmente ampia da permette di trovare molti film interessanti soprattutto nelle retrospettive. Trend dell’anno: molta pornografia (nel curioso ‘Cycles of Porn‘ ritroviamo la leggenda Cole Tucker che racconta con naturalezza la sua sieropositività seguito da un’analisi approfondita dell’esplosione delle case produttrici di video bareback), un certo ritorno agli elementi naturali (la giungla di Tropical Malady, il protagonista di ‘L’ennemi naturel‘ che si rotola nudo nella sabbia, gli adolescenti vocianti di Cecilia Mangini nelle marane laziali), la riscoperta del video musicale (i bravi Coniglioviola – in foto – reinterpretano successi di dive italiane degli anni’80 in chiave tecnodadaista nel riuscito ‘Recuperate le vostre radici quadrate’), una tendenza a generi come il thriller e il dramma psicologico a scapito della commedia amorosa gay pressoché assente.

Peccato infine per i molti problemi tecnici (proiezioni sospese, luci che si accendono durante i film, ritardi cronici) dovuti agli impianti obsoleti del Teatro Nuovo. Nel complesso comunque un’edizione riuscita che fa crescere la più importante manifestazione cinematografica gay italiana e la fa entrare nel suo terzo decennio di vita in piena salute. Sarebbe però bello il prossimo anno abbandonare il grigio e l’isolamento del Cinema Valentino per tornare in centro dove la manifestazione avrebbe più visibilità, magari disseminando il Festival in più sale (Reposi, Lux, Massimo) come ha fatto il Torino Film Festival. Insomma, “i film che cambiano la vita” meriterebbero di cambiare anche cinema.

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