XXI TOGAY – LE PAGELLE

di

Ecco le pagelle dei film del Togay: i titoli non esaltano e i migliori sono 'Breakfast On Pluto' di Neil Jordan e 'Le temps qui reste' di François...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1416 0

Molto sentimento e poco sesso, il ritorno delle donne (la metà dei film in concorso sono lesbici), maternità e paternità non convenzionali (adozioni e inseminazioni), molto travestitismo. Sono questi i temi dominanti del XXI Festival Gay di Torino ‘Da Sodoma Hollywood’ che si sta svolgendo con successo di pubblico al Teatro Nuovo. Il concorso si sta però rivelando abbastanza deludente, con titoli non esaltanti e storie spesso mal scritte. I film migliori sono fuori competizione: un discreto Neil Jordan su un travestito irlandese che cerca fortuna a Londra, ‘Breakfast On Pluto’, e soprattutto il nuovo Ozon ‘Le temps qui reste’. Ecco le pagelle di una selezione dei film presentati:
50 WAYS OF SAYING FABULOUS (50 MODI PER DIRE FAVOLOSO) di Stewart Main

Un filmetto televisivo e naif su un dodicenne obeso, Billy, che si invaghisce di Roy, il nuovo compagno di scuola, un drop-out sfigato che nessuno vuole frequentare. Quando però arriva in fattoria il nuovo ai(u)tante Jamie, il protagonista cambierà mire amorose scatenando un impeto di gelosia in Roy. Ambientato in Nuova Zelanda nel 1975. I ragazzini sono simpatici e volenterosi (spassoso Billy che sogna la sua eroina di fantascienza, Lana, che non è altro che lui medesimo vestito da astronauta femmina) ma la qualità è al livello di un episodio qualsiasi de ‘La casa della prateria’ con fotografia virata in arancio-seppia. Ben poco favoloso.
Voto: 5
GO WEST di Ahmed Imamovic

Parte bene, quest’opera prima di un regista trentaquattrenne di Sarajevo: il violoncellista Kenan cerca di fuggire da Sarajevo insieme al compagno Milan spacciandosi per la sua fidanzata con un travestimento improvvisato. Giunti in un villaggio della Bosnia in mano ai serbi, Kenan deve fingersi donna mentre Milan è costretto ad andare in guerra. La sua unica amica è la rozza Ranka, la cameriera di un caffè, che scoprirà la vera identità di Kenan. Il contesto è credibile e ha vigore ma la storia si sfrangia nella seconda parte con grevi cadute di gusto e una virata in puro stile Fulci con tanto di evirazione al cimitero. Nel finale, cameo poco significativo di Jeanne Moreau nei panni di un’intervistatrice televisiva. Deludente.
Voto: 5 ½
BREAKFAST ON PLUTO di Neil Jordan

Jordan torna ai temi lui cari dell’Ira e dell’ambiguità sessuale ma questa volta in chiave di commedia con tanto di insoliti inserti surreali (uccellini che parlano, magia e ipnosi). Patrick Braden detto ‘Kitten’, ‘Gattina’, è un travestito irlandese abbandonato da piccolo davanti alla casa del parroco e in cerca della madre naturale in una Londra travolta da lustrini e paillettes in piena febbre glam-rock. Eccezionale interpretazione dell’androgino Cyllian Murphy e memorabili costumi dell’impronunciabile Eimer Ni Mhaoldomhnaigh. Forse un po’ troppo lungo, avrebbe giovato nella seconda parte di qualche sforbiciatina qua e là, ma il tocco della regia virtuosa di Jordan si sente, eccome. Esplosivamente glitter.
Voto: 7
FREMDE HAUT (PELLE ESTRANEA) di Angelina Maccarone

Altra storia di travestitismo, qui essenzialmente ‘politico’:
Continua in seconda pagina^d
FREMDE HAUT (PELLE ESTRANEA) di Angelina Maccarone

Altra storia di travestitismo, qui essenzialmente ‘politico’: l’iraniana Fariba fugge in Germania ma non ottiene la richiesta di asilo. Grazie a uno stratagemma riesce ad assumere l’identità di un compagno di prigione morto suicida e spacciandosi per uomo ottiene un lavoro in una fabbrica di crauti dove conosce la placida Anna che prende a cuore la sua situazione. Buone intenzioni ma una certa rigidità che lo rende abbastanza aspro e difficile da metabolizzare. Tipicamente teutonico.
Voto: 6
LOGGERHEADS di Tim Kirkman

L’amicizia tra il gestore di un motel, George, che ha perso il proprio compagno in mare e un vagabondo sieropositivo di bell’aspetto, Mark, che passa il suo tempo sulla spiaggia a osservare le tartarughe che nidificano sulla sabbia e danno il nome al film. Bell’ambientazione marittima (sono le coste del North Carolina) e un certo lirismo soprattutto nel descrivere i drammi interiori di Mark, rifiutato dai genitori adottivi e la cui vera madre lo sta cercando a sua insaputa. Grazioso.
Voto: 6 ½
AI LI SI DE JIN ZI (REFLECTIONS) di Yao Hung-I

Uno dei punti più bassi del concorso, un’accozzaglia di cenni di vita quotidiana di due lesbiche messe in crisi da un’intrusione maschile: si truccano insieme, cantano, fanno shopping. Non un’idea narrativa che sia una. Qualche canzone piacevole rende l’assurda poltiglia un po’meno indigesta. Tutto il resto è noia.
Voto: 4/5
HAPPY ENDINGS di Don Roos
Delude il nuovo film dell’autore di ‘The Opposite of Sex’: una storia corale inutilmente ingarbugliata e invasa da continue didascalie a bordo schermo che invece di semplificare gli intrecci, li complicano. La consulente di una clinica abortiva (Lisa Kudrow) viene ricattata da un videomaker che sostiene di conoscere l’identità del bambino che lei aveva dato in adozione e vuole fare un film su di lui; una solida coppia gay viene messa in crisi dal sospetto di uno dei due che il bambino delle loro migliori amiche lesbiche sia figlio del compagno; una ragazza con l’hobby del canto seduce un ragazzo gay che suona la batteria in una band underground ma poi finisce tra le lenzuola del padre di lui. Le vicende sono tutte intrecciate tra di loro (nominare Altman sarebbe un sacrilegio) ma sono abbastanza inconsistenti e poco appassionanti. Velleitari i dieci finali che richiamano il ‘lieto fine’ del titolo. Stupidotto.
Voto: 5
LEGATURI BOLNAVICIOASE (MALATA D’AMORE) di Tudor Giurgiu
Se concorresse al premio ‘mattone 2006’ questo film batterebbe tutti in corsa. Un pauperistico drammetto rumeno girato in due camere e cucina sulle manfrine di due studentesse lesbiche la cui relazione è messa in crisi dal rapporto morboso di una delle due per il fratello manesco. È difficile stabilire se sia più sciatta la regia o i tremendi arredamenti delle case. Dialoghi alla ‘Beautiful’ in versione transilvana. Curioso esempio di sfrenato ‘product placement’ con inquadrature insistite di fiammanti auto italiane. Improponibile.
Voto: 4
EL CIELO DIVIDIDO (IL CIELO DIVISO) di Julian Hernandez
Il film più ostico del concorso ma anche uno dei più interessanti: una storia d’amore e tradimenti tra due studenti dove contano i gesti, le sovrapposizioni dei corpi, gli sguardi. Stile sperimentale antinarrativo che rivela personalità e fascino: fotografia livida, dissolvenze in bianco, controluce sofisticati. Di non facile fruizione ma a suo modo coinvolgente. Meriterebbe una menzione per la miglior regia. Varie scene di sesso esplicito, le uniche viste in concorso finora.
Voto: 6/7
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Cinema.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...