Colman Domingo sarà il 1° attore dichiaratamente gay a vincere l’Oscar grazie al suo Joe Jackson in Michael?

L'attore interpreta il padre padrone di Michael Jackson. La sua trasformazione per entrare negli abiti dell'orco cattivo dei Jackson Five potrebbe tra meno di un anno portarlo all'agognato Oscar come miglior attore non protagonista. E fare la storia.

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Dopo infiniti mesi d’attesa, tagli al montaggio finale e riprese aggiuntive, Michael di Antoine Fuqua, regista di Training Day, arriva oggi nei cinema d’Italia, con una sceneggiatura di John Logan (Il gladiatore, The Aviator) e una produzione firmata Graham King, già dietro il boom di Bohemian Rhapsody, insieme a John Branca, John McClain e tutta la famiglia Jackson ad esclusione di Janet, unica a non essere mai menzionata nel film.

Michael di Antoine Fuqua, spettacolare ma superficiale juke-box

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Michael racconta i primi 32 anni di vita di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Michael Jackson. Lo fa ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante per diventare il più grande performer del Pianeta. Mettendo in risalto sia la sua vita fuori dal palcoscenico che alcune delle performance più iconiche della sua prima carriera da solista, il film si presenta al pubblico come un mega juke-box, un musicarello da quasi 200 milioni di dollari di budget, provando a raccontare il ragazzo fragile dietro il mito, l’eterno Peter Pan che sognava di unire il mondo attraverso la musica.

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Come già accaduto con Freddie Mercury e Bohemian Rhapsody, non a caso prodotto dai Queen, anche Michael co-prodotto dai Jackson finisce per edulcorare il suo totem, ripulirlo, annacquarlo, annegando in una visione superficiale dell’uomo dietro l’artista.

Arrivando a raccontare Michael Jackson fino al 1988, scelta tutt’altro che casuale per saltare a piè pari le polemiche, tutto ciò che riguarda le accuse di molestie sessuali ai danni di minori non è stato contemplato, perché quelle arrivarono a partire dal 1993, ma il film accenna appena ad altre problematiche di non poco conto che riguardavano il re del pop, tra vitiligine da dover gestire, ossessione corporea e la dipendenza dagli antidolorifici figlia del terribile incidente sul set di uno spot Pepsi che lo vide prendere fuoco, con annessi successivi e ripetuti interventi chirurgici. La critica USA ha sparato a zero sulla pellicola, accusando i produttori di aver volutamente tagliato le accuse di pedofilia ai danni di Michael, ma solo in un più che probabule sequel l’argomento potrà essere preso di petto, arrivando magari fino al processo del 2005 che vide la popstar prosciolta da tutte le accuse. Rumor alla mano, l’iniziale montaggio di Michael vedeva il film concludersi nei primi anni ’90 con il cantante allo specchio e i lampeggianti delle auto della polizia riflessi alle sue spalle. Quel finale è stato cestinato, con riprese aggiuntive costate 15 milioni di dollari per cambiare strada e optare per una conclusione priva di macchie, ferma agli anni ’80. Il film di Antoine Fuqua si concentra soprattutto sull’eredità musicale, culturale e artistica di Michael, che terremotò un decennio diventando di fatto la più popolare persona al mondo con il disco più venduto della storia, costringendo MTV a passare per la prima volta video di artisti neri, ricostruendo performance di pezzi iconici come Billie Jean, Thriller, Beat It e Bad.

Jaafar Jackson, 30enne nipote di Michael (è il figlio di Jermaine Jackson) qui al suo debutto cinematografico, è oggettivamente impressionante nel riportare in vita la memoria di suo zio, sia con la voce che attraverso il ballo, così come stupisce il piccolo Juliano Krue Valdi, che ne indossa gli abiti da bambino.

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Colman Domingo è il tirannico Joe Jackson

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Ma chi guarda agli Oscar del 2027 con la più che probabile certezza di vincere una statuetta ed entrare nella storia è Colman Domingo, chiamato ad interpretare il padre padrone di Michael Jackson e manager dei Jackson 5, Joe Jackson.

Un uomo accecato dal potere che obbligava i suoi figli a chiamarlo con il suo nome completo, “Joseph”, usando violenza fisica, verbale e psicologica nei loro confronti ad ogni errore che commettevano, picchiandoli con la cintura per poi sottoporli a prove faticose e interminabili prima dei concerti e durante le sessioni di registrazione in studio. Un uomo che tolse la sua famiglia dalla strada, negando però ai figli un’infanzia normale in nome del Dio denaro.

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Colman Domingo si cala perfettamente nei panni dell’orco, incutendo timore ad ogni battuta, guidando l’intera famiglia con tono dittatoriale. Incapace di accettare il successo da solista di Michael, che era terrorizzato da lui tanto da non riuscire a guardarlo negli occhi, lo costrinse a tornare insieme ai suoi fratelli per un ultimo tour. “Ci devo pensare“, risponde Jaafar Jackson nel film. “Te l’ho appena detto io cosa pensare“, replica Colman Domingo. Una sorta di strega cattiva da cui scappare dopo anni di soprusi, quella dipinta da Antoine Fuqua, con Michael redenta principessa in fuga dalla dorata torre di un castello stracolmo di peluche e animali con cui parlare.

Colman Domingo primo attore dichiaratamwnte gay di sempre a vincere un Oscar?

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Candidato agli Oscar come miglior attore protagonista nel 2024 per Rustin e nel 2025 per Sing Sing, evento che per un attore dichiaratamente gay in casa Academy non si verificava da 25 anni, Domingo si può da subito considerare frontrunner per gli Oscar del 2027 come miglior attore non protagonista.

D’altronde Michael sbancherà certamente il box office, come già accaduto con i 910,813,521 dollari di Bohemian Rhapsody e con previsioni USA che parlano di un primo weekend da oltre 100 milioni, senza dimenticare la passione Academy per i biopic e le trasformazioni fisiche.

Ricoperto di protesi, parrucca e lenti a contatto azzurre, Domingo, mutato anche nella postura ingobbita e appesantita di Joe Jackson, potrebbe così conquistare la sua prima meritata statuetta all’età di 57 anni.

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Colman Domingo e Raul Domingo

Se così fosse diventerebbe il primo attore dichiaratamente gay a riuscire nell’impresa.

Nel 1973 Joel Grey vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista per Cabaret, ma l’attore fece coming out solo nel 2015, all’età di 82 anni.

Nel 1982 John Gielgud vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista per Arturo, ma solo nel 1988 riconobbe pubblicamente la sua relazione a lungo termine con Martin Hensler. 35 anni prima, nel 1953, venne arrestato a Chelsea per “persistente importunità a uomini per scopi immorali“, ma l’attore non affrontò mai l’argomento per oltre 3 decenni.

Nel 1996, infine, Kevin Spacey vinse il suo primo Oscar per I soliti sospetti, seguito nel 2000 dal 2° per American Beauty, ma il coming out pubblico arrivò solo nel 2017.

Da 12 anni felicemente sposato con Raul Domingo, visto per la prima volta casualmente in un negozio e ritrovato magicamente grazie a Craiglist, Colman potrebbe quindi riscrivere la storia del Cinema il prossimo 14 marzo 2027, quando grazie al tirannico Joe avrà un più che probabile premio Oscar da ritirare. E un potenziale sequel di Michael da girare.

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