A LETTO CON L’UOMO DI PAPA’

Un figlio scopre che il padre, da giovane, ha avuto una storia gay. Ed è subito ossessione sessuale che si tinge di morte. "L’amante di mio padre" di Albert Russo inaugura la collana erotica Hammam.

Il libro "L’amante di mio padre" di Albert Russo (Fabio Croce Editore, pp.129, 12,50 €) è il primo volume di una collana erotica dal nome esotico e familiare insieme, Hammam (Bagno turco, per chi ancora non lo sapesse) -, e rientra nella sua nicchia di genere alla perfezione. Una volta tanto, finalmente verrebbe da dire, la torbida storia narrata nel libro è circoscritta nei limiti di un genere, quello della narrativa erotica appunto, e non viene spacciata come il caso letterario dell’anno, la brillante scoperta di un autore che rivoluziona il panorama letterario mondiale.

Del resto si tratta di una storia così inverosimile, macchinosa e banale insieme, che ben poco senso avrebbe ammantarla di velleità letterarie: il giovane protagonista Frank Lambro, bello, ricco, etero e figo scopre, leggendo alcune lettere, che il padre Gerald, ricco, bello, figo e "etero", ha avuto in gioventù una storia gay con un giovane dandy, languido e fascinoso, Eric Wangermée, che diventa l’ossessione del ragazzo. Naturalmente il ragazzo e il dandy invecchiato si incontrano, naturalmente fanno l’amore tra sete, porcellane, incensi muschiati e cibi d’alta cucina. Gli incontri si infittiscono, così come i sospetti di tradimento che la giovane fidanzata, Karin, rivela alla madre di lui, Maryse, una maliarda perfida e elegantissima, modello Joan Collins nei panni di Alexis in Dinasty. Assieme le due donne tramano alle spalle dei tre uomini, innescando una serie avvincente di fatti tragici, a base di arsenico e coltelli, capace di far impallidire al suo cospetto i romanzi d’appendice e i gialli di quart’ordine. Nessuno si salva alla fine: né gli omosessuali, presentati come dandy raffinati e un po’ perversi, corruttori di giovani aitanti, né le donne da essi attratte, calcolatrici da una parte, e vittime sacrificali del maschio dall’altra.

Il volume inaugura una collana erotica e tanto deve bastare: piacerà a chi vuol provare, senza troppo impegno, brividi di sesso e morte a buon mercato. Ma non lo si confonda con la buona letteratura, e non ci si lasci incantare dalla quarta di copertina che non racconta niente della trama ma si bea del fatto che di Albert Russo avrebbero scritto nientepopodimeno che James Baldwin, Edmund White e Toni Morrison, esaltando le sue doti letterarie. Ma devono aver letto un altro libro, uno dei venti che Russo ha scritto prima di questo, magari quel ‘Mixed blood’ col quale ha vinto negli Usa il premio per la migliore opera di Fiction…

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Pure, e ciò rientra perfettamente nell’intento della collana, le scene di sesso omo e etero sono belle e ben scritte, mai volgari, appassionanti; pure la scrittura, lineare e matura, non annoia e ben si adatta ai fatti narrati, grazie anche alla traduzione di Mario Metalli, che nel suo voluto manierismo evoca bene gli ambienti e i personaggi descritti (che usano "il carnet degli assegni" e hanno "borborigmi" al ventre). Ogni tentativo di approfondimento viene aggirato e risolto con spiegazioni semplici che non turbano la coscienza del lettore ma bastano a dare un minimo senso ai fatti.

Albert Russo
L’amante di mio padre
Fabio Croce Editore
pp. 129, 12.50 €
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di Tiziano Togni