ADOLESCENZA INQUIETA

Ma davvero da giovanissimi viviamo così male la nostra sessualità? Due recenti romanzi descrivono omosessuali adolescenti pieni di ansie, paure, disagi, e superficialità…

Ma l’adolescenza gay è tutta un macello? A giudicare da alcuni romanzi recentemente pubblicati sull’argomento, sì. Prendiamo due titoli: "Diario dei miei 17 e 18 anni" di Marco Poggi (edizioni Zoe, 148 p., 9,81 €) e "Normalmente diverso" di Simone D’Andrea (Armando editore, 160 p., 14,00 €), entrambi scritti in forma autobiografica, in stile epistolare il primo, a metà tra narrativa e saggistica il secondo. Pur con profonde differenze da entrambi emerge una domanda: ma davvero da giovanissimi vivevamo così male la nostra sessualità?

Nel primo libro, che Marco Poggi ha scritto a soli 16 anni, il protagonista Andy scrive, con uno stile – non si sa quanto volutamente – minimalista, discorsivo e persino vagamente sgrammaticato, ad un amico, forse immaginario, descrivendo le sue disavventure: la relazione conflittuale con un padre brutale che si diverte a notte fonda a piombare in camera sua per massacrarlo di botte, l’incapacità di trovarsi a proprio agio con i compagni di classe, e la "fuga" nelle canne prima e in droghe più pesanti poi. Andy descrive se stesso come "il solito ragazzino di 17 anni che tutti considerano un imbecille, un ingenuo" salvo ammettere subito dopo che "prima o poi la pagheranno per questo". Così tra senso di inadeguatezza e desiderio di riscatto, il ragazzo finisce tra le braccia dell’unica persona che sembra inizialmente dargli un po’ di calore umano, Omes. Ma anche lui ben presto si rivela una sorta di orco – è per vendicarsi di lui che l’autore scrive il suo diario epistolare – che lo costringe a rapporti sessuali non protetti e violenti, dove al giovane non è concesso trarre godimento, e che gli nega la benché minima affettività.

Andy risollevatosi finalmente dall’incubo dell’uso di stupefacenti per tuffarsi in un lavoro nuovo al fianco della madre rimasta sola, coltiva il sogno di diventare una "superstar". Si concede a uomini anziani inseriti nel mondo dello spettacolo con la speranza di poter avere un giorno l’occasione giusta. Il suo sacrificio si consuma in bilico tra la convinzione che "l’amplesso amoroso vada tenuto caro e sia da condividere con qualcuno che ami", e l’idea che per "diventare un vero divo" bisogna usare "il cervello, il culo, l’età, la furbizia e circondarsi di molte amicizie".

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Il romanzo si snoda così tra depressioni, scopate descritte con piccante verosimiglianza e barlumi di speranza, fino a una sorta di lieto fine poco consolatorio. Rimane forte il dubbio che l’adolescenza di Andy sia vissuta con una inquietante superficialità, che trasuda in tutto il libro, pur nella coinvolgente descrizione delle angosce giovanili che caratterizzano quella età. Non ci si riscatta, nemmeno attraverso la letteratura, come ad esempio avviene in quell’altro godibile romanzo sulla giovinezza gay che è "Il sacrificio dell’Istrice" di Omar Cerchierini (clicca qui per l’articolo).

Ancora più sconcertante la visione della scoperta della propria sessualità di Simone D’Andrea, che in "Normalmente Diverso" pretende di esporre una serie di vedute estremamente personali sull’essere gay. Il libro, come dicevamo, è in bilico tra la narrativa e la saggistica, facendo scorrere parallelamente alle vicende autobiografiche del protagonista, riflessioni su alcune singolari teorie sull’omosessualità: sorge persino il dubbio, dato l’estrema eterogeneità della scrittura, che l’autore inserisca citazioni non dichiarate, spacciando per riflessioni personali articoli di andrologia o psicanalisi pescati chissà dove. D’Andrea non accetta la propria omosessualità, questo è chiaro: ma cerca addirittura di giustificare questa sua mancata accettazione con teorie sulla presunta inconciliabilità della natura con l’orientamento omosessuale. E questo è più grave.

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Probabilmente, in "Normalmente diverso" così come in "Diario dei miei 17 e 18 anni" molti ragazzi adolescenti che hanno problemi con la propria sessualità, o che comunque combattono con la scarsa accettazione da parte del loro ambiente, possono riconoscersi nelle riflessioni degli autori: crediamo tuttavia che la letteratura debba offrire qualcosa in più, che la semplice autocommiserazione. Sarebbe preoccupante pensare che il libro di Simone D’Andrea possa aiutare un giovane a ritenere giustificate le cattive opinioni che ha di se stesso a causa della sua sessualità.