ARTE CONTRO L’OMOFOBIA

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Alla casa-museo di Piero Montana a Bagheria, alle porte di Palermo, una mostra dedicata ad Alfredo Ormando che ricorda come l'intransigenza vaticana comporti ancora gravi danni alle persone...

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BAGHERIA (Pa) – L’arte si mobilita contro l’omofobia al presente. Mentre le alte gerarchie della Chiesa Cattolica con il documento della Congregazione per la dottrina della fede “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, firmato dal cardinale Joseph Ratzinger, scrivono ciò che può essere considerato un vero e proprio manifesto dell’integralismo cattolico, Piero Montana organizza nela sua casa-museo di Bagheria (via Bernardo Mattarella N° 6), cittadina alle porte di Palermo, in cui Montana è cnsulente del Sindaco per le tematiche omosessuali, una mostra d’arte contemporanea intitolata Ultimi roghi. Se questo è un omo.
La mostra vede la partecipazione di artisti quali Nicolò d’Alessandro, Alessandro Di Giugno, Filli Cusenza, Lorenzo Guzzo, Marco Intravaia, Nino Rizzo e dello stesso Montana e sarà inaugurata sabato 9 agosto alle ore 19. “Ultimi Roghi” vuole costituire un significativo atto di protesta e ribellione, di certo il primo nel campo dell’arte contemporanea, contro quella morale omofobica e sessuofobica, di cui vittima famosa per essersi dato fuoco, proprio a Piazza San Pietro a Roma alcuni anni fa, è stato il poeta nisseno Alfredo Ormando, alla memoria del quale, l’evento artistico che ci accingiamo a presentare al pubblico, viene dedicato. Con la sua esemplare e tragica testimonianza Ormando infatti è stato profeta, a causa dell’indebita ingerenza vaticana nella vita degli Stati, di una crisi dei valori di libertà, democrazia, civiltà propri del nostro mondo occidentale, sempre più assediato, bersagliato dall’intolleranza, dalla violenza di ogni fondamentalismo religioso.
Piero Montana, curatore della mostra, nel dedicare alla figura di Ormando l’evento, ribadisce anche che «il documento di Ratzinger, nel suo alimentare atavici pregiudizi e tabù medievali nei confronti della condizione omosessuale, fondamentalmente intesa come un’anomalia, non può sottrarsi alla responsabilità di stigmatizzare dei comportamenti sessuali, per i quali si è spesso oggetto di intolleranza, di violenza, di linciaggio fisico e morale nonché di pesanti ed intollerabili discriminazioni».

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