Body Types, il corpo che si spoglia è la nuova religione

Una mostra elegante e trasgressiva al MIAAO di Torino fa denudare culturisti e critici d’arte grazie a Plinio Martelli, Bruno Nardelli e al compianto fotografo armeno Gregor Arax. Fino a fine anno.

Mentre il capoluogo subalpino è ancora scioccato per lo show estremo dei quattro gelitin dalle parti dell’Azionismo Viennese che, con altri tredici attori, al Teatro Regio si sono esibiti in sesso orale esplicito, hanno orinato sul palco e causato un fuggi fuggi generale, una mostra elegante e trasgressiva sta facendo parlare di sé nella città italiana più aperta alle sperimentazioni fusionali contemporanee anche grazie al successo della 16esima edizione di Artissima, svoltasi con successo a Lingotto Fiere.

Si tratta di Body Types, ed è allestita al MIAAO, il Museo Internazionale delle arti applicate oggi situato nell’austero complesso monumentale di San Filippo Neri in Torino. Presentata come «una mostra di svestiti a tre strati» a cura di Enzo Biffi Gentili, mette insieme una paganissima trinità costituita dalle opere di Plinio Martelli, Bruno Nardini e del fotografo armeno Gregor Arax, arrestato e deportato a causa delle persecuzioni turche ed emigrato a Parigi dove morì nel 1975. Fotografo documentarista appassionato di sport, il compianto Arax (nome d’arte di Krikor Djololian) è stato tra i primi ritrattisti dei più celebri culturisti dell’epoca, da Emil Bonnet al ballerino Tino Crisa, dalla star dei peplum Steve Reeves, evocato anche nel Rocky Horror Picture Show, al francese Robert Duranton.

Un originale intervento "restaurativo" del fotografo torinese Bruno Nardini ha permesso di eliminare i braghettoni (foglie di fico o perizomi) che Arax fu costretto a posporre sui suoi ritratti naturisti e per la prima volta al mondo si possono vedere gli attributi di Emil Bonnet, Mister Mondo nel 1938, considerato le plus bel athlète du monde. Il MIAAO si è infatti aggiudicato l’anno scorso un importante blocco di negativi originali durante un’asta parigina, la maggior parte dei quali su lastre di vetro. L’allestimento molto curato tra le microcripte e i corridoi sontuosi della Galleria Soprana attribuisce un che di sacrale ma anche irriverente all’esposizione.

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Il bravo Nardini presenta inoltre la suite Che bela cita! (in piemontese significa ragazza e richiama città) in cui giovani fotografe, curatrici, operatrici culturali vengono messe a nudo in tre luoghi fisici e psichici allestiti in collaborazione con le stesse modelle. Sorprende vedere à poil nomi noti nell’entourage piemontese quali Alessandra Paracchi, Carlotta Petracci e Stefania Vola. Ma ce n’è anche per gli uomini, visto che nella personale di Plinio Martelli, Bebés caractères, ritroviamo (quasi) senza veli celebri il celebre critico Luca Beatrice, commissario del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, ricoperto di tatuaggi dorati oppure l’architetto/designer William Sawaya che espone in foglia d’oro caratteri tipografici dell’alfabeto cinquecentesco disegnato da Hans Weiditz, ornato da putti decisamente inquieti, con pene lunghissimo che si infila tra le ali di altri angioletti.

Tra le opere più anticlericali segnaliamo il curioso White Pop Jesus di Tino Avelli, quasi un hippy sessantottino dalle sfumature warholiane.

Per rigore, eleganza e soprattutto per il valore culturale delle opere di Gregor Arax, Body Types è assolutamente da vedere.