La magica Lombardia di Chiamami col tuo nome

L’amore tra Elio e Oliver si consuma tra raccolte città d’arte, campagne mozzafiato e paesaggi incontaminati. Scopriamoli.

Tra i meriti di Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino candidato a quattro premi Oscar e interpretato dagli straordinari Timothée Chalamet e Armie Hammer, c’è quello di aver ritratto – forse come mai prima d’ora – l’intima bellezza della Lombardia. Ma in quali luoghi, nello specifico, è stato girato il film?

La Villa dei Perlman, dove Elio e Oliver si incontrano per la prima volta, è la Villa Vimercati Griffoni Albergoni di Moscazzano, paesino di poche centinaia di anime a pochi minuti da Crema. Costruita tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo sulle rovine di un castello, è caratterizzata da un sontuoso portale e immersa nel verde. Verde che, a ben guardare, è anche di scena (come i peschi e gli albicocchi): gli esterni sono stati infatti ricostruiti dalla paesaggista Gaia Chaillet Giusti. Le ampie stanze interne, affrescate da Aurelio Busso (pittore attivo nel Cinquecento in Lombardia, di cui sono rimaste poche tracce), sono state arredate appositamente con poltrone, tappeti persiani e suppellettili d’antiquariato da Violante Visconti, pronipote del celebre Luchino.

Di Crema ammiriamo la raccolta piazza Duomo, impreziosita dalla cattedrale in stile gotico, e l’arco della Torre dell’Orologio che appare sullo sfondo. Spazio anche al monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra, sito in una piazza adiacente.

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Le scene bucoliche, tra passeggiate e rilassanti giri in bicicletta, sono state girate tra le campagne di Pandino (paesino di origine medievale in provincia di Cremona).

E in provincia di Lodi, nelle vicinanze di Crespiatica.

In una meta vacanziera come il lago di Garda, precisamente a Sirmione, è stata invece girata la scena in cui il professor Perlman porta con sé i due ragazzi alla scoperta della statua rinvenuta nell’acqua. Ci troviamo in quella che fu un tempo dimora del poeta Catullo, autori di celebri versi d’amore, tra l’area archeologica delle Grotte di Catullo (in cui sono ancora visibili i resti della villa romana che permette, peraltro, una visione dall’alto dell’intero bacino del lago) e la spiaggia Giamaica.

A Valbondione (provincia di Bergamo), tra le impetuose cascate del Serio, Oliver e Elio rimangono soli. Figlie dell’omonimo fiume, le cascate nascono dalle Alpi Orobie e si tuffano a picco da un’altezza di circa 1750 metri. Sono visitabili solo in alcuni giorni dell’anno e per questo motivo spesso affollatissime. La leggenda racconta che si siano formate dalle lacrime di una ragazza, rapita da una nobildonna per una ripicca d’amore.

Ultima tappa: Bergamo Alta, cinta dalle vecchie mura veneziane e solcata dalle sue deliziose strade lastricate. Elio e Oliver ascoltano Richard Butler tra auto d’epoca parcheggiate in piazza Rosate e ballano in Santa Maria Maggiore. Poi si spostano in piazza Duomo, dove si baciano appassionatamente appoggiati contro il muro dell’Ateneo di scienze, lettere e arti.

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Con Io sono l’amore (2009), ambientato in un’elegante e discreta Milano, Guadagnino aveva scelto come location d’eccezione la splendida Villa Necchi Campiglio. Per una fortunata coincidenza, poco dopo l’uscita del film, il capolavoro di Piero Portaluppi riaprì al pubblico grazie al FAI e oggi è tra i luoghi più amati e visitati della città.

A quasi dieci anni di distanza, il regista-talismano colpirà ancora?