Chiamami col tuo nome, Guadagnino e il cast a Roma: ‘basta etichette, l’amore non ha genere’

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Luca Guadagnino, Timothée Chalamet e Armie Hammer a Roma per presentare Chiamami col tuo Nome, dal 25 gennaio nei cinema d'Italia.

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Una folla di giornalisti, fotografi e semplici fan ha accolto nella Capitale il regista Luca Guadagnino, Timothée Chalamet e Armie Hammer, straordinari protagonisti di Chiamami col tuo nome, da domani nelle sale d’Italia.

Un trionfale percorso iniziato esattamente un anno fa, quello intrapreso dalla pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Andrè Aciman, quando venne presentata e acclamata al Sundance Film Festival. Da allora Chiamami col tuo nome ha vinto circa 50 premi in tutto il mondo, strappando 150 nomination complessive. Quattro di queste targate Academy, con gli Oscar che attendono il film a braccia aperte dopo aver raccolto consensi praticamente unanimi.

Nella Città Eterna per poche ore, Chalamet, alla sua prima meritata nomination all’età di 22 anni appena, si è detto onorato di aver preso parte ad un simile capolavoro, in grado di lanciarlo ufficialmente anche ad Hollywood. Una storia a tinte gay, quella scritta da Aciman e sceneggiata da James Avory, ambientata nell’Italia del 1983 e con protagonisti due giovani americani. Un 17enne, Elio, nella villa di famiglia con i propri genitori, e un 24enne, Oliver, studente ospitato dal padre professore di Elio per aiutarlo a completare la sua tesi di dottorato. Qui, in un ambiente splendido e soleggiato, i due scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un’estate che cambierà per sempre le loro vite.

Centrale il ruolo e il concetto di ‘famiglia’, all’interno dell’opera diretta da Guadagnino, che ha voluto subito smarcarsi dall’etichetta di ‘pellicola LGBT’.

Non è un film su una storia d’amore gay. E’ un film sull’aurora di una persona che diventa un’altra persona. Mi piace pensare che sia un film sul desiderio, che non conosce definizioni di genere e infine sì, è un film sulla famiglia. E’ il mio primo passo verso un canone che ammiro da sempre, quello disneyano, ovvero quel tipo di racconto emotivo in cui in un gruppo di famiglia ci si migliora a vicenda. Penso a Toy Story, gruppo di sgarrupati che si riuniscono e diventano una famiglia’.

Ma esistono realmente famiglie simili, così mentalmente aperte, nell’Italia di oggi ancora travolta dagli episodi di omofobia? ‘L’utopia è la pratica del possibile, quindi esistono anche quel tipo di famiglie‘, ha replicato Guadagnino. ‘L’anno 1983 era il tramonto di un’epoca, il cui risultato viviamo ancora oggi’. Grandi attenzioni da parte della stampa, più che meritate, per il fantastico Chalamet, non solo protagonista di Chiamami col tuo nome ma anche nel cast di Lady Bird, altro film ‘caso’ di stagione candidato a 5 premi Oscar. Un lavoro, il suo, facilitato dalla presenza di Luca e dall’amore provato nei confronti del romanzo di Aciman, letto quando era ancora minorenne.

Mi ha attirato la possibilità di lavorare con Luca. Per un giovane attore è raro poter interpretate ruoli di questo tipo ma lo è ancor di più se puoi farlo al fianco di simili registi. Come attore devo rendere giustizia al personaggio e alla storia, in modo che siano veritieri e mai vulnerabili nei loro confronti. Questo libro ha avuto un enorme successo ed era fondamentale rendere giustizia tanto al libro quanto al personaggio’. ‘Il fantastico monologo del padre alla fine del film affronta l’amore, il nostro istinto nei confronti della sessualità e il dolore. Quella scena conclusiva con il papà è il momento che preferisco, è il momento più potente dell’intera storia’.

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Una storia d’amore che ha profondamente arricchito Timothée, tanto dall’abbattere qualsiasi limite di genere.

Quando penso al personaggio che interpreto è che non ricordo di aver mai avuto una storia d’amore tanto appassionata, con tutti quei momenti che sono un po’ delle tappe significative nella vita di un uomo. Ho cercato di interpretare un ruolo legato ad un rapporto d’amore così intenso che va al di là della sessualità. Questo bisogna capire, non è un amore gay, etero o amore per le pesche. La scena clou della pesca è una di quelle che preferisco, nel film, perché ci permette di esprimere il senso vero dell’amore, che dovrebbe essere senza definizioni, confini, senza limiti organici. Dobbiamo essere in grado di andare oltre le etichette occidentali, tra gay, etero o bisex. Solo così potremmo sentirci realmente liberi. Dobbiamo impegnarci a fondo nei confronti dell’amore, della sofferenza e del dolore’.

In festa per le 4 candidature agli Oscar, il regista di Io sono l’Amore e A Bigger Spalsh si è ovviamente detto contento, felice e orgoglioso. ‘Condividiamo queste nomination con la troupe e il gruppo di attori che hanno interpretato questi personaggi. E’ stato un percorso pacato, minimale, quello intrapreso da Chiamami col tuo nome. Insegna che la passione e l’inaspettato vanno mano per la mano‘.

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