Coming Out Day: è l’11 ottobre, siete pronti a uscire dall’armadio?

di

Il giorno giusto per uscire allo scoperto e vivere in totale libertà la propria vita.

coming out day
CONDIVIDI
342 Condivisioni Facebook 342 Twitter Google WhatsApp
2268 0

Coming out letteralmente significa uscire dall’armadio. Togliere una maschera. Uscire allo scoperto. Essere sé stessi.

Dire ai familiari, agli amici, ai colleghi di lavoro che siamo gay, lesbiche, transessuali, bisessuali. Vivere la propria vita senza doversi nascondere, senza raccontare bugie ai genitori quando si esce per incontrare un ragazzo, o rispondere in modo evasivo quando gli amici ti chiedono se finalmente hai trovato la persona giusta.

L’11 ottobre è la data scelta per questo evento, in modo da rafforzare la coscienza e la consapevolezza della comunità LGBT+.

Coming Out Day: perché l’11 ottobre?

L’11 ottobre non è una data scelta a caso. Si riferisce difatti al 1987, anniversario della seconda marcia nazionale per i diritti degli omosessuali a Washington. In quell’occasione, scesero in piazza 500.000 persone. A proporre questa ricorrenza sono stati lo psicologo Robert Eichberg e Jean O’Leary, un politico ed attivista LGBT di Los Angeles.

Il primo Coming Out Day è avvenuto l’11 ottobre 1988. Si è tenuto nella sede del National Gay Rights Advocates a West Hollywood, nello stato della California. Erano presenti 18 Stati americani. La seconda ricorrenza si è trasferita invece nel New Mexico, a Santa Fe. Gli stati americani presenti furono 21. In occasione del terzo anno, il Coming Out Day vide il sostegno della più grande associazione LGBT d’America, la Human Rights Campaign. E le celebrazioni vennero estese a tutto il territorio degli Stati Uniti. La portavoce dell’evento è Candace Gingrich, celebre attivista LGBT+ per la Human Right Campaign.

In Italia

Nel 2012, l’ufficio delle Pari Opportunità richiese all’Istat un’indagine sulla condizione degli omosessuali in Italia. Dal campione, nel Belpaese sono circa un milione, ma salgono a 3 se si contano anche coloro che almeno una volta nella vita hanno dichiarato di aver provato un’attrazione per una persona dello stesso sesso. Inoltre, il rapporto ha rilevato che le persone LGBT+ sono più a loro agio a fare coming out con i colleghi e gli amici, piuttosto che all’interno della famiglia.

Nel 2016, il Gay Center ha voluto dedicare l’11 ottobre anche alle persone sieropositive all’interno della comunità LGBT+.

Mamma, papà… sono gay!

Dire “sono gay” può sembrare facile, ma tutti sappiamo che non è così, soprattuto viste le ultime notizie, di genitori che rinchiudono le figlie lesbiche in casa, o madri che vietano ogni rapporto umano al proprio figlio perché non accettano il fatto che sia gay. Per questo motivo è importante ricordare e celebrare il Coming Out Day.

Sono due parole semplicissime, teoricamente. Ma quando ci si trova davanti ai propri genitori, o al miglior amico che ancora non lo sa, diventa difficile anche solo trovare il fiato per pronunciarle. E se il miglior amico non mi parlasse più? Se chiudesse i ponti con me? Se mio papà non volesse più vedermi? Se mia mamma scoppiasse in lacrime?

Le preoccupazioni sono tante, ma non per forza devono avverarsi. Il tuo miglior amico forse è più aperto di quello che pensi, e dopo un attimo di incertezza sarà come se non glielo avessi mai detto. Anzi, ti tirerebbe un affettuoso pugno sul braccio solo per non averglielo detto prima. I genitori, forse, lo sapevano già, ma aspettavano che fossi tu a dirlo. Non avrò un nipotino? Pazienza, c’è sempre l’adozione! Hai un ragazzo? Sei felice con lui? Bene, questo mi basta.

Leggi   Come fare coming out con i genitori e amici?

Se tu sei felice, lo sono anche io“. Anche questa è una frase semplice e talvolta banale. Ma detta dopo un coming out significa tantissimo. Pensala positivo. Prenditi tutto il tempo che ti serve. E fallo quando ti senti pronto.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...