Quando nasce l’omofobia profonda e radicalizzata del cristianesimo?

Come l’ideologia di pochi compromise definitivamente il carattere ecumenico del cristianesimo, distrusse la secolare tolleranza romana ed estremizzò l’odio per il diverso.

È appurato che le moderne religioni, in particolare quelle abramitiche, tendano all’omofobia. L’ambiguità dei precetti e le interpretazioni faziose, di cui il potere cerca di trarne costantemente vantaggio, si sommano infelicemente alla scarsa accettazione delle differenze. Tale atteggiamento non è stato costante nel tempo: il cristianesimo delle origini, in particolare, sembra non essere stato così feroce contro la popolazione queer. Questa visione di chiesa “aperta” a tutti è stata oggetto di studio di un professore dell’Università di Yale, John Boswell, medievalista, gay e cattolico. Vissuta sulla propria pelle la contraddizione, si è concentrato nella ricerca delle origini dell’omofobia ecclesiastica, con risultati tanto sorprendenti quanto controversi.

Boswell, nel suo libro Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, sostenne che la primitiva comunità cristiana non biasimava le unioni omosessuali, non particolarmente turbata dalla possibilità che due uomini o due donne potessero amarsi. A sostegno delle ipotesi dello storico si aggiungono testimonianze d’amore gay (che i moderni cattolici definirebbero fraterno) tra i primi cristiani, spesso ridimensionate o del tutto insabbiate. Una celebre coppia paleocristiana è quella composta dai santi Sergio e Bacco, soldati dell’esercito romano e martirizzati in seguito al rifiuto di onorare Giove secondo le usanze della religione imperiale. L’Acta Sanctorum, seicentesca raccolta agiografica, riporta che i due martiri furono condotti in giro per l’accampamento travestiti da donna, prima della decapitazione. Secondo lo storico di Yale, l’umiliazione subita è riconducibile all’amore tra i due uomini, raccontata anche nell’iconografia successiva: rappresentati sempre insieme, le aureole dei due santi sono spesso intrecciate, mentre antichissime cronache greche indicano Sergio come “dolce compagno e amante” di Bacco.

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L’amore dei due martiri non è un unicum nella vita sentimentale paleocristiana: coppie omosessuali esistevano senza particolari criticità, convivendo con le relazioni eterosessuali. La società, permea delle tradizioni greco-romane, accettava l’omoerotismo, la cui testimonianza nei documenti storici è notevolmente più vasta (basti pensare all’amore dell’imperatore Adriano per Antinoo, la cui morte prematura lo sconvolse a tal punto da divinizzarlo). L’impero di Roma controllava così tanti popoli e religioni da non possedere, di fatto, una vera e propria religione di stato. La sua espansione comportava contatto costante con nuove divinità, che spesso erano semplicemente aggiunte al pantheon romano. La libertà di culto permetteva la convivenza delle idee più disparate, finché, nel 380, l’Editto di Tessalonica rese il cristianesimo religione di stato.

L’elevazione del cristianesimo a unico culto professabile diede inizio alla persecuzione dei pagani e delle altre religioni. Il papato era del tutto indifferente alla caccia agli omosessuali, preoccupato com’era a consolidare il proprio potere. L’Europa orientale, separatasi da quella occidentale dopo la divisione dell’impero e il grande scisma d’oriente, cambiò repentinamente: il codice teodosiano, nel 438, introdusse la pena capitale per i “sodomiti passivi effemminati”, mentre il successivo codice giustinianeo previde il rogo per chiunque si macchiasse di tale reato. La precedente neutralità delle istituzioni fu spazzata via dalle sferzate iconoclaste del cristianesimo ortodosso, la cui follia caratterizzò anche il perenne stato di precarietà su cui sembrava poggiare l’ultimo brandello d’impero.

In Occidente, le prime avvisaglie d’intolleranza arrivarono dai sovrani dei nuovi regni barbarici. I Visigoti di Spagna, già nel VII secolo, punivano l’omosessualità con la castrazione. Il vescovato locale si oppose alla norma, giudicata troppo severa, sebbene alla fine cedette alla pressione monarchica con scomunica e l’esilio anche per gli ecclesiali rei. Carlo Magno, con l’Admonitio generalis, ammonì il clero a combattere la sodomia e promuovere la morale cristiana. La reticenza delle gerarchie ecclesiali non deve sorprendere: le relazioni omoerotiche erano ampiamente diffuse nella Chiesa. Aelredo di Rievaulx, pur non parlando esplicitamente di sesso, lascia sottintendere nei suoi scritti vero e proprio amore per i propri compagni monaci. Se un abate si lasciava ad allusioni del genere, non era così rara la nascita di amori omosessuali all’intero dei grandi monasteri medievali. La condanna ecclesiastica si limitava a seguire le ammonizioni dei vari sovrani d’Europa e alla diffusione dei penitenziali, piccole guide ai peccati da evitare. Il penitenziale di Beda, analizzato da Boswell, è uno dei pochi che indica anche le penitenze per le suore: sette anni di digiuno e preghiera qualora praticassero atti lesbici con machinae di forme falliche.

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Dopo la prima ondata d’intolleranza promossa dai sovrani altomedievali le acque rimasero quiete per qualche secolo. Tuttavia, l’accettazione romana fu totalmente abbandonata, l’Impero d’Oriente divenne baluardo dell’ortodossia religiosa più minuziosa, una volta soffocata l’antica libertà sessuale. In Occidente sono testimoniate ancora unioni omosessuali, celebrate soprattutto in zone rurali e lontane dai centri di poter: il cronista Giraldo del Galles, chierico e cappellano reale d’Inghilterra, ne riporta alcune cristiane (non è ben chiaro se spirituali o meno) celebrate nell’Irlanda del XII secolo. L’apparente calma nascondeva un odio strisciante e inarrestabile: tempo dopo, guerre e pestilenze del basso medioevo scatenarono un’ondata d’intolleranza che si riversò su ebrei, eretici e sodomiti. Fu anche il primo periodo in cui l’identificazione degli omosessuali divenne pressoché sistematica in tutto il continente, con risultati nefasti.

È in quest’epoca che il teologo Pier Damiani individua nella sodomia un peccato mortale e imperdonabile, mentre il Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino la definisce autentica bestialità. Forti delle posizioni di San Paolo, promossero una visione distorta ed esageratamente negativa degli omosessuali. Paolo da Certaldo, mercante fiorentino, testimonia nel suo Libro dei buon costumi come ne si ritenesse sconveniente la frequentazione. In tutto il continente ci furono roghi intimidatori, insieme a streghe ed eretici, senza sconti di lignaggio: è attestata dall’anonima Cronica fiorentina la condanna (infondata) a morte per sodomia di Adenolfo d’Aquino, conte di Acerra, nel 1293. L’amor greco, così definito dai fiorentini, divenne punibile in città con la castrazione nel 1325. Un secolo dopo, i Signori della Notte, illustri magistrati di Venezia, insabbiarono intere indagini su questo reato, poiché ne erano coinvolte perfino le più alte cariche della Serenissima.

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Alla soglia del Cinquecento, la società europea riconosceva ormai solo l’amore eterosessuale. Il sociologo Oscar Guasch riassume perfettamente questa mutilazione dei sentimenti umani come “un prodotto storico e sociale, il risultato di un’epoca e di determinate condizioni… l’eterosessualità non è universale: è qualcosa di nostro, occidentale, cristiano”.

 

In copertina: Icona dei santi Sergio e Bacco, VII secolo.

14 commenti su “Quando nasce l’omofobia profonda e radicalizzata del cristianesimo?

  1. La religione cristiana cattolica romana è bene ricordarlo non si basa sulle sacre scritture quindi almeno con le affermazioni omofobe della Bibbia non ci sono problemi

  2. Incompleto.

    Consiglio i libri sull’eros in Roma di E. Cantarella (in fatti specie Dammi mille baci veri uomini e vere donne nella Roma Antica).

    Intanto per Roma Antica, come per la Grecia antica, è anacronistico parlare di sessualità (omosessuale o eterosessuale che sia) nel modo in cui lo intendiamo ai giorni nostri.

    A Roma, come nella Grecia classica, l’omosessualità non veniva concepita. Quello che faceva parte del modo di pensare era che l’uomo avesse il diritto, e fosse maschio e virile in quanto facente tale cosa, di penetrare.

    La mitologia Greco Romana non abbonda di coppie omosessuali come noi le intendiamo ma di coppie pederaste ovvero formate da uomini adulti e adolescenti maschi.

    E se nella Grecia c’era un rapporto formalizzato che comprendeva regole ben precise e ammetteva che nella coppia venisse coinvolto un giovane greco non era comunque prevista la vera e propria penetrazione.

    Nella Roma antica al cittadino romano veniva concesso di essere attivo ma mai passivo, e in un rapporto sessuale la parte passiva socialmente ammessa era non romana. L’avere rapporti sessuali da penetrante con un giovane cittadino romano, peggio ancora se appartenente alle famiglie patrizie, era punito.

    Inoltre c’era un limite ben preciso: lo spuntare della peluria nel viso e nel corpo erano il limite massimo per una relazione per essere socialmente ammessa.

    Nei tempi dell’ultima repubblica romana le cose stavano leggermente in modo diverso e ai giovani adolescenti romani, i futuri cittadini romani, venne concesso di essere parte in relazioni sessuali con uomini con un ruolo passivo.

    Con l’arrivo dell’impero le cose iniziano a cambiare, Augusto di per sé era un bacchettone, vedasi l’esilio cui costrinse Ottavia.

    Con il passare del tempo e lo stabilizzarsi dell’Impero la società romana cambiò e dall’oriente iniziarono ad arrivare dottrine filosofiche che parlavano di ascetismo, che condannavano la sensualità e i piaceri delle carni e che vedevano il rapporto sessuale come strettamente legato alla riproduzione, filosofie che nulla avevano a che fare con il cristianesimo.

    E che si diffusero in una Roma in cui la società era cambiata a macchia d’olio e furono abbracciate immediatamente dalle comunità cristiane.

    Le quali furono solo uno dei giocatori che misero al bando l’omosessualità ma insieme a quella misero al bando la prostituzione femminile, che era accettata e tassata durante la Repubblica Romana e la Roma primo Imperiale, e l’idea di sesso slegata da matrimonio e riproduzione.

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