Ddl Maiorino: cosa prevede per i reati di omofobia e transfobia?

Analizziamo nel dettaglio il ddl che dovrebbe portare in Italia una legge contro l’omobitransfobia.

Il ddl Maiorino è stato depositato in Senato e negli ultimi giorni le associazioni richiedono che l’iter proceda velocemente, dati i nuovi episodi di omofobia che si sono verificati nel nostro Paese. Il testo del ddl apre con una lunga premessa. Indica per prima cosa la volontà di modificare gli articoli 604-bis, 604-ter e 90-ter del codice penale. Importante l’articolo riguardante l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia e la nascita di centri anti-violenza per le vittime d’omofobia.

Il ddl Maiorino ricorda inoltre che secondo una rilevazione dell’ISTAT del 2011 in Italia un milione di persone si dichiara gay o bisex, mentre due milioni hanno almeno una volta provato attrazione per lo stesso sesso. Secondo l’Euromedia Research del 2018, in Italia il 12,8% della popolazione è LGBT. Non buono invece il dato sui coming out. Solo il 20% dei genitori sa dell’omosessualità del proprio figlio, una percentuale che aumenta al 46% per i fratelli e le sorelle. Per i colleghi il dato si attesta al 55,7%, buono invece per gli amici: 77,4%.

Perché una legge sull’omotransfobia è necessaria? Perché solo una piccola percentuale delle vittime denuncia l’aggressione. Non ha alcuna protezione da parte dello Stato.

Analisi degli articoli del ddl Maiorino

L’articolo 1 modifica l’articolo 604-bis del codice penale, inserendo anche i reati di omofobia e transfobia. Quindi, alla “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa” verranno inserite anche le discriminazioni per orientamento sessuale. Per quest’ultime (come già da articolo) sono previste una multa di 6.000 euro e la reclusione fino a un anno e sei mesi. Per “chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza fondati sull’omofobia o transfobia è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni“. Modifica anche all’articolo 604-ter, il quale dovrà “integrare la disposizione che vieta ogni forma di organizzazione, associazione o movimento o gruppo aventi tra i propri scopi la discriminazione o la violenza fondati sulla transfobia o omofobia”.

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L’articolo 2 indica  la possibilità per l’imputato all’accesso ai lavori di pubblica utilità come ripristino e ripulitura di luoghi pubblici o “attività lavorativa in favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato”. Mentre l’articolo 3 inserisce la vittima “tra le fattispecie ammesse al patrocinio a spese dello Stato“.

L’articolo 4 intende modificare il testo dell’art. 90-ter del codice penale. Oggi recita “nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona sono immediatamente comunicati alla persona offesa che ne faccia richiesta, con l’ausilio della polizia giudiziaria […]”. Il testo verrebbe integrato con la “la valutazione della condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa sia determinata anche dall’aver subito reati motivati dall’omofobia o alla transfobia”.

L’articolo 5 guarda al 17 maggio, chiedendo che la Giornata contro l’omobitransfobia diventi nazionale e quindi celebrata anche dalle istituzioni. Oltre a questo, l’articolo 6 prevede l’istituzione dei centri antiviolenza, anche per le vittime di omofobia e transfobia. L’articolo 7 fa una premessa segnalando che non esistono rilevazioni statistiche riguardo le violenze e discriminazione delle persone LGBT. Si chiede dunque delle “rilevazioni statistiche siano svolte dall’ISTAT con cadenza almeno triennale”.

L’articolo 8 prevede invece i costi dei servizi previsti dal ddl Majorino. In particolare, all’interno dell’articolo 6 si parla del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Questo vedrebbe un incremento di 4 milioni di euro annui, per l’istituzione dei centri antiviolenza. Si prevede anche una spesa di 2 milioni di euro per i servizi previsti nell’articolo 3, per quanto riguarda le maggiori spese di giustizia.