Depressione e autolesionismo nelle persone LGBT

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La tesi dello psicologo Leano Cetrullo, che pone attenzione alle discriminazione della comunità LGBT.

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Depressione, suicidio, autolesionismo: a questo vanno incontro i ragazzi omosessuali, quando non si sentono accettati dalla società.

E’ un fatto noto questo, confermato anche dalla National Alliance on Mental Illness. E assieme all’associazione Trevor Project (la quale fornisce aiuto costante alle persone che pensano al suicidio) richiama l’attenzione nei confronti dei membri della comunità LGBT. I quali soffrono di più rispetto agli altri per la loro condizione, vista ancora “innaturale” in troppi paesi del mondo.

A esporre a cosa va incontro un ragazzo omosessuale è lo psicologo Leano Cetrullo, il quale spiega che il rischio di cadere in uno stato di depressione, di violenza o addirittura di suicidio è 3 volte più alto nella popolazione LGBT, rispetto a quella eterosessuale. Il rischio di togliersi la vita in particolare è 4 volte più frequente in ragazzi/e tra i 10 e i 24 anni. Infine, l’abuso di alcol e droga nelle persone omosessuali è 2 volte più alto, il doppio rispetto agli etero.

Rapporti con la famiglia e persone trans

Un aspetto importante riguarda anche il rapporto che un individuo ha con la propria famiglia, dopo il suo coming out. Lo studio condotto dal Family Acceptance Project rivela che la possibilità di suicidio aumenta di 8 volte nei casi in cui la famiglia non approvi l’orientamento sessuale del figlio. Quindi, anche il sostegno da parte dei genitori o dei fratelli e sorelle è un grande aiuto per far sentire accettata e amata una persona omosessuale, soprattutto quando decide di dichiararsi.

Situazione più difficile è invece quella relativa alle persone transgender. Lo studio del National Center for Transgender Equality riporta che il 90% delle persone trans ha pensato al suicidio sotto i 25 anni. Eliminando il filtro dell’età, la soglia si abbassa a un valore comunque troppo alto: il 40%. 

Anche un’aggressione o un semplice insulto possono portare dei disagi che aumenta di due volte e mezzo la possibilità che la vittima pensi seriamente all’autolesionismo.

Disagi nelle famiglie omogenitorali? Assenti

Le ricerche empiriche eseguite nei confronti di figli cresciuti da famiglie tra persone dello stesso sesso non hanno mai rivelato particolari disagi o differenze rispetto ai figli di una coppia composta da due individui di sesso opposto. Anche questo identifica una normalità di cui dover tenere conto, orientandosi invece a considerare campagne d’informazione per evitare discriminazioni sia nei confronti della comunità LGBT che nei loro figli, solo per avere due padri o due madri anziché una mamma e un papà. 

Fonte: Quotidiano Sanità

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