Diabolik e l’orribile accostamento tra gay e pedofilia

Nel numero di Diabolik di agosto, l’eroe si trova a fronteggiare un losco traffico di materiale pedopornografico diretto da una donna che si rivela essere un travstito.

L’ultima volta che questo sito si è occupato dei fumetti di Diabolik è stata nel 2007, quando le sue storie avevano toccato il tema dell’omosessualità per la prima volta. Infatti nella storia intitolata "Il Segreto della Rocca", Diabolik si era dato molto da fare per aiutare un suo amico omosessuale a scoprire le vere ragioni della morte del suo compagno. Nonostante una lettura un po’ superficiale e anacronistica della questione gay, e nonostante alcuni momenti di dubbio gusto (come quando Eva Kent, l’insostituibile ragazza di Diabolik, si travestiva da ragazzo gay perché in quanto femmina era più "adatta" a quel ruolo), quella storia aveva rappresentato un segnale positivo, tanto più che sia Diabolik che Eva si erano apertamente schierati contro l’omofobia. Anche per questo risulta abbastanza sgradevole il passo indietro rappresentato dalla storia di Diabolik pubblicata ad agosto, intitolata "Il Covo degli Orchi".

Tutto parte da un’esplosione in una villetta di periferia: apparentemente si tratta di una fuga di gas, me in realtà si tratta di un complesso piano elaborato da Diabolik per penetrare nella cassaforte della banca adiacente. Per questo, prima di fare esplodere la casa, rapisce la proprietaria per metterla al sicuro: si tratta di una signora di mezza età di nome Rosa Ravell, e viene liberata non appena Diabolik ha portato a termine il suo colpo. Mentre vengono rimosse le macerie della casa, però, si scopre una stanza segreta in cui l’insospettabile signora girava video pedopornografici, e persino un cimitero in cui venivano messe a tacere per sempre le giovani vittime. A questo punto Diabolik e il suo storico avversario, l’ispettore Ginko, si danno da fare separatamente per annientare il losco traffico e rintracciare la diabolica Rosa Ravell.

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A prima vista sembrerebbe una storia abbastanza originale, visto che la pedofila di turno è una signora di mezza età, tuttavia mentre la storia prosegue gli eventi iniziano a prendere una piega di tutt’altro genere. Quando si parla delle vittime si usa sempre la parola "bambini", mai "bambine" (o un più generico "minori"), e quando tutti i nodi vengono al pettine si scopre che Rosa Ravell altri non è che un travestito! Infatti adescava i bambini sotto le mentite spoglie di un’innocua signora, per poi abusare di loro nei video che rivendeva a una selezionata cerchia di clienti benestanti. Alla fine i cattivi vengono puniti, mentre il lettore non può fare a meno di collegare l’omosessualità e vari stereotipi ed essa associati (travestitismo, vita agiata, ecc) alla pedofilia.

Ce n’era davvero bisogno? Alla fine si ha la netta sensazione di aver letto una storia che parla di pedofilia ad uso e consumo di chi vuole dormire tranquillo fra i suoi vecchi pregiudizi, senza mai accennare al fatto che la maggior parte degli abusi sui minori si commettono nelle scuole, nelle strutture religiose e in famiglia (tant’è che spesso le "sette" di pedofili sono composte proprio da amici e parenti dei genitori delle vittime, se non dai genitori stessi). Inoltre è ormai da tempo che i pedofili "facoltosi" si dedicano al turismo sessuale nei paesi poveri e di certo non operano nella loro città facendo capo a vecchie travestite (che peraltro non riuscirebbero mai ad adescare i ragazzini di oggi), men che meno scambiandosi filmini e stampe fotografiche (come accade in questo fumetto) al posto di CD e DVD.

Tuttavia il sottile accostamento fra pedofilia e omosessualità risulta particolarmente fastidioso proprio perché, in questo caso, viene dato per scontato (e non si fa niente per smentirlo). All’ideazione di questa sceneggiatura hanno lavorato ben quattro persone, fra soggettisti e sceneggiatori, ai quali ci permettiamo di far notare che un argomento così delicato avrebbe meritato un trattamento meno superficiale, e che forse era auspicabile dargli un taglio meno omofobo, soprattutto se si considera il clima non proprio gay friendly che si respira in Italia ultimamente. Forse non avrebbe cambiato le cose, ma di certo avrebbe potuto offrire il suo piccolo contributo per migliorarle.

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di Valeriano Elfodiluce