L’eredità coloniale ha distrutto i diritti LGBT d’Africa e Asia

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Interi continenti furono plasmati a immagine e somiglianza delle madrepatrie. Anche in tema di persecuzione dell'omosessualità.

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La scoperta dell’America diede avvio a una progressiva espansione europea volta a colonizzare le nuove terre. Una colonizzazione senza precedenti: interi continenti furono plasmati immagine e somiglianza delle madrepatrie. Non solo usi e i costumi: il vero terraformante fu il sistema giuridico. Le nazioni europee importarono le proprie leggi, forti della loro superiorità morale, senza badare minimamente alle tradizioni locali. Alla fine dell’Ottocento quasi la totalità delle terre emerse sottostava a leggi di stampo europeo. Mezzo secolo dopo, al termine delle due guerre mondiali, i grandi imperi si sbriciolarono l’uno dopo l’altro, miriadi di nuovi stati si resero indipendenti e dovettero riorganizzare il proprio assetto istituzionale. Molti di loro mantennero in vigore il diritto penale, per incapacità di riforma o per semplice comodità del dittatore di turno. Diritto che spesso puniva l’omosessualità. Un’eredità che ancora oggi, in molte parti del mondo, minaccia la vita di tantissime persone.

Gli stati europei erano stati solerti, anche con l’aiuto della Chiesa, nell’individuare sin dai secoli bui leggi per la tutela della morale cristiana. La cosiddetta sodomia rientrava naturalmente nel novero del moralmente inaccettabile: dalle tribù africane del Congo fino agli indigeni d’Australia il concetto andò diffondendosi grazie alla diffusione della moralità europea, soprattutto laddove l’omosessualità (e la libertà sessuale in sé) era ampiamente accettata nella società.

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Ad esempio, nell’Inghilterra vittoriana, era previsto il carcere per chi intrattenesse relazioni omosessuali: Oscar Wilde, reo di gross indecency, fu uno dei tanti a subirne gli effetti. Le colonie non potevano che adeguarsi alla legge della madrepatria: per questo motivo, l’omosessualità era illegale in tutto l’Impero. Sopravvissuta alla dissoluzione della gloria britannica, la norma resta in vigore ancora oggi in ex colonie come India e Singapore. Sebbene sia scarsamente applicato, un simile residuo normativo potrebbe legittimare una maggiore discriminazione in qualsiasi momento.

Diverso fu il destino delle colonie americane: la distruzione completa delle culture precolombiane spianò la strada agli europei, i quali rimodellarono completamente quelle terre. L’indipendenza degli stati precedette il periodo di massima espansione coloniale, ma la loro era, ormai, una cultura pienamente europea: ciò spiega perché il riconoscimento dei diritti LGBT sia avvenuto di pari passo con l’Europa.

In Africa, neanche un centimetro quadrato fu risparmiato dalla colonizzazione: per quattro secoli si gareggiò per spartirsi il continente e imporre il proprio dominio, che si riflette ancora in molte leggi in vigore. L’Angola punisce ancora oggi l’omosessualità (con i lavori forzati) come atti contro la pubblica morale, in virtù di leggi promulgate nel lontano 1886 dai portoghesi. In Sierra Leone, l’omosessualità maschile è criminalizzata sulla base del codice penale del 1861, di matrice inglese. Le isole Mauritius, vecchie dipendenze della Francia, prevedono una condanna di cinque anni ai lavori forzati per sodomia, in virtù della Sezione 250 del codice penale del 1838.

Dove il diritto non arriva, ci pensa la religione: Cattolicesimo e Islam hanno riempito spesso le lacune normative o inasprito quanto dettato, cercando di affermare il proprio potere nei popoli. La Nigeria, ex colonia britannica, prevede il carcere per chi è reo di atti omosessuali, ma negli stati in cui la Sharia è fonte di diritto si applica la morte; lo stesso accade in Mauritania, dove le corti islamiche sono legittimate dallo scarso potere statale. In Tunisia, le forze laiche e progressiste si stanno battendo per la rimozione del reato di omosessualità, previsto dal vecchio codice penale franco-tunisino del 1913.

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Pochissimi stati post-coloniali africani hanno compiuto sensibili progressi nel riconoscimento dei diritti e le persone LGBT continuano a vivere nell’oscurità, per mancanza di tutela contro le discriminazioni, anche laddove non esiste reato. Solo in Sudafrica, infine, è riconosciuto il matrimonio egualitario.

Gli altri paesi hanno provveduto solamente a ricopiare le norme precedenti nei nuovi codici penali nazionali, lasciando spesso incertezza: sempre nelle Mauritius, l’omosessualità è de jure criminalizzata ma de facto accettata, tant’è che da qualche anno si celebra pure il Gay Pride. I meno tolleranti, invece, hanno aumentato la repressione sfruttando i vuoti normativi, colmandoli con la morale religiosa (il “laico” Egitto di Mubarak e Al-Sisi ne è un ottimo esempio).

L’atteggiamento contrastante (anche se tendenzialmente negativo) dei paesi africani e mediorientali non è altro che diretta conseguenza di scellerate politiche passate. Le colpe dell’Europa imperiale sono ormai risapute e pronte a manifestarsi in tutta la loro drammaticità. La persecuzione dell’universo LGBT è una di queste, e non a caso nasce proprio dove per secoli regnò l’oppressione. Decolonizzare implica necessariamente cacciare il colonizzatore con i suoi ideali e non v’è nulla di più europeo, ad oggi, della libertà di essere e di amare. Jean-Paul Sartre, commentando la Guerra d’Algeria, disse: “È il momento del boomerang, il terzo tempo della violenza: essa ritorna su di noi, ci percuote e, mica più delle altre volte, noi non capiamo che è la nostra. I «liberali» restano storditi: riconoscono che non eravamo abbastanza gentili con gli indigeni, che sarebbe stato più giusto e prudente accordar loro certi diritti nei limiti del possibile”.

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