DI-VI-NA, intervista a Riccardo Castagnari: “Chi divina nasce, anche se sbiadita, divina resta”

17 anni dopo Marlene D., Riccardo Castagnari torna a teatro con DI-VI-NA, all’OFF/OFF di Roma dal 30 Gennaio. Nell’attesa l’abbiamo intervistato.

E’ ormai tutto pronto per il ritorno a teatro di Riccardo Castagnari, all’OFF/OFF Theatre di Roma dal 30 Gennaio con DI-VI-NA – per Vocazione Star.

Un nuovo spettacolo con cui l’attore e regista tornerà ad indossare abiti femminili 17 anni dopo Marlene D. Uno show in cui rivivere il privato attimo in cui una drag queen, o per esser più precisi una drag singer di nome Divin, giunta in ritardo alla serata in cui avrebbe dovuto esibirsi, decide di non fare più il suo consueto spettacolo, ma di concedersi una lunga chiacchierata con il pubblico, senza filtro alcuno, un “faccia a faccia” tra lui, lei e loro, dove da contrasto faranno i brani scelti ed interpretati dal vivo da Divina.

La chiacchierata metterà a nudo il passato della drag singer, la sua infanzia, i suoi amori, la sua passione per il cinema, il vissuto difficile, ironico e spesso impensabile di Divina. Una storia apparentemente al limite, tanto paradossale quanto rigorosamente vera. Uno sproloquio di canzoni e parole quanto banale e quotidiano, profondamente umano, disperato, tragi-comico e appassionato, tra numeri musicali, vertiginosi cambi d’abito e interazioni con il pubblico.

Nella Capitale fino al 4 febbraio, Castagnetti ci ha concesso un’intervista in cui presentare il nuovo spettacolo senza mai dimenticare il clamore suscitato nel 2001 da Marlene D., nel 2008 premio Marius come miglior spettacolo musicale dell’anno in Francia.

Riccardo intanto bentornato. Da Marlene D., spettacolo di culto del 2001, a DI-VI-NA, torni ad indossare gli abiti femminili di una ‘regina’. Di una drag queen, in questo caso. Cosa dobbiamo aspettarci.

“Grazie, ben trovati ai vostri lettori. Direi che è meglio non aspettarsi nulla, perché ogni aspettativa sarebbe disattesa. Divina probabilmente direbbe: Lasciati sorprendere. Siediti lì e goditi lo spettacolo, ma attento perché dietro l’angolo può esserci soltanto l’imprevisto!”.

Chi è Riccardo Castagnari? Come ti presenteresti a chi non ha mai visto un tuo spettacolo? Quando è nata la tua passione per la recitazione e quanto è difficile portarla avanti, in un Paese come questo in cui gli investimenti nei confronti della cultura sono tanto limitati.

Ti suggeriamo anche  The Boys in the Band, Ryan Murphy riporta a teatro la celebre pièce LGBT - video

“Riccardo Castagnari è un attore, forse fuori dagli schemi (forse!), che scrive i testi che interpreta e ne fa pure la regia. Ma è anche scenografo e costumista, sarto e attrezzista, ha fatto anche il datore luci in passato quindi ha una buona conoscenza anche di illuminotecnica teatrale. Ed è stato sempre così in fondo, da quando da bambino veniva messo al centro di un cerchio di amici e parenti per “fare teatro”. Portare avanti i propri progetti è di una difficoltà micidiale, o diventi anche produttore di te stesso (e non sempre è possibile) o spesso sei costretto a rinunciare. Ma la voglia di continuare, la ‘testardaggine’ ad andare avanti è la forza che ti costringe a non arrenderti”.

Quanto c’è di autobiografico in DI-VI-NA, quanto c’è del vero Riccardo.

“In DI-VI-NA probabilmente di autobiografico c’è poco. Ci sono i sentimenti che DI-VI-NA prova, i fatti raccontati appartengono solo a lei. E’ una biografia, questa volta inventata, mentre quella di Marlene era assolutamente vera e documentata. Come in Marlene c’era la solitudine, il dolore per la morte degli amici, il non rassegnarsi al trascorrere degli anni, la serietà dell’impegno nel lavoro, la ricerca della perfezione mai raggiunta, le piccole manie quotidiane che erano soltanto di Marlene (e per Riccardo erano i modi di viverle e di sentirle anche lui), anche per DI-VI-NA ci sono gli stessi e analoghi modi di “sentire” che però non posso anticiparti nel dettaglio sennò rischio di spoilerare troppo. Quindi non i fatti raccontati ma i sentimenti dietro a quei fatti che puoi ritrovare e che possono diventare un sentire comune”.

Al tuo fianco, sul palco, Andrea Calvani, maestro con il quale si è stabilito un tandem artistico che dura da 16 anni. Qual è il segreto per mantenere vivo un simile rapporto di lavoro.

Ti suggeriamo anche  Abracadabra, la parola magica che mette in scena Mario Mieli

“Sicuramente la stima professionale reciproca e la lunga amicizia. Andrea aveva 22 anni quando abbiamo iniziato l’avventura di Marlene insieme, che ci ha portato anche a Città del Messico e a Parigi. E poi tutti gli spettacoli successivi in cui la componente musicale e di canto era determinante”.

Una volta sceso dal palco, dopo aver incarnato per due ore intense e totalizzanti un personaggio, come si fa a tornare nei propri abiti. Per poi doverli nuovamente cambiare alla replica successiva.

“Credo che questa sia una visione molto romantica dell’attore. Se ti fai coinvolgere non sopravvivi. Devi vivere quei momenti in scena, e devi viverli realmente, sennò nessuno ti crede, ma il personaggio lo lasci in teatro e lo riprendi la sera successiva. Il personaggio dorme in scena, tra le sue cose e poi torna a vivere attraverso di te il giorno dopo, l’unica strada possibile, sennò non esisterebbe. Magari, fuori da teatro tu continui a pensare a lui, a come modificarlo a come renderlo più credibile, ma è sempre qualcosa di diverso da te, soprattutto quando i personaggi sono così estremi e differenti. Marlene sicuramente è stata più invasiva in questo senso, perché 17 anni di convivenza sono tanti, ma lei costituisce sicuramente una esperienza a sé…”.

Visto il successo nazionale e internazionale a cui è andato incontro, hai mai pensato ad un adattamento televisivo/cinematografico di Marlene D.? Ipotesi fattibile oppure irrealizzabile, in quanto progetto nato e pensato soltanto per il palco teatrale.

No, ad essere sincero non ho mai pensato alla “mia” Marlene in senso cinematografico, proprio per la difficoltà dello sdoppiamento. In teatro si svolge tutto sulla lunga distanza, il palcoscenico fa da mediatore, sicuramente meno spietato della cinepresa. Non potrei sicuramente reggere i primi piani, perché il confronto con la perfezione della figura di Marlene non reggerebbe. Il palco invece consente questa illusione e il pubblico se ne va con la sensazione di avere visto proprio lei. Per DI-VI-NA invece questo si potrebbe fare: lei è una drag queen ormai 50enne con un tutto un passato che ci racconta e tutta una serie di flashback che cinematograficamente renderebbero molto bene“.

Ti suggeriamo anche  The Boys in the Band, dopo 50 anni la commedia cult a tematica gay arriva anche in Italia

Dovessi fare il nome di una sola DIVINA italiana. Quale faresti e perché?

DI-VI-NE italiane ce ne sono, o per meglio dire, ce ne sono state. Ora dico una cosa molto impopolare che rischierà di “urtare” più di qualcuno, ma io non sono per il politically correct, dico ciò che penso anche se questo mi può creare inimicizie (in questo sono proprio come DI-VI-NA). Perciò: molte di quelle DIVINE non accettano il tempo che passa e così facendo rischiano di diventare fotocopie sbiadite di quello che erano. Il pubblico, i fans continuano ad amarle e ad esaltarle lo stesso, rifiutandosi di vederne i difetti o le mancanze che col tempo sono sopraggiunte, ma non credo che facciano loro un bel servizio. Anche Marlene era diventata un po’ una parodia di se stessa negli ultimi anni. Quando raggiungi i 70 anni non puoi più far finta di averne ancora 40. È fatale. Questo è sicuramente vero, come vero è anche che chi Divina nasce, Divina resta fino alla fine…“.

Conclusa l’esperienza romana all’OFF/OFF, quale strada imboccherà DI-VI-NA.

Non ne ho la più pallida idea. Ora ho pensato solo al debutto, poi si vedrà. Spero che continui, ovviamente, e che abbia una lunga strada perché ad Alex (questo è il nome di DI-VI-NA) mi ci sono affezionato molto e vorrei poter viaggiare ancora un bel po’ con lei/lui“.