DIZIONARI OMOFOBI

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Vocabolari, dizionari, enciclopedie. Quante definizioni di omosessualità! Alcune politically correct. Altre decisamente stereotipate, se non omofobe

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L’omosessualità? “Un’aberrazione sessuale”. Le cause dell’impotenza? “Problemi di ordine psichico come omosessualità e perversioni sessuali”. Il Transessualismo? “Un disturbo di identità sessuale”. I gruppi a rischio Aids? “Le persone omosessuali, i tossicodipendenti e coloro che, eterosessuali o bisessuali, hanno frequenti rapporti con estranei, dei quali non sanno se siano sieropositivi”.
L’omofobia, si sa, non è purtroppo appannaggio esclusivo di persone poco istruite. A volte, capita di sfogliare un dizionario e di guardare con curiosità che cosa si scrive sui gay. Magari si storce un po’ il naso, si guarda la definizione successiva, “lesbica”, “travestito”, “transessuale”. Il naso continua a storcersi. Finché non arriva in redazione una mail come questa:
Salve a tutti, vi presento un fatto curioso ed anche sgradevole […] Da molto tempo faccio uso del dizionario gratuito fornito dal portale Virgilio; effettuando la ricerca della parola ‘omosessuale’, dal portale indicato, vengono fuori come sinonimi alcune voci che ritengo offensive: frocio, finocchio, checca, pederasta, ecc… Cercando la parola gay, si ottiene un risultato un po’ più moderato, ma che rimane comunque offensivo. […]”.

Si controlla, si trova che la segnalazione sia valida (anche se negli ultimi giorni è stata rimossa) e a quel punto si iniziano a scartabellare dizionari ingialliti e recenti, generali e medici, tascabili ed enciclopedici. Si cercano prove che “no, quelle sono solo eccezioni”: i raffinati intellettuali che scrivono i dizionari sono degli illuministi che a furia di leggere e studiare hanno raggiunto un’apertura mentale non comune, tale da mal sopportare qualunque forma di arroganza nei confronti delle minoranze. Si cercano prove. Ma non si trovano. Anzi, a giudicare da una rapida panoramica delle definizioni di “omosessuale”, “lesbica”, “transessuale” negli ultimi 40-50 anni non c’è da stupirsi se qualche picchiatore semianalfabeta di tanto in tanto si raduni in branco con i propri simili e se la prenda con un gay. Se il buon esempio non lo danno le élites, che si sono formate, magari proprio sui libri scritti da quei “pervertiti”, perché dovrebbero darlo gli altri? L’omofobia diffusa è ben fotografata dalle definizioni che, va detto, stanno comunque allineandosi su parametri sempre più politically correct.
Quello che colpisce è però il non interrogarsi sulla giustezza di certe definizioni da parte della classe intellettuale. Esattamente come nell’antica Grecia i filosofi e gli intellettuali non si ponevano domande sulla schiavitù. Così era. Punto.
PassatoAndiamo con ordine:
Enciclopedia Garzanti del 1960. L’omosessualità è una “aberrazione sessuale, nella quale si manifesta verso persone dello stesso sesso”. Il tribadismo o saffismo o lesbismo è una “aberrazione dell’istinto che conduce all’avvicinamento sessuale tra due donne”.
Dizionario enciclopedico De Agostini del 1967. Anche qui, fra uomini omosessuali e donne omosessuali c’è parità di discriminazione. Una lesbica è “una donna affetta da lesbismo”, un omosessuale “una persona affetta da omosessualità”. Poi c’è l’omosessualità: “perversione sessuale caratterizzata dall’attrazione amorosa verso individui dello stesso sesso. […] Secondo la psicanalisi l’omosessualità è legata ad una insufficiente risoluzione del complesso di Edipo, oltre che all’azione di situazioni ambientali sfavorevoli. Raramente essa è dovuta ad alterazioni di natura organica”. Meno male! E “saffico”, che significa? Nessun problema, ogni cosa ha la sua giusta etichetta: “di donna che nel comportamento sessuale presenta l’anomalia detta saffismo, cioè lesbismo”.
Quelli di De Agostini, dieci anni dopo, nel 1977, con il Dizionario illustrato della lingua italiana, non risparmiano altri complimenti. Omosessuale e lesbica rimangono sempre “affetti” da omosessualità o lesbismo.
Nel corso degli ultimi decenni, l’omosessualità è diventata glamour
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Nel corso degli ultimi decenni, l’omosessualità è diventata glamour. A partire dal boom della moda e del Made in Italy negli anni Ottanta, per arrivare al World Pride di Roma, a film e telefilm, a personaggi noti, sobri o pittoreschi che fossero.
I dizionari, pronti a fotografare lo spirito dei tempi, senza correggerne le storture nemmeno nella tassonomia, si sono però dovuti adeguare. Abbiamo segnalato come proprio nell’edizione 2006 lo Zingarelli della Zanichelli abbia inserito fra le voci “gay pride”. Un passo avanti da parte di una casa editrice di solito attenta alla correttezza. A parte qualche caduta. Come nel Dizionario dei sinonimi e dei contrari di Giuseppe Pittanò. Nella seconda edizione del 1997 abbiamo per esempio trovato alla voce omosessuale: “omofilo, invertito, omosex, pederasta; diverso, sodomita, gay (inglese), finocchio (popolare familiare), recchione (centro Italia), checca (gergale, dialettale); lesbica, tribade, biche (francese). Contrario: eterosessuale, normale; ambivalente, ambidestro”. Oppure per tribade, “invertita”. Almeno su “busone” viene aggiunta in parentesi la precisazione che ci saremmo aspettati per molti altri termini, “volgare”.
PresenteRestando alla fine degli anni Novanta, le definizioni sono migliorate, lasciando tuttavia assai sgradevoli gli esempi. Il Grande dizionario della lingua italiana moderna della Garzanti, nell’edizione del 1999, riporta una corretta definizione di omosessuale. Sugli esempi di uso della parola, meglio glissare. Viene citato Soldati: “I marinai stessi, specialmente quelli più giovani, abituati a andare con gli omosessuali, sono molte volte corrotti”. Ora, con migliaia e migliaia di citazioni colte, doveva proprio essere scelta quella in cui si associa l’omosessualità alla corruzione? Quando dello stesso dizionario Garzanti si leggono altre voci, sembra che la citazione di Soldati non sia stato uno sbaglio. Per transessuale, viene scelto un articolo della Stampa che parla del Mit, il Movimento di Identità Transessuale. Bene! Peccato che l’altra citazione sia quella di Giuseppe Culicchia: “I ragazzi – che costituivano la maggioranza della folla – sembravano caricature di travestiti transessuali”. Su “travestitismo” l’accostamento arriva proprio lì, alla prostituzione: “Per fronteggiare i ‘concorrenti’ maschi le prostitute ricorrono al travestitismo”.
Con il travestitismo, non ci va leggero neanche il Dizionario della lingua italiana della Loescher, scritto da Fernando Palazzi e Gianfranco Folena: “tendenza morbosa a indossare abiti dell’altro sesso”.
Su Internet

Il caso più eclatante di omofobia è invece facilmente reperibile da tutti. È online. La rete, il medium più moderno, non si è modernizzata nelle definizioni. Lo pubblicheremo la prossima settimana. Intanto riprendiamo il suggerimento del lettore che ci segnalava l’omofobia del portale Virgilio. I dizionari riportati come Vocabolario e come Sinonimi e contrari sono curati dal gruppo Sapere.it della DeAgostini. Ma ci ritorneremo. Per adesso sembra rincuorante leggere che almeno l’enciclopedia di Virgilio fa riferimento a Wikipedia, dove le voci sono scritte da chiunque abbia un po’ di tempo, competenza e buona volontà. Quelle riferite a omosessualità e affini sono compilate da chi è direttamente interessato o coinvolto dall’argomento. Se avete bisogno di una definizione, vi conviene cercarla su Wikipedia. Alcuni studiosi certificarono tempo fa la bontà dell’enciclopedia open source. Gli errori erano pari a quella della Britannica.
Su Wikipedia, a differenza dei dizionari e delle enciclopedie tradizionali, siete sicuri che se viene scritta una castroneria offensiva, c’è sempre qualcuno pronto a correggerla. Non è poco.
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Salotto Culturale.

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