DRAG KINGS, IL GIOCO DEL MASCHIO

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Il fenomeno dei Drag Kings fa da specchio alle più famose Drag Queens e le differenze non sono poi così tante. Abbiamo parlato con Marianna. Nome d'arte: Bianco.

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Sette ragazze romane formano il primo gruppo italiano di Drag Kings. Vanno in scena con barba e baffi, si vestono da coatti, poliziotti, meccanici cercando in questo modo di riproporre con ironia gli stereotipi e gli atteggiamenti più tipici dell’universo maschile. Per capire di più sul fenomeno “Kinghismo” abbiamo parlato con Marianna, in scena veste i panni del coatto Bianco.

Come e dove nasce il fenomeno drag kings?
Il fenomeno nasce sicuramente negli Stati Uniti intorno agli anni ’90, quando vanno in scena le prime performances nei locali lesbo di New York. Successivamente sono state le grandi capitali a portare avanti il discorso del Kinghismo: New York, San Francisco, Berlino, Londra. Molti dei materiali filmati vengono proprio dalla vecchia Europa.

Come avete fatto a mettere in piedi un gruppo di spettacolo così particolare?
Come si suol dire è nato tutto per caso. Un gruppo di noi faceva parte di Arcilesbica. In occasione di una festa c’è venuto in mente di proporre una performance e da li abbiamo partecipato ad alcune serate del Muccassassina fino a quando ci siamo esibiti anche in altri posti. Alcune delle persone del gruppo si sono unite a noi solo dopo aver assistito ai primi spettacoli. Pensa che una di noi non aveva alcuna intenzione di fare l’uomo e interpreta una donna. È venuta quindi fuori la formula sei kings più una donna. Un esperimento che si è rivelato interessante.

Che lavoro fate nella vista reale?
Io lavoro in un albergo, c’è chi lavora nell’informatica, nel teatro, c’è un impenditrice, uba geologa. Un po’ di tutto insomma. L’unica cosa in comune che abbiamo è l’essere lesbiche.

A cosa si deve il nome Butterfly Kings?
Il nome viene dalla genesi del gruppo. La farfalla è il simbolo di Arcilesbica e quindi abbiamo deciso di riprenderlo. Poi ci sono poi altre interpretazioni: la farfalla è simbolo di leggerezza e serve a smorzare la grevità del tipo di maschio che viene fuori dagli spettacoli.

Appunto, che tipo di uomo viene fuori?
La mascolinità che proponiamo è molto rigida. Non la crei solo indossando abiti. Alcuni di noi sono proprio butch mascoline, altre no e quindi abbiamo studiato una mascolinità quasi marziale per interpetare al meglio il maschio. Siamo grevi e possiamo essere quasi fastidiose per chi non coglie l’ironia.

Come nasce l’idea di interpretare un uomo?
Il nostro è un gruppo di sperimentazione. A chi l’ha scelto piaceva l’idea di sembrare uomo atttraverso gli stereotipi che ognuno di noi ha conosciuto con le proprie esperienze. Sono inerpretazioni tutte diverse proprio perchè ognuno ha conosciuto stereotipi diversi nella propria vita. C’è poi il gioco un po’ infantile di riscoprire un “pregenere”, come il gioco di ruoli fortissimo che ognuno sperimenta prima di diventare adolescente.

Cosa differenzia una drag queen da un drag king?
C’è una specularità. Per semplificare potrei dire che la queen toglie e il king mette.

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Cosa differenzia una drag queen da un drag king?
C’è una specularità. Per semplificare potrei dire che la queen toglie e il king mette. Noi dobbiamo comprimere il seno mentre la queen se lo crea e si crea anche tutte le altre curve che noi invece appiattiamo. Noi mettiamo il pacco mentre la queen indossa 3/4 paia di calze per comprimerlo. Ci è capitato di fare uno spettacolo insieme alle drag queens e in camerino è stato molto divertente fare la vestizione contemporaneamente. Sicuramente una queen fatica di più per poter mettere in risalto l’esuberanza corporea femminile, anche col trucco. Loro poi hanno dei costumi fantastici ed elaborati. Il king se la cava con meno.

Come mai in Italia le drag queens vanno per la maggiore mentre gli spettacoli dei kings non decollano?
Pensa che il drag king esiste ancora prima della queen risalendo addirittura all’inizio del secolo a Parigi. La risposta che ci siamo date è che l’impersonare il genere dominante è imbarazzante per il pubblico maschile che lo vede. Mentre la queen gioca a interpretare il femminile, cioè il genere subordinato seppur in evoluzione, il king impersona il genere del dominio e i suoi strumenti: l’aggressività, la superbia, la forza fisica. Il pubblico è imbarazzato.

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Imbarazzato?
L’imbarazzo è dovuto al fatto che una donna che si veste da uomo provoca e mette in discussione un percorso storico. Alle femmine insegnano ad essere accoglienti e non aggressivi mentre ai maschi inegnano ad essere dominanti. Ti posso fare l’esempio di come si siedono uomini e donnne: i primi si siedono occupando tutto lo spazio possibile, le donne si contorgono in ogni modo per occupare il meno spazio possibile. Chi di noi ha avuto un’educazione minimante sessista ricorda questi tipi di insegnamento. Vedere la presa in giro di questi stereotipi culturali imbarazza.

E il pubblico femminile?
Le donne a volte non ci vedono di buon occhio perchè vedono in noi un’emulazione del modello maschile. Le donne ci dicono: “noi cerchiamo di affermare la legittimità del nostro genere e voi cercate di emulare gli uomini?”. Ma è solo un preconcetto.

Da cosa prendete spunto per la vostra comicità?
Dall’autoironia e dalla lettura che diamo a certi personaggi televisivi, musicali o gente di strada, persone che fanno parte della scuola di vita di ognuno di noi: il papà, il capoufficio, il cugino eccetera. Non ci mettiamo in cattedra per cui prendiamo in giro noi stesse prima di tutto. Nel tentativo che facciamo nasce un qualcosa che visto dall’esterno crea ironia e ilarità.

C’è un uomo in particolare a cui vi ispirate?
Il mio ad esempio è un uomo popolare più vicino al migrante di inzio secolo anzichè a quello raffinato. Ho preso ispirazione dal coatto perchè era proprio il maschile in un involucro assolutamente vuoto che più stimolava la mia perplessità. Come c’è la femmina oca il mio è un maschietto un po’ vuoto e stupido nonchè belloccio e fighetto.

Quali doti particolari servono per essere drag king? oltre ad una forte autoironia immagino…
Chi ha una presenza non immediatamente maschile deve faticare di più imparare mosse, sguardi e atteggiamenti. Le altre sono più facilitate. Poi serve l’autoironia e la voglia di impadronirsi dei meccanismi maschili. Io personalmente trovo molto piu accattivante una donna femminile che si mette a fare il maschio.

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di Daniele Nardini

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