DUE RAGAZZE

Commovente, impietoso, toccante e ben scritto. Il romanzo di Parihan Magden esplora il legame amoroso e contorto tra due adolescenti. In una Istanbul disseminata di cadaveri.

Behiye ha sedici anni, vive con la madre, col padre e col fratello, e ha un’intelligenza lucida che taglia il mondo come la lama di un rasoio.

Handan è molto bella, ha sedici anni e vive con la madre, altrettanto bella.

A Istanbul il sole d’estate non riscalda, ma illumina cadaveri il cui ritrovamento rompe l’equilibrio di vite costruite su una precarissima normalità.

Behiye odia la madre, donna di pianti e lamenti, persa in una tradizione che sta perdendo di senso.

Hadnan ama la bellezza straordinaria di sua madre languida e morbida.

Behiye ed Hadnan si conoscono ed è subito amore.

Due giovani con un bizzarro rapporto e una città incantata; ecco i tre protagonisti di “Due ragazze“, l’ultimo romanzo di Perihan Magden (Lain Books, 280 pagine, 13 euro) che è già divenuto un caso letterario in Turchia. Tanto che dal libro è stato tratto l’omonimo film del regista turco-tedesco Kutlug Ataman che è stato presentato al London Film Festival e sarà nei festival di Cannes e di Sydney.

Dal momento in cui le due ragazze si incontrano, il tempo comincia a correre, più forte delle parole, più veloce dei pensieri. Behiye non conosce il dubbio. Prende le sue cose, ruba i soldi del fratello e scappa, corre da Hadnan, in casa di Hadnan, nel mondo della sua Hadnan. Ma quel mondo è rosa, troppo rosa per lei. Un mondo dove la tradizione è stata scacciata e il frigo è sempre vuoto, un mondo di profumi e in cui la vita scorre nell’eterna attesa di una telefonata.

Behiye non comprende quel mondo e solo i baci della buonanotte della sua Hadnan riescono a calmare quella rabbia che la brucia, e per la sua bambina cucina, e progetta un futuro, una grande fuga, una vita fatta di innocente felicità.

Ma Hadnan è bella e non sogna, Hadnan sa che quello che vuole può darglielo solo un uomo ricco. La vita di Hadnan segue l’unica strada che conosce, i ristoranti, i bar, i corteggiamenti e la prospettiva di un matrimonio. Hadnan esce con un ragazzo, e con loro escono altri amici, e con gli amici esce anche Behiye che inizia a bere per sopportare la rabbia che le viene da ciò che vede, la violenza di ciò che prova. Così, a contatto con la vita vera, precipita tutto, i sogni, i progetti, la sua “inutile” cultura, la sua vita tutta intera precipita. La sua intelligenza la distrugge avvicinandola alla follia. Behiye è sola.

“Il sole invernale, finalmente, come se fosse un pugnale sguainato, ha perforato il buio”. Questo l’incipit del romanzo di Perihan Magden. Quel pugnale accompagna il lettore tra le pagine di una storia dove il sole esiste solo per mostrare le ombre di tutti quelli che ruotano intorno alle due ragazze: le madri, il padre, il fratello. E i cadaveri, trovati per caso.

E come un pugnale sguainato i pensieri di Behiye perforano le nostre coscienze mostrandoci, o facendoci ricordare, di un’età in cui mentire a se stessi inizia ad essere una cosa difficile.

Perihan Magden è nata a Istanbul 45 anni fa e di Istanbul è impregnato il suo stile: parole che corrono veloci e crudeli e che riescono a creare un mistero pur mostrandosi precise e trasparenti. La Magden riesce senza descrizioni a mostrarci una città complessa e contraddittoria, eternamente in bilico tra oriente e occidente, tra tradizione e modernità, dove la crisi di identità è quotidianità e non è circoscritta soltanto alla sfera sessuale.

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Il romanzo si legge veloce, come un bicchiere di thè bevuto senza zucchero che lasciando un po’ di amaro in bocca contemporaneamente rinfresca. Ottima la traduzione di Mehmet Sinan Bermek e Fabio De Propris.

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di Paola Bolelli