EDITORE PER PASSIONE

I libri gay più belli e rari editi da Fabio Croce

Ci sono persone che dedicano la propia vita, professionale e non solo, alla realizzazione di un sogno: il sogno di Fabio Croce è quello di far sì che anche in Italia la comunità gay e lesbica possa avere uno strumento editoriale efficace e utile, un’azienda che consenta a tutti gli omosessuali italiani di accedere alla letteratura e saggistica su tematiche gay reperibile, e un luogo in cui i nuovi talenti della scrittura omosessuale possano trovare uno spazio di prova ampio. E’ con queste intenzioni che Fabio lavora da anni alla Fabio croce edizioni, pubblicando testi che altrimenti risulterebbero introvabili neglli scaffali delle "normali" librerie italiane. E’ lui stesso a raccontarci la storia della sua impresa…

Allora, Fabio, facciamo una breve storia della casa editrice Fabio Croce e del suo fondatore?

Ho fondato la casa editrice nel ’98. Dal ’79 lavoravo presso le mie librerie romane, considerate da molti le più celebri e valide di Roma dal 1944. Da persona interessata a letture a tematica omosessuale mi rendevo conto che in Italia non c’era assolutamente attenzione per il tema, e solo rari autori stranieri erano validamente distribuiti; per cui ho dato vita a una casa editrice che invece selezionasse con particolare attenzione narrativa e saggistica che parlasse di omosessualità. Così è nata "Off-side", la collana che dirigo e che ogni anno partorisce una raccolta di racconti gay di autori esordienti e non: ne sono usciti 4 numeri. Pur dovendo combattere con vari problemi relativi alla distribuzione, i 50 volumi che ho già pubblicato hanno riscosso simpatie e una buona evidenza su giornali e mass media. Cito per tutti "Bandiera gay. Storia del Movimento gay in Italia attraverso l’Archivio Massimo Consoli" e "Pasolini – Il cinema in corpo" di Bertelli, Fofi e Ghezzi.

Che difficoltà incontra un editore come te, che si occupa di tematiche delicate. Penso, ad esempio, alle tue coraggiose pubblicazioni relative alla chiesa cattolica, o anche semplicemente il coraggio di presentare autori sconosciuti che parlano apertamente di omosessualità.

Difficoltà per il tema affrontato, rare. Ti racconto due aneddoti a proposito. Una docente di filosofia morale presso una Università romana acquistò in una mia libreria un mio romanzo "Amerai l’uomo": tornò una settimana dopo e mi inveì contro: "si vergogni, certe cose non si scrivono e io queste porcherie in casa mia non ce le voglio, mi dia un altro libro più normale!" Poi il distributore alle librerie romane, la PDE, quando uscì "Verbum dei et verbum gay" di Massimo Lacchei, citato da molti giornali per i suoi contenuti provocatori, si rifiutò di distribuirlo adducendo una scusa a dir poco banale: "Croce, ma questa copertina è oscena, io non posso presentarla ai librai, un disegno di un uomo nudo col membro di fuori, uno scandalo!". Invece ho goduto del fatto che il Clero abbia reagito alle provocazioni che ho lanciato pubblicando "Verbum dei…" e "Delitto in Vaticano – La verità": mi sono beccato due querele per diffamazione e qualche telefonata minatoria ma ho fatto saltare sulla poltrona parecchi uomini di potere del Vaticano, che oramai mi additano come nemico della loro causa corrotta. Io insisto col sostenere la tesi che per il Vaticano il problema non è l’omosessualità, che frequentano da sempre senza timore, ma le donne. Poi, per mantenere un potere di casta che conserva da millenni, il sacerdotato vuole che i comuni mortali non abbiano la libertà di affermare il proprio orientamento ma si classifichi in un ordine precostituito per subire un maggiore controllo sociale e spirituale, cioè la Famiglia.

Oltre ad occuparti di editoria gay, tu sei anche molto attivo nel movimento omosessuale da un punto di vista politico, vero?

Faccio attività politica all’interno del movimento omosessuale da dieci anni, prima attraverso il coordinamento omosessuali dei Democratici di Sinistra che ho fondato insieme a vanni Piccolo, poi il circolo Mario Mieli, l’Arcigay… Ho cercato sempre di non targarmi, perché poi ci sono le gelosie… Io ho sempre portato avanti la causa. Ho sempre creduto che la nostra causa sia trasversale alla politica, e che non nasciamo gay con la bandiera rossa sulla testa. A un certo punto mi sono imbattuto nella questione vaticana, soprattutto nel caso delle guardie svizzere, e lì ho sentito la necessità di dire certe cose: è uscito "Delitto in vaticano", "Verbum Dei Verbum Gay"e lì ho avuto problemi nel senso che sono stato minacciato e anche frustrato dalla distribuzione, dalla vendita e dalla pubblicità. Il distributore, quando uscì "Verbum Dei" mi disse: "No, io questo libro non lo distribuisco perché è scandalistico". Il mercato ne ha risentito, ma ho combattuto: ho ancora tre querele pendenti. Mi è costato più di avvocati di quanto ne abbia guadagnato dalla vendita dei libri! Per quanto riguarda la difficoltà di stampare autori sconosciuti, devo dire che c’è parecchia sete di cose nuove, quindi è facile che la gente si interessi a questi.

Cosa è cambiato nella storia recente italiana rispetto alla cultura gay? Esiste, secondo te, una rete di intellettuali, scrittori e imprenditori che porta avanti una vera e propria cultura gay in Italia?

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In Italia non esiste una cultura gay. Io penso che non esista una cultura gay in genere, perché la cultura è al di sopra dell’orientamento sessuale. Comunque, il gruppo di persone che si interressa a questa tematica è piuttosto ristretto: è un argomento elitario ancora, non assolutamente popolare. Quindi c’è da lavorare parecchio, e io sto cercando di lavorare in questo senso.

Ma non credi che qualcosa sia cambiato, ad esempio grazie anche all’elezione, per la prima volta, in Parlamento di alcuni rappresentanti del nostro movimento?

Secondo me è una sorta di contrappasso: nel momento in cui c’è meno impegno e più dispersione (perché secondo me dopo il World Pride 200 c’è stata una dispersione di forze, e la mancanza di una guida unica che conducesse il movimento) si raccolgono i frutti di vent’anni di lavoro. Secondo me, Franco Grillini rimane il rappresentante storico del movimento, e abbiamo portato lui in Parlamento; però invece la base credo si sia dissolta. Non c’è organicità, non c’è coesione, non c’è la famosa lobby per cui si è discusso tanto e che avrebbe potuto essere un buon voto di scambio rispetto al potere. Almeno a Roma, non esiste più un movimento gay. E quelle poche persone che si interessano di cultura, vivono ancora un senso di provincialismo tra gelosie e ripicche, odi personali… C’è poca coesione. Penso che ormai le persone più impegnate che daranno corpo a un movimento gay in Italia saranno proprio gli imprenditori. Perché non c’è niente da fare: siamo in una società in cui l’imprenditoria è fondamentale. Mentre la politica si dissolve, l’imprenditoria è un punto forte, la base solida da cui può ripartire il movimento. Questi pochi imprenditoria che ci sono in Italia più seri, sono l’anima da cui può ripartire il movimento.

Parlami delle tue prossime iniziative, siano esse editoriali o di altro genere.

Iniziative future tante, troppe! Dal 5 settembre sull’emittente romana "TeleVita can.65" su Lazio, Umbria e bassa Toscana condurrò un talk show, il mercoledì alle 20.15 e si parlerà di cultura, di omosessualità, spettacolo. Sarò ospite per una intera trasmissione a Canale 5, da Bonolis, "Italiani", il sabato sera alle 21. Inaugurerò una Associazione culturale a Roma, via Labicana, si chiamerà "Events", dove si susseguiranno eventi culturali (libri, spettacolo, musica) ma anche disco-bar e cinema. Pubblicherò presto dieci volumi a tema, tra cui autori come Fabio Canino, Mario Mieli, Giampaolo Silvestri, Antonio Veneziani. Infine uscirà il mio ultimo libro "Perché no?" che sicuramente farà discutere molto per le provocazioni che contiene: insomma, mi vedrete in giro fin troppo!