EVA ROBIN’S NEL FRIGO

Anteprima nazionale del nuovo spettacolo di Andrea Adriatico, ‘Il frigo’ di Copi interpretato dalla più nota attrice transessuale. L’intervista: “il matrimonio? Lasciamolo agli etero”.

L’accoppiata si promette esplosiva: la più intrigante transessuale italiana diretta dai uno dei registi più acclamati degli ultimi anni. Se a questo aggiungiamo un disegnatore e drammaturgo che ha fatto storia, siamo a cavallo.

Eva Robin’s sarà l’interprete del nuovo spettacolo teatrale di Andrea Adriatico, Il frigo, scritto da Copi, in anteprima nazionale ai Teatri di Vita (Via Emilia Ponente, 485; info: 051 566330; www.teatridivita.it) dal 1° al 9 luglio, alle ore 23.

Così Eva si presenta nuovamente sulle scene italiane, con un monologo che sembra scritto appositamente per lei dal celebre disegnatore e drammaturgo franco-argentino Copi. A riportarla sul palco è Andrea Adriatico, regista dei Teatri di Vita e del film pluripremiato Il vento di sera. Fu lui a lanciare Eva Robin’s a teatro dodici anni fa al Festival di Sant’Arcangelo con “La voce umana” di Jean Cocteau, quando i critici teatrali titolarono “è nata una stella” per l’interpretazione del ruolo che fu di Anna Magnani.

In Il frigo, Eva affronta sola in scena una miriade di personaggi diversi in un meccanismo di veloci trasformismi e moltiplicazioni di identità: stupri incestuosi, mondanità e sogni angoscianti, il tutto condito da gags divertenti e surreali crudeltà, in una girandola caleidoscopica con un sapore amaro tutto contemporaneo.

Eva, parlaci un po’ di questo spettacolo.

E’ un testo scritto da Copi negli anni ’60, un testo attualissimo, la pièce si chiama “il Frigo” ed è ambientata dentro le mura domestiche di una creatura un po’ squilibrata ma che io trovo molto simpatica. E’ stata scritta per un personaggio en travesti quindi molto segaligno, lungo, alto; di continuo nel testo si ripete l’ossessione che tutti vogliono farle fare l’indossatrice e lei non vuole più farla perché ha 50 anni. Ed è l’unica cosa che la può riportare un pochino all’immagine del travestito ancor più che del transessuale, perché magra, lunga, secca. In scena lei si sdoppia dando vita a tutta una fantasia di personaggi molto comuni nel quotidiano: la madre, una donna di servizio, una psichiatra, un animale domestico, un investigatore privato e anche un editore, perché lei sta scrivendo le sue memorie. Tutto questo naturalmente con le parole feroci di Copi.

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Che cosa ti ha spinto a scegliere questo spettacolo e a lavorare con Andrea Adriatico?

Con Andrea abbiamo fatto un film mediometraggio e due spettacoli teatrali, Ferita e La Voce Umana. E’ una persona che mi dà sicurezza, che conosco, un buon regista che sa come far tirare fuori le cose a un’attrice. Quando mi ha proposto il testo, sono tornata a casa a piedi dal teatro per meditare su questa cosa: avevo visto anni fa uno spettacolo di Copi diretto da Savary, La visite inopportune ma quello era più tragico perché si riferiva alla malattia stessa dell’autore: era tragicomico, pieno di quel sarcasmo che secondo me tiene su tutti, perché l’ironia è la chiave di lettura della vita. E poi avevo letto Il ballo delle checche durante una vacanza a Ischia, un posto tranquillo in cui ogni tanto risuonavano le mie risate che rompevano il clima serio e senile. Quando ho letto questo ho voluto impadronirmi di ogni parola che c’era nel racconto perché è strepitoso: ha questa chiave un po’ ultraterrena, metafisica che io amo.

Andrete in tournée con questo spettacolo?

Sì, in inverno. Sicuramente lo rifaremo a Teatri di Vita ma al chiuso, Ora invece siamo in una piscina olimpionica vuota, tutti, anche il pubblico.

Come mai hai scelto di tornare al teatro?

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Perché mi piaceva il testo, assolutamente. Poi avevo voglia anche di capire, misurarmi, fare qualche cosa di diretto. Ultimamente ho fatto molti piccoli show dove cantavo. Allora ho preso coraggio, perché sai ci vuole anche una dose di irresponsabilità per tenere tante persone lì inchiodate a guardarti. In teatro le persone si annoiano molto il più delle volte, ascoltano cose pesanti, lunghe. Questo invece dura 50 minuti, è perfetto.

Tra le tante esperienze che hai passato (cinema, teatro, musica…) qual è il mezzo che senti più vicino a te?

Quello più comodo è il cinema, anche perché un figliolo quando lo hai sfornato nel cinema va avanti per conto suo, ti ossessiona per anni, per decenni anche. Del teatro rimane poco, qualche ricordo e le didascalie della stampa.

C’è un film che hai fatto che senti più caro?

Il film più brutto che ho fatto è stato quello più spassoso, Cattive inclinazioni di Campanella. Però devo dire che mi son trovata molto bene con la troupe, con il regista, che è molto bravo a vendere il prodotto. Quello a cui sono più legata è sicuramente Belle al bar.

C’è ancora difficoltà in Italia per gli artisti gay, lesbiche, transessuali a lavorare?

C’è difficoltà per tutti a trovare lavoro. Credo che la disoccupazione non discrimini, o meglio discrimini tutti.

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Non pensi che la condizione transessuale determini ulteriore difficoltà?

Dipende dall’ambito. Sicuramente se si porta avanti la cultura gay c’è meno questo rischio. Se si lavora sulla cultura in generale, siamo veramente in tanti oramai. E allora c’è anche un po’ di comprensione se si lavora meno, perché veramente dar del lavoro a tutti è diventato un’impresa.

Passiamo all’attualità. Matrimonio o PaCS?

La libertà di poterlo fare è sempre una libertà. A me l’istituzione del matrimonio non interessa. Io sono terrorizzata dai contratti, dai legami; ci penso sempre molto bene prima di fare un passo del genere. Sì, poterlo fare è sempre meglio che ci sia proibito, però poi si entra in un ordine di idee rischioso. Io credo che si pagherà anche quello, nel senso che poi dopo ci sarà il divorzio, ci saranno gli alimenti, tutte quelle pugnette che c’hanno gli eterosessuali e cha a noi ci fanno molto ridere, quando hanno a che fare con queste cose, hanno i musoni, devono andare dall’avvocato… Poi la condizione gay è talmente libera, perché restringerla?

Sei fidanzata?

No, sono guarita.

1° – 9 luglio
ore 23

^STeatri di Vita^s
Via Emilia Ponente, 485
info: 051 566330; www.teatridivita.it

anteprima nazionale

Il frigo
di Copi

uno spettacolo di Andrea Adriatico
per EVA ROBIN’S

Cura e aiuto: Daniela Cotti
Scene: Andrea Cinelli con la consulenza di Maurizio Bovi
Costumi: Andrea Cinelli col repertorio vintage di Angelo
Organizzazione: Monica Nicoli, Eugenio Tontini
Tecnica: Fabrizio Montanari
Promozione: Emilio Ricciardi, Adele Cacciagrano
Stampa: Giuseppe Schillaci
Fotografia: Raffaella Cavalieri
una produzione teatridivita 2005