FUMETTI GAY ALLA DISNEY?

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Negli USA Jack Sparrow viene ritenuto inequivocabilmente gay e lo stesso Johnny Deep si dice convinto che il personaggio sia omosessuale. La Disney ormai costretta a promuovere il...

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Talvolta capita che siano proprio le situazioni più paradossali a dimostrare che i tempi stanno lentamente cambiando. È un po’ il caso di quello che sta succedendo in casa Disney, a seguito del successo del ciclo di film ispirato alle attrazioni a tema piratesco presenti nei suoi parchi. Per chi non lo sapesse, infatti, i film della serie I pirati dei caraibi in cui ha debuttato l’equivoco capitano Jack Sparrow, sono stati commissionati dalla Disney proprio con lo scopo di rilanciare le varie Disneyland sparse in tutto il mondo, attraverso trame che valorizzassero le loro attrazioni più famose (oltre ai Pirati dei caraibi è stato realizzato un film su La casa dei fantasmi, ad esempio, che però non ha avuto altrettanto successo).

Nel caso di Jack Sparrow e dei I Pirati dei caraibi, però, la cosa è sfuggita di mano e quello che avrebbe dovuto essere un lungo spot pubblicitario è diventato nientemeno che il primo capitolo di una trilogia che ha aquistato consensi presso un vasto pubblico di tutte le età. Merito delle ambientazioni suggestive, della trama avventurosa e degli effetti speciali ma merito anche di un cast azzeccato che ha saputo caratterizzare in maniera moderna e carismatica i vari personaggi.

In particolare Johnny Deep, che ha prestato volto e moine a Jack Sparrow, è stato l’inconsapevole motore di un caso fumettistico che non ha mai avuto precedenti. Premesso che ormai, perlomeno negli Stati Uniti, Jack Sparrow viene ritenuto inequivocabilmente gay (e che Johnny Deep stesso si dice convinto che il personaggio sia omosessuale), la Disney si è trovata nell’imbarazzante posizione di doverlo comunque promuovere, in quanto personaggio di maggior richiamo della pellicola sopracitata. Per questo la Disney Italia, che ha l’onere e l’onore di realizzare oltre la metà della produzione mondiale dei fumetti disneyani, ha inaugurato una rivista a fumetti dedicata proprio alle gesta di Jack Sparrow.

Cosa vuol dire questo? Che tecnicamente in Italia (ma questa miniserie di sette numeri verrà presto esportata anche in altri paesi) abbiamo per la prima volta un fumetto con un protagonista omosessuale

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Cosa vuol dire questo? Che tecnicamente in Italia (ma questa miniserie di sette numeri verrà presto esportata anche in altri paesi) abbiamo per la prima volta un fumetto con un protagonista omosessuale maschio, e per giunta Made in Disney. Ovviamente, essendo una rivista Disney (e per giunta rivolta a un target infantile), non ci si può aspettare allusioni e ammiccamenti di alcun tipo, e – com’era prevedibile – rispetto ai film il personaggio di Jack è stato comunque “virilizzato” in maniera notevole.

D’altra parte Jack Sparrow rimane sempre Jack Sparrow, e sarà interessante verificare come gli autori della Disney sapranno giostrare la cosa, soprattutto considerando che uno dei motivi per cui il film ha avuto tanto successo è stata proprio la simpatica caratterizzazione gaya di uno dei protagonisti principali, così lontano dagli stereotipi pirateschi che Hollywood ha sempre offerto. D’altra parte le inclinazioni di Jack Sparrow sono molto più verosimili dal punto di vista storico di quanto non lo siano stati gli sfoggi di machismo ed eterosessualità che hanno caratterizzato le precedenti rappresentazioni cinematografiche della figura del pirata.

Alcuni studiosi hanno addirittura preso in considerazione l’ipotesi che le comunità di pirati che navigavano nelle isole caraibiche fra il XVII e il XVIII secolo siano state uno dei primi esempi di comunità gay nel senso moderno del termine. Le navi pirata, ma anche diverse isole “colonizzate” dai pirati come la famigerata Tortuga, erano diventate delle zone franche per tutti i tipi di emarginati europei e americani, ivi compresi coloro che erano discriminati e perseguitati a causa del loro orientamento sessuale (e in quell’epoca non erano certo pochi).

Al di là dei risvolti storici questo fumetto apparentemente innocente, ma dal valore simbolico non indifferente, mette in luce per l’ennesima volta il delicato rapporto di amore-odio che lega la Disney all’omosessualità in senso lato. Se fin dagli albori questa azienda si è voluta rivolgere a un pubblico di famiglie buoniste, dall’altra non ha mai esitato a caratterizzare alcuni personaggi in maniera decisamente ambigua. A partire dai sette nani co-protagonisti del primo storico lungometraggio dedicato a Biancaneve (nel quale faceva la sua figura anche la regina Grimilde, vera antesignana del drag-queen-style), la Disney non ha mai fatto economia di personaggi che prendessero spunto dall’immaginario che ruota attorno alla comunità gay. Streghe drag-queen (da Malefica ne La Bella addormentata a Ursula ne La sirenetta), avversari subdoli e infidi dai modi sinuosi (Jafar in Aladin, Scar ne Il Re Leone, Frollo ne Il Gobbo di Notre Dame…) o addirittura belloni palestrati e narcisisti (come Gastòn ne La Bella e la Bestia e Clayton in Tarzan). La caratterizzazione stessa di Jack Sparrow si richiama in maniera neanche troppo velata ad un altro pirata disneyano dai modi non proprio mascolini, ovvero il Capitan Uncino comparso nella versione disneyana di Peter Pan (anche se in quel caso la carica “gay” del personaggio era stemperata dalla grafica caricaturale e dal contesto fiabesco).

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