“Gesù era gay”: resi pubblici dopo 500 anni i manoscritti su Christopher Marlowe, il rivale di Shakespeare

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Il governo inglese lo ha ucciso perché ateo e omosessuale?

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Contemporaneo di William Shakespeare e poeta maledetto ante litteram, la figura di Christopher Marlowe non smette di affascinare: ad alimentarne il mito contribuiranno ora anche alcuni preziosissimi manoscritti sul suo conto, resi pubblici per la prima volta pochi giorni fa.

I manoscritti, resi pubblici di recente dalla British Library (che li conserva gelosamente sin dalla sua fondazione nel 1753) – nell’ambito di un più generale progetto lanciato nel 2014 che punta a digitalizzare e rendere fruibile materiale inedito sulla letteratura inglese – riguardano conversazioni che Marlowe ebbe con Richard Baines, informatore della polizia e spia governativa part-time.

Da qui le cosiddette Baines notes in cui Baines rivela aneddoti curiosi e interessanti circa la vita del poeta e etichetta come opinioni mostruose quelle espresse da Marlowe: Marlowe rivendica l’omosessualità di Gesù, dubita dell’esistenza stessa di Dio, sostiene che la religione serve solo a intimidire le persone, che l’eucarestia cristiana darebbe più soddisfazioni se fumata in una pipa e, infine, che avrebbe fatto un lavoro di gran lunga migliore occupandosi in prima persona dello “schifosamente scritto” Nuovo Testamento.

Baines, in una nota, definisce lo scrittore inglese un “ateo troppo innamorato del tabacco e dei ragazzi”. Pochi giorni dopo la stesura di questi manoscritti, risalenti al maggio del 1593, Marlowe viene pugnalato a morte in circostanze sospette fuori da una locanda di Deptford, a sud di Londra. Il governo lo voleva morto perché ateo e omosessuale?

 

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