Harvey Milk, cosa ha lasciato alla comunità LGBT?

Harvey Milk non ci ha lasciato solo la sua voce e qualche manifestazione di protesta. Ci lascia il potere di farci sentire, di mostrarci e mostrare agli altri quanti siamo. Non fosse stato ucciso, quel maledetto 27 novembre 1978, domani avrebbe compiuto 89 anni.

Harvey Milk è stato un pioniere dei diritti LGBT della città di San Francisco. Primo politico apertamente gay ad essere eletto, si è battuto con tutte le sue forze per il riconoscimento dei diritti civili ed è sempre stato attivo nella lotta contro le discriminazioni. Avrebbe compiuto 89 anni, domani, se non fosse stato ammazzato da un uomo che non condivideva i suoi ideali. Quell’uomo, Dan White, il 27 novembre 1978, uccise con diversi colpi di pistola il sindaco della città George Moscone, e Harvey Milk, che l’anno prima era stato eletto consigliere.

Quella fu una giornata terribile. La notizia si diffuse presto in tutta San Francisco. Milk era una persona conosciuta. La gente piangeva, molti negozi chiusero per lutto. Ma perché era così famoso? Perché lo si ricorda? Per una serie di motivi. Il primo: è stato il primo consiglio omosessuale nella storia della politica americana. Il suo negozio di fotografia in Castro Street era diventato in breve tempo un punto di ritrovo per ascoltare le parole di un leader nascente, di un’idea che si faceva largo tra le discriminazioni di chi vedeva l’omosessualità come una malattia. Ma erano gli Anni ’70, gli anni dell’HIV e dell’AIDS.

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Il coming out come arma: la vittoria di Harvey Milk

Se le persone omosessuali non sono più viste come dei malati o dei diversi, è anche per merito suo. Quando, nel 1978, il senatore dello stato della California John Briggs propose una legge denominata Proposition 6, Harvey Milk capì che era il momenti di alzare la voce. Di urlare ancora più forte. La Proposition 6 prevedeva la discriminazione delle persone omosessuali. Una legittimazione a discriminare la comunità LGBT. Secondo il testo di questa legge, una persona omosessuale non poteva insegnare in una scuola. Poteva essere licenziata. Anche solo sostenere i diritti LGBT poteva essere motivo di licenziamento.

Ed è qui che Harvey ha un’idea geniale: il coming out. I cittadini californiani non sapevano quante erano le persone omosessuali. Una manciata, una comunità per modo di dire. Il consigliere gli ha mostrato quanto si sbagliavano. E ha fatto un appello a tutte le persone LGBT, affinché facessero coming out. Dovevano dichiararsi a genitori, fratelli, sorelle, parenti, amici e conoscenti. Dovevano far capire loro che se votavano a favore della Proposition 6 (che necessitava dell’approvazione da parte della popolazione), avrebbero impedito a molte persone, tra cui un loro figlio, un fratello o un amico, di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale. Che potevano mettere a rischio il loro posto di lavoro, solo perché amavano una persona dello stesso sesso

Fratelli gay, sorelle lesbiche, dovete fare coming out. Fatelo con i vostri genitori. So che è difficile e che li ferirà, ma pensate a quanto potrebbero ferire voi nella cabina elettorale! 

La sconfitta della Proposition 6

La Proposition 6, alla fine, non passa. Sono migliaia le persone che votano contro la proposta di Briggs. E proprio grazie a Harvey Milk. Grazie a un uomo che ha fatto capire alla società che le persone omosessuali non sono dei malati da curare, non sono dei deviati mentali, ma non sono altro che persone.

Ha fatto capire che i membri della comunità LGBT sono ovunque. Lavorano nel negozio sotto casa, sono i colleghi di lavoro. Possono essere membri della famiglia. Presa coscienza di questo, come sarebbe possibile contribuire a negargli delle libertà, con una legge chiaramente omofoba e restrittiva? Ecco cosa ha fatto Harvey Milk.

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E nel giorno del suo 89esimo compleanno, il 22 maggio 1930, tanti auguri Harvey. Ce ne dovrebbero essere molte di figure come la tua. Un punto fermo su cui fare riferimento, da cui prendere coraggio. E lottare, sempre, per i nostri diritti.