I killer nella storia della comunità LGBT

In tutto, hanno brutalmente ucciso 34 persone omosessuali.

Nella storia della comunità LGBT, sono 4 i serial killer che si sono accaniti violentemente contro le persone omosessuali. Uno dei più famosi è sicuramente Jeffrey Dahmer, il quale è responsabile della morte di 17 persone. Oltre a uccidere e violentare, mangiava i corpi delle vittime. Quello più recente è invece Bruce McArthur, che a gennaio è stato condannato all’ergastolo. In tutte le vicende, si cita la possibile omofobia della Polizia, responsabile di aver eseguite delle indagini poco professionali, in quanto le vittime erano omosessuali.

Ci sono in tutto 4 killer gay, che in tutto hanno ucciso 34 persone.

Colin Ireland: the Gay Slayer

Colin Ireland

Ireland nacque a Daftord il 26 marzo 1954. Durante l’adolescenza commise vari reati e finì spesso in prigione. A 28 anni sposò Virginia Zammit. Ben presto la tradì e divorziarono dopo 5 anni. Nel 1989, sposò Janet Young. Picchiandola e derubandola, divorziarono nuovamente e dopo la separazione si trasferì a Londra, dove visse per un po’ come un senzatetto. Erano gli Anni ’90, e qui iniziò a uccidere. Fu responsabile di 5 omicidi. La voglia di uccidere, spiegò poi al processo, venne improvvisamente, riflettendo sul fatto che dopo la sua morte nessuno si sarebbe ricordato di lui. Per questo motivo, capì che un modo per far parlare di sé era appunto diventare un serial killer. Ed è quello che fece. Incontrava le vittime al pub gay Coleherne, a Erli’s Cort, Londra. Cercava in particolare omosessuali passivi a cui piaceva il sadomaso, in modo da non insospettirli se venivano legati al letto. Per gli omicidi, gli venne dato il soprannome di Gay Slayer.

A tutte le sue vittime chiese anche il pin del bancomat per derubarli, in quanto era disoccupato e spendeva abbastanza denaro per viaggiare da e per Londra. Minacciando di torturarle, rubava tutti gli oggetti di valore dalle case delle sue vittime. Dopo i primi 3 omicidi, era molto irritato perché la Polizia non aveva collegato gli omicidi. Capì però che non doveva più uccidere, perché nascondendosi non sarebbe mai stato famoso. Così, quando lo individuarono grazie a delle riprese in treno assieme a Emanuel Spiteri (l’ultima vittima), confessò di essere il responsabile delle altre morti.

Stephen Port: stupratore e killer seriale

Stephen Port

Nato in Regno Unito il 22 febbraio 1975, Stephen Port fu una persona molto solitaria già da bambino. Nel 2000 decise di fare coming out, dichiarandosi gay. Si trasferì poi a Londra. Fu responsabile di 4 omicidi, avvenuti nel suo appartamento. Offriva da bere ai suoi ospiti, sciogliendo al suo interno GHB, la droga dello stupro. Le autopsie confermarono che nei corpi delle vittime erano presenti metafentamina e popper (oltre al GHB) e che il mix di droghe aveva scatenato un’overdose letale. La prima vittima fu Anthony Walgate, 23 anni, studente di moda. Lavorava come escort e nel giugno 2014 incontrò Port. Dopo averlo drogato ed aver abusato di lui, il killer gay lo trascinò fuori dalla sua abitazione. Chiamò quindi la Polizia, avvertendola di aver visto un ragazzo svenuto davanti casa sua. Era già morto per un’overdose.

Tra il 2014 e il 2015, drogò e stuprò Gabriel Kovari, 22 anni, trasferitosi a Londra dalla Slovacchia, il quale visse con Port brevemente. Fu poi la volta di Daniel Whitworth, 21 anni, di Gravesend, uno chef conosciuto in chat. Infine Jack Taylor, 25 anni, che viveva con i suoi genitori a Dagenham. Queste ultime 3 vittime vennero trasportate poi in un vicino cimitero. Per depistare le indagini, lasciò un biglietto vicino al corpo di Whitworth, in cui annunciava il suo suicidio, dopo aver ucciso Kovari.

Stephen Port fu colpevole di 4 omicidi. Contando anche i soli stupri, in tutto, furono 11 le sue vittime. Venne condannato all’ergastolo il 25 novembre 2016. Decisive le testimonianze dei vicini di casa di Port, per la sua condanna. In questo caso ci furono molte critiche nei confronti della Polizia, poiché non aveva collegato le morti se non solamente alla fine. Si parlò di indagini sommarie per l’orientamento sessuale delle vittime.

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Bruce McArthur: il killer gay responsabile di 8 omicidi in 7 anni

Bruce McArthur

McArthur era un giardiniere e paesaggista di 66 anni, responsabile dell’omicidio di 8 persone a Toronto tra il 2010 e il 2017. Arrestato il 18 gennaio 2018, McArthur fu accusato della scomparsa di due persone. Per indagare sul caso, venne creata la Project Houston, una task force. Aveva il compito di indagare sulla sparizione di tre uomini di origine sud-asiatica e mediorientale a Church e Wellesley , il quartiere gay di Toronto. Non trovando riscontri, si organizzò una seconda task force, più specializzata, chiamata Progetto Prisma.

Nato a Lindsay, Ontario, l’8 ottobre 1951, viveva in una famiglia molto religiosa. I genitori non accettarono la sua omosessualità, e lui nemmeno. Per questo motivo tentò di reprimerla in ogni modo. A 23 anni si sposò con Janice Campbell, dalla quale ebbe un figlio. Negli Anni ’90 iniziò a incontrare degli uomini, e qualche anno dopo confessò alla moglie di essere gay. Continuarono comunque a vivere assieme fino al 1997, quando furono costretti a vendere la casa per pagare i debiti. Bruce McArthur si trasferì a Toronto, dove iniziò a essere se stesso. Nel 2001, preso dalla rabbia, aggredì un escort con cui aveva avuto un rapporto. Condannato a due anni di carcere, dopo poco venne liberato con la condizionale. Non avrebbe potuto però assumere droghe, uscire dopo le 22, frequentare escort e andare da uno psicologo per controllare il suo problema con la rabbia.

Nel corso di 7 anni, uccise 8 persone. La polizia aveva alla fine trovato gli indizi che lo riconducevano a due misteriose scomparse. Avendo ricevuto l’ordine di pedinarlo, gli agenti lo bloccarono mentre stava legando al letto un ragazzo, che sarebbe stata la sua possibile nona vittima. Continuando le indagini, scoprirono i resti di molti corpi nel giardino di una casa di riposo, dove lavorava come giardiniere. Messo di fronte a queste prove, confessò. Da gennaio 2019 sta scontando l’ergastolo.

Il mostro di Milwaukee: Jeffrey Dahmer

Jeffrey Dahmer

Il killer gay seriale più famoso della storia. Ha totalizzato 17 omicidi. Prima di ucciderli, li stordiva, abusava di loro e infine li mangiava. Difatti, Jeffrey Dahmer era cannibale. Nato il 21 maggio 1960 a West Allis, fin da giovane conservava i corpi di animali morti. Dai 16 anni iniziò ad avere interesse per la necrofilia. Il suo primo omicidio avvenne nel 1978, quando ospitò a casa un autostoppista. Dopo aver bevuto alcolici e avuto un rapporto sessuale, Dahmer lo colpì con un manubrio, per poi strangolarlo. Smembrò il cadavere e lo sotterrò nel bosco dietro casa. Alcolizzato, il padre lo inviò in una base militare USA in Germania, cacciato dopo poco perché sempre ubriaco. In quel periodo, sparirono due persone, quasi sicuramente vittime del killer gay. Tornato negli Stati Uniti, si trasferì nuovamente a West Allis.

Nel 1987 riprese gli omicidi. Conobbe un ragazzo in un bar gay con il quale andò in una stanza d’albergo. Qui lo strangolò, per poi nasconderlo in una valigia. Nella cantina della casa della nonna a West Allis, doveva viveva, prima violentò il cadavere, poi lo smembrò. Con la stessa tecnica, compì altri 2 omicidi. Cacciato di casa, si trasferì a Milwaukee. Nel 1988, un ragazzo riuscì a scappare prima che lo stordisse. Denunciato e arrestato per violenza sessuale, dopo 10 mesi uscì di prigione. Tornato a Milwaukee, riprese a uccidere. Adescò, uccise e stuprò 12 persone. Il 22 luglio 1991, un ragazzo riuscì a fuggire nonostante il sonnifero che Dahmer gli aveva sciolto nella bevanda. Incontrata una pattuglia, il ragazzo raccontò quanto successo. Nell’appartamento, gli agenti scoprirono i resti di molti cadaveri, e alcune parti conservate in frigorifero. C’erano peni in formaldeide, mani e piedi all’interno di pentole, ossa e teschi dipinti.

Condannato a 957 anni di reclusione, morì dopo l’aggressione di un detenuto schizofrenico, che lo colpì alla testa con un manubrio della palestra. Era il 28 novembre 1994.