Identità di genere: spieghiamo il concetto

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Cosa si fa quando non ci si identifica con il proprio genere sessuale?

Identità di genere (Fonte: autumnasphodel.com)
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Si è parlato e si sta parlando sempre più spesso dei vari orientamenti sessuali e generi che esistono in natura. Nella comunità LGBTQ+, oltre agli “ormai classici” gay, bisex, lesbica e transessuale, la sigla comprende anche i generi queer, gli asesx, gli intersessuali, i pansessuali (e polisessuali) e i kinky. Nella spiegazione di alcuni di questi termini è comparso anche il tema dell’identità di genere. Un tema che può sembrare semplice da capire, ma che se approfondito risulta molto più delicato. E proprio per questo, si rischia di commettere errori quando se ne parla.

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Se si vuole dare la definizione più semplice di “identità di genere”, si può dire che è il genere in cui una persona si identifica. Se una persona presenta un seno, una vagina e tratti femminili, allora è una donna. Se presenta peli, barba, pene e testicoli, allora è un maschio. Semplice? Assolutamente no. Perché la spiegazione non si può fermare qui. Quando una persona, ad esempio,  presenta all’esterno i tratti maschili ma come identità di sente una donna, si parla di disforia di genere. In questo caso, sente di non appartenere al genere maschile. E’ un vero e proprio disagio, perché si crea una necessità di appartenere al sesso opposto. E in questi casi, si avvia il processo di transizione, e attraverso terapie mirate e operazioni chirurgiche, si ottiene il sesso in cui ci si riconosce.

Identità di genere e ruolo di genere

Mentre l’identità è un fattore interiore, il ruolo di genere guarda invece alla cultura della società in cui si vive. Difatti, il ruolo è definito da quello che la società e la cultura identifica come maschile o femminile. Sono principalmente le occupazioni lavorative, gli sport, gli hobby, il modo di atteggiarsi e interessi. Questo concetto è spiegato da Luca Pietrantoni e Gabriele Prati nel loro libro “Gay e lesbiche: Quando si è attratti da persone dello stesso sesso” (Il Mulino, 2011).

Una categoria che rispecchia la disforia di genere è senza dubbio la transessualità. La quarta posizione della sigla della comunità LGBTQ+ è dedicata appunto a coloro che provano un disagio in quanto il loro fisico non rappresenta la loro identità. Ma non sono i soli. Ne sono un esempio gli intersessuali, i quali mostrano caratteristiche anatamo-fisiologiche di entrambi i sessi e non possono definire quindi un’identità sola. Altri sono i gender fluid, che si sentono rappresentati da entrambi i sessi, rifiutando un solo genere (anche se in questo caso non ci sono caratteristiche fisiche a indicare il disagio, ma solo psicologiche). In questo caso si parla però di genere binario e non binario.

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