“Il contagio” di Walter Siti diventa un film: sarà alle Giornate degli Autori di Venezia

Il film, diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, è l’adattamento di una pièce teatrale tratta dal romanzo.

Il contagio è un romanzo cardine nella bibliografia di Walter Siti, uno dei massimi scrittori italiani viventi, Premio Strega e Mondello nel 2013 col magistrale Resistere non serve a niente.

Lo incontrai anni fa alla presentazione torinese del notevole Exit Strategy (il suo capolavoro resta il sublime Troppi Paradisi sulla tv berlusconiana): è un orsone morbido, un professore universitario coltissimo, un autore da brividi.

Le ossessioni di uno dei più grandi studiosi pasoliniani – è il curatore dell’opera omnia di PPP per i Meridiani di Mondadori – ci sono tutte: la passione viscerale per i culturisti, meglio se escort (Marcello, amore supremo, che dice: “Se uno si bombarda diventa sterile, quindi la sterilità è uguale a impotenza, secondo mio padre, e impotente uguale gay”); il sottobosco criminale della borgata romana postpasoliniana che è stata ‘contagiata’ dal desiderio di denaro facile, gli spacciatori di droga – quelli minimi sono le ‘formiche’, “la pippata il relax, la monta del piacere segreto” – la brama del lusso esibito, del gusto trash degli arricchiti in stile berlusconiano; lo sfascio dell’Italia impoverita culturalmente, socialmente ed economicamente proprio dal ventennio di Silvio Onnipotente e delle sue tv (“che hanno fatto il lavaggio del cervello degli italiani”, per dirla col Bertolucci di Io ballo da sola); le ‘mignotte mantenute’, più culo che anima, la spagnola con ‘il cazzo gigantesco di Ignacio’.

Il contagio non è l’Aids, non è la malattia, è molto più grave: è la corruzione trasversale dalle classi più alte alle più basse, il desiderio di possesso illegale di quel ‘mediatore universale’ (parole di Siti) che affascina col miraggio di un extralusso improbabile, quel kitsch estremo e ridicolo dell’ultimo tabù rimasto – no, non il sesso gay ma il sembrare ricchi, ricchissimi, a tutti i costi. Ne esce un ritratto grottesco ma non derisorio, malinconico, intristito dell’intero Belpaese svenduto agli spacciatori, ai poteri forti, al Dio Denaro, sempre lui.

Ci sono piccoli grandi personaggi come il tassista dei trans: una che sembra la Bellucci ma con un cazzo da cavallo, lo spacciatore Gianfranco che tenta il salto verso la ‘grande distribuzione’, la paraplegica Francesca, militante irriducibile di sinistra.

Il contagio è anche quello di un’omosessualità mercenaria, una sessualità che non è identità ma merce di scambio, un gioco di ruolo il cui risultato è fregare il prossimo e accumulare soldi, tanti soldi, anche per poco: il tracollo è qui e ora.

Sarà al Festival di Venezia a settembre, Il contagio, nella sezione laterale delle Giornate degli Autori: è diventato un film distribuito da Notorious Pictures e diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini che hanno adattato una pièce teatrale tratta dal romanzo.

Il Professore protagonista (Walter Siti, “come tutti”: si presenterebbe così) sarà Vincenzo Salemme, il culturista Marcello è interpretato da Vinicio Marchioni mentre Mauro è Maurizio Tesei. Ci saranno anche Anna Foglietta e Giulia Bevilacqua.

Il contagio è alle porte: “ma vai a casa, va’… che ti sta cercando la morte e tu sei in giro”.