Il “Duro lavoro” erotico di Mike

Nonostante la crisi, l’editore Gmunder continua a puntare sulla carta stampata per dare visibilità ad illustratori come Mike e a lavori come il suo eroticissimo “Bustin a Nut”. Ecco le immagini.

Sembra proprio che l’intrattenimento omoerotico stia diventando di competenza esclusiva del web, perlomeno a giudicare dalla chiusura a catena dei magazine storici del settore. Nel corso degli ultimi due anni, complice anche la crisi economica, diversi editori specializzati in erotismo e pornografia gay hanno chiuso i battenti o si sono convertiti in siti web a pagamento. In effetti se alcuni tipi di riviste possono ancora funzionare molto bene in versione cartacea, non si può dire altrettanto di quelle con contenuti hard, che pur puntando sulla qualità non possono reggere il confronto con l’offerta pressoché infinita della rete. Purtroppo con la chiusura dei magazine hard anche il mondo dell’illustrazione omoerotica (che in buona parte dipendeva dalle suddette riviste) sta entrando in una fase di riassestamento abbastanza difficile da valutare.

Infatti, se buona parte dei contenuti delle riviste hard si può "convertire" in qualche modo sul web, gli illustratori – che avevano fondamentalmente la funzione di valorizzare e alleggerire gli articoli e i racconti presenti sui magazine – rischiano di non avere più spazi. In attesa di vedere come andranno le cose, quindi, acquista particolare valore l’opera di editori come la Gmunder, che ultimamente sta dando spazio anche ai libri che raccolgono le opere degli illustratori omoerotici che hanno collaborato con i maggiori magazine omoerotici degli ultimi anni. L’ultima raccolta, ma solo in ordine di tempo, è quella dedicata al prolifico Mike, che per oltre sedici anni ha abbellito coi sui disegni le pagine di riviste come Playgirl, Mandate, Unzipped, Men e Freshmen…Tutte riviste che si sono trasferite sul web (o hanno chiuso i battenti) negli ultimi due anni.

Il volume che la Gmunder ha dedicato a Mike, e che si intitola “Bustin a Nut” (in slang americano significa “Duro Lavoro”), raccoglie una sessantina di illustrazioni che ben rappresentano l’estetica omoerotica dell’artista: muscoli guizzanti e linee sinuose, un tratto vagamente cartoonesco e un uso molto plastico del colore, ma soprattutto una rara capacità di cogliere l’essenza più libidinosa del sesso e del godimento che produce. I maschi di Mike, sfacciati e provocanti, ben rappresentano la dimensione più languida ed estetizzante dell’amplesso gay, in un tripudio grafico di forme e colori. Sarebbe stato un vero peccato se Mike e la sua arte fossero finiti nel dimenticatoio con la chiusura delle principali riviste hard con cui collaborava (e che in qualche caso non avevano nemmeno finito di pagarlo), ma fortunatamente questo volume può rappresentare un primo passo per scongiurare questo pericolo.

La cosa ironica è che Mike aveva trasformato la sua passione per il disegno omoerotico (che si è manifestata fin dalla prima adolescenza) in un lavoro proprio a causa di un altro periodo di recessione, agli inizi degli anni ’90, quando – prima dell’esplosione di internet – le riviste omoerotiche erano fra le poche che garantivano introiti regolari. Evidentemente i tempi cambiano e bisogna farsene una ragione, anche se effettivamente sarebbe bene che al settore dell’illustrazione omoerotica venissero offerti degli sbocchi alternativi nel nuovo mercato, anche perché altrimenti si rischierebbe di perdere un potenziale artistico non indifferente. In effetti qualcosa si sta muovendo, e diversi illustratori hanno iniziato a sfruttare le potenzialità di internet, mentre altri tentano la via del fumetto, ma al momento si tratta più che altro di esperimenti ed è abbastanza prematuro valutare il fenomeno.

Per fortuna rimane il fatto che, oggi, illustratori come Mike hanno la possibilità di essere valorizzati attraverso pubblicazioni espressamente dedicate a loro, e sicuramente questo è un buon segno. Purtroppo è dagli anni ’70 che tanti talentuosi illustratori e fumettisti omoerotici hanno seguito le vicissitudini delle riviste su cui pubblicavano, finendo dimenticati troppo spesso e troppo in fretta: se le cose iniziassero a cambiare e se, magari proprio grazie a internet, questi artisti riuscissero ad ampliare il proprio pubblico e ad interessare editori come Gmunder, di certo sarebbe positivo per tutti e la chiusura di una rivista non coinciderebbe più con la fine di una carriera artistica. Speriamo in bene.

di Valeriano Elfodiluce