“Il giorno più felice della mia vita”: Mauri e il valore di essere gay

“Ogni coppia ha diritto al suo sì”, perché le persone lgbt sono altro che moda da salotto.

Immaginate di risvegliarvi una mattina in un’Italia senza Cappella Sistina, senza la Pietà, il David, senza il Campidoglio, i Navigli di Milano, le opere di Botticelli o di Caravaggio; immaginate, ancora, di sfogliare i libri di storia e di non trovare più nomi quali Riccardo Cuor di Leone, Alessandro Magno, Nerone, Nerva, Eliogabalo. Dove saranno finiti tutti quanti? Nello Stato libero di Bananas!

Questa la Dermatologia Cristiana ipotizzata da Sebastiano Mauri nell’omonimo capitolo della sua ultima opera, uno dei tanti esempi che mostrano la straordinaria risposta dell’autore alle provocazioni della società e delle alte gerarchie Cattoliche.

Sebastiano Mauri, “maschio, caucasico, borghese, europeo, laureato e normodotato”, deve forse molto alla discriminazione subita in quanto omosessuale; quella discriminazione che lo ha portato negli anni a rompere l’indifferenza, ad accrescere la propria sensibilità verso la sofferenza altrui, all’apertura verso il prossimo.

Artista diviso tra l’Italia e l’Argentina, classe 1972, è alla sua seconda, promettente, fatica letteraria.

Abilissimo a mettere nero su bianco la rabbia, le insicurezze, i dolori che fin dall’infanzia porta con sé, riesce ad astrarre questi sentimenti e a renderli universali, tracciando con abile gioco di luci e ombre la condizione di discriminato.

Come un impressionista francese, Mauri descrive la società a colpi di spatola, dandone una duplice prospettiva: così come in un quadro di Renoir possiamo avere da vicino la percezione dei singoli tratti di colore, che trovano soluzione e armonia solo da lontano, così ne “Il giorno più felice della mia vita”, abbiamo una rappresentazione globale della società solo alla fine, dopo aver messo al bando una per una le ansie, le paure e le contraddizioni dell’uomo moderno.

La società viene decomposta con ironia, senza mai pietismo o vittimismo, con l’unico scopo di far capire al lettore che i gay, le lesbiche e le persone transessuali non possono essere ridotte a semplici argomenti di dibattito o mode da salotto, in quanto persone portatrici di valori e di diritti inalienabili.

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Centrale il tema dell’autodeterminazione, che passa per la scoperta della propria identità, fino ad arrivare alla presa di coscienza della propria verità; verità che, secondo l’autore, si troverebbe oltre ogni etichetta e perfino oltre ogni identità.

Riportiamo l’espressione di Dolores Klaich che viene citata nel testo e che, a nostro avviso, rende in modo estremamente efficace la prospettiva futura cui auspica l’autore: “Saffo era una poetessa che amava le donne, non una lesbica che scriveva poesie”.

Insomma, il testo è davvero un mix inaspettato di riferimenti autobiografici –sul proprio amore, sull’omofobia subita, su certi bizzarri avvenimenti durante l’arrivo dei lama (sì, gli animali che sputano) -, citazioni bibliche ricercate, scorci della società argentina ed eventi storico-politici, come, ad esempio, un excursus sulla lotta ai diritti negli Stati Uniti d’America.

Se aspettavamo un’opera dallo spessore politico, dallo stile tagliente e beffardo, questa può sicuramente candidarsi tra le migliori. Un’opera che riesce a far comprendere in che modo la storia ci stia tirando per le orecchie, chiamando all’appello le coscienze di tutti attraverso le tante testimonianze intime di persone che, come Sebastiano Mauri, trovano il coraggio di dare un taglio netto all’ipocrisia e al silenzio.

Testo consigliatissimo per una riflessione accompagnata dal sorriso.

Titolo: Il giorno più felice della mia vita

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Editore: Rizzoli

Autore: Sebastiano Mauri

Collana: Narrativa Italiana

Genere e argomento: Politica e attualità

Pagine: 192

Prezzo: 12 euro

Disponibilità eBook:

di Marco Mancini