IL LATO GAY DEL CIRQUE DU SOLEIL

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Intervista con Gaston Elie, fantastico trapezista in 'Alegria' lo show in questi giorni in Italia: "siamo una grande famiglia; e il Cirque fa spesso iniziative per i gay".

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PISA – Sono tornati in Italia. Carichi di sogni e acrobazie, si esibiscono dallo scorso 23 febbraio e fino al 16 aprile a Milano i ragazzi del Cirque du Soleil. Lo show Alegria, che si trasferirà dopo Milano a Roma dal 27 aprile al 28 maggio, apre le porte verso un mondo lontano nel tempo in cui l’elemento fantastico e quello magico erano parte integrante della vita quotidiana e dove la fantasia trovava spazio per diventare realtà.

Guide di questo viaggio nel mondo dei sogni sono clown, fate, folletti e imprendibili acrobati. Tra di loro c’è Gaston Elie che, accanto alla inseparabile Paulina Rasanen, volteggia sul trapezio sulle teste degli attoniti spettatori. Gaston è nato in Argentina nel 1973; è dichiaratamente gay e per questo lo abbiamo scelto perché fosse lui a spiegarci cosa c’è dietro il mondo di Alegria.

Parliamo di Alegria: come è nato lo spettacolo?

Alegria è uno spettacolo nato nel 1994, ma io non ero nel cast originale; sono entrato nel lavoro solo nel 1999. Perciò io non ho partecipato alla creazione di Alegria, ho preso tutte le informazioni sullo show e sul mio personaggio da quelli che ci avevano lavorato prima. Temo di non essere la persona giusta per chiedere come è nato…

Ma come è successo che hai cominciato a lavorare per lo spettacolo?

Quando nel 1991 ho conosciuto il Cirque du Soleil, mi sono subito innamorato…

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Ma come è successo che hai cominciato a lavorare per lo spettacolo?

Quando nel 1991 ho conosciuto il Cirque du Soleil, mi sono subito innamorato di questo nuovo concetto di fare circo o come lo vuoi chiamare. E ho cominciato a prepararmi per lavorare con loro; nel 1996 il Cinque ha fatto dei provini, io stavo lavorando a Bruxelles e Rio de Janeiro ma decisi di partecipare. Dopo un anno mi hanno chiamato e ho cominciato le selezioni, le ho passate, mi hanno preso e sono andato a Montreal per sei mesi per studiare le coreografie e farmi fare i costumi.

In Alegria c’è un’atmosfera sognante, gioia e gaiezza lontane dal mondo reale. Quanto è importante il sogno nel tuo lavoro per lo spettacolo?

Penso che il senso di Alegria sia diverso per ogni persona, io cerco di fare ogni spettacolo qualcosa di diverso per renderlo un po’ unico. Il mio punto di vista può cambiare da quello dello spettatore e a sua volta quello di ogni spettatore è diverso dagli altri, dipende da cosa una persona si aspetta di vedere dallo show.

Com’è la vostra vita quando siete in giro con lo spettacolo?

Lavoro per Alegria da sette anni circa e viaggiamo molto in tutti i continenti. Ma passiamo molto tempo insieme. Perciò posso dire che siamo una specie di famiglia, una grande famiglia e nel mio tempo libero cerco di farmi la mia vita, di girare, guardare le città e le culture di ogni paese in cui andiamo. È una bella occasione questa che abbiamo di viaggiare tanti per il mondo con gente con cui si sta bene.

E visitate anche le città in cui vi trovate a lavorare?

Certo, cerco sempre di visitare più che posso la città in cui sono ma anche di girare un po’. In questo periodo in cui siamo stati a Milano sono stato a Venezia, a Torino.

Che ne pensi dell’Italia? È la prima volta che ci vieni?

Sì, è la prima volta e mi piace moltissimo. Sai, io vengo da Buenos Aires e ci sono tantissimi italiani lì, c’è una grossa influenza italiana perciò mi sento un po’ come a casa.

Cosa ti piace e cosa non ti piace dell’Italia?

Mi piacciono molto le città; cerco di paragonarle o meglio comprenderle. Mi piace molto far parte delle città che visito, comprendere gli edifici da un punto di vista architettonico, capire chi li ha costruiti. Vado spesso a indagare per capire qualcosa in più.

Tu sei nato in Argentina; dove vivi ora quando non sei in giro per lavoro? Quale consideri la tua casa?

La mia casa è a Buenos Aires, è lì che ho la casa e gli amici. Ogni volta che ho del tempo libero cerco di tornare a casa; cerco di andarci spesso ma riesco a starci solo un paio di volte all’anno per due settimane ogni volta.

Hai fratelli o sorelle?

Ho una sorella più grande, io vengo da una famiglia di tradizione circense per cui la mia famiglia è pienamente coinvolta in quello che faccio. Mio padre ha ancora il suo circo.

Tu sei dichiaratamente gay; ti interessi della gaylife e dei diritti gay in Argentina, USA o nei paei che visiti per lavoro?

In ogni paese o città che visito, cerco di uscire e di scoprire i bar e i locali. In realtà al mio partner non piace molto ma io esco ogni volta che ho la possibilità, non troppo perché abbiamo sempre lo spettacolo, non possiamo fare tardi la sera.

Che paese ha una vita gay più aperta?

In Usa c’è una grande vita gay ma anche a Londra c’è una bella atmosfera. Ma non ho viaggiato molto per l’Europa per cui non posso dirlo con sicurezza.

Come ti senti come membro gay della compagnia?

Posso dire che nella compagnia non c’è davvero alcun tipo di problema se sei gay o omosessuale. Il mio compagno è in tour con me ed è considerato il mio partner ufficiale con tutti i benefici delle coppie ufficiali. Abbiamo le stesse condizioni delle coppie etero.

Ti capita di sostenere le tematiche gay nel tuo lavoro?

Certo. Il mio ragazzo ad esempio l’ho incontrato al Gay Pride di Denver, due anni fa, dove il Cinque du Soleil aveva organizzato un carro; io ero ovviamente sul carro e ho incontrato il mio ragazzo lì. Il Cinque ha partecipato a vari Gay pride e altre iniziative organizzate dal movimento gay.

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Salotto culturale.

di Daniele Nardini

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