Il vetro è gay: la provocazione di Monica Dessì

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La scultrice emergente ha creato l’opera gay "Eden" che verrà esposta nella galleria Artemisia di Bard, in Val d’Aosta. «L’omofobia mi turba. Ogni essere umano deve potersi esprimere...

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L’arte contemporanea vive e si nutre costantemente del concetto di provocazione per attirare l’attenzione del pubblico ma anche della critica. Lo dimostra chiaramente un curioso film nelle sale in questo periodo, l’argentino L’artista di Gaston Duprat e Mariano Cohn, in cui le opere del protagonista non vengono mai inquadrate ma vendute a prezzi stratosferici (come, per un certo verso, il "lato B" delle quotatissime opere di Damien Hirst, per esempio lo squalo in formaldeide e il teschio ricoperto di diamanti, ossia L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo e For the love of God). Tanto più che quella astratta, svincolata da un rapporto di riproduzione mimetica della realtà e non ingabbiata nelle gabbie codificate dell’arte figurativa, si presta alle interpretazioni più insolite.

Abbiamo contattato la scultrice piemontese Monica Dessì, di solida formazione artistica – ha studiato con Marcassoli, Hofner e Tiozzo – nata come progettatrice d’interni e "convertita" a una vera e propria ossessione creativa: il vetro. «Questa passione è nata conoscendo uno scultore toscano: mi ha portato in fondo al suo laboratorio mostrandomi curiosi sacerdoti in ceramica la cui testa era fatta di pasta di vetro», racconta la Dessì. «La mia ricerca è legata al concetto di luce, trasparenza e forma. Soprattutto la luce può essere potente. La tecnica che utilizzo è la vetro fusione, permette di lavorare il materiale a freddo dopo che viene fuso in forni particolari, un sistema diverso rispetto alle fornaci, per esempio quelle di Murano. I supporti sono solitamente in legno, ferro o tessuto. Solo in seguito è nata la ricerca del movimento attraverso il bassorilievo del vetro che, col filtro della luce, crea appunto una sorta di movimento nello spazio. E le ombre danno luogo a nuove forme, in continua transizione, come il nostro movimento interiore. Io detesto i mezzi toni, dicono che le mie realizzazioni stimolano l’appetito. Anche per questo ho creato un’opera gay, Eden, che in realtà è intergenere: nel foro c’è una finestrella trasparente, all’interno della gabbiettina di ferro c’è un triangolo. Se si osserva il buco dall’alto si nota una goccia di spermatozoi blu. Eden ha una sua identità sessuale intergender, insomma: non c’è maschio o femmina ma solo la trasparenza, è un incontro di colori che rappresentano le varie anime».

«Sono rimasta molto turbata dall’omofobia imperante in Italia», continua l’artista. «Ogni essere umano ha bisogno di esprimersi liberamente, ciò denota quanto siamo indietro. Adesso mi piacerebbe andare oltre: nella performance Arte al cubo che si terrà alla Galleria Artemisia di Bard, ci saranno sofisticate interazioni di musica, arte teatrale e danza. E nella nuova collezione farò scorrere l’acqua nel vetro: basta un flusso liquido per modificare una forma».

Monica Dessì esporrà dall’11 dicembre al 3 gennaio nella mostra Trasparenze del Forte alla galleria Artemisia di Bard diretta da Ennio Pedrini e a Vevey, in Svizzera, dal 2 al 31 gennaio presso la Galerie Zabbeni.

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