Intervista a Lella Costa: tra libri, impegno e diritti LGBT

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"L'orientamento sessuale è solo una variabile, non può creare discriminazioni".

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Lella Costa, una chiacchierata tra libri, impegno e diritti perché…la vita capita.

Può succedere che, facendo un giro per gli stand di Più Libri Più Liberi, la bella e ricca fiera della media e piccola editoria di Roma, ci si imbatta in un vero e proprio mito del teatro e della cultura italiana: Lella Costa.

Lella Costa, che da sempre ha espresso la sua solidarietà e la sua vicinanza alla comunità LGBT, accetta di fare una pausa al bar con me e io ne approfitto per saperne di più sul suo rapporto con la lettura, con i libri e con la cultura gay.

Lella Costa, nel tuo percorso di formazione ci sono stati incontri con scrittori omosessuali che hanno particolarmente influenzato le tue scelte? Intendo sia come lettrice che come attrice…

In realtà, hanno contato molto di più gli incontri con le persone omosessuali nella vita. E ha contato moltissimo l’incontro con uno scrittore che è stato anche mio co-autore in alcuni spettacoli, parlo di Pier Giorgio Paterlini. Nonostante tutta la buona volontà che spendevo quando affrontavo questioni relative al mondo gay, Pier Giorgio mi ha fatto capire che sbagliavo, sbagliavo se dividevo il mondo in persone eterosessuali e persone omosessuali perché partivo da una scissione mentre la verità è che l’amore è uno solo mentre le declinazioni dell’amore sono tantissime. Allora ho iniziato a vedere le cose diversamente, a vedere che esistono quelli che si innamorano con un colpo di fulmine, quelli che si innamorano dopo una lunga frequentazione, quelli che sono fedeli, quelli che non riescono proprio ad esserlo e in questa prospettiva l’orientamento sessuale mi sembra solo una variabile tra tante, e non può creare differenze o, peggio, discriminazioni. Sono altre le cose che devono unirci o dividerci. E sempre da Pier Giorgio ho imparato a mantenere l’attenzione e lo sguardo sul fatto di non dare per scontato che la persona che hai davanti è eterosessuale. Questo è davvero un errore clamoroso. Offensivo.

Questa considerazione è perfetta anche per chi lavora nelle scuole, ti pare?

Certo, gli insegnanti devono essere pronti a prevedere l’opzione, a non dare per scontato che tutti gli alunni siano eterosessuali. Questo salto di qualità, in termini culturali e relazionali, probabilmente salverebbe delle vite. O comunque le renderebbe meno dolorose, meno conflittuali, meno sofferenti. Darebbe una speranza di felicità a chi, dietro i banchi di scuola, vive un momento di difficoltà. E poi, al di là di tutto, leggere libri allarga sempre l’orizzonte.

A proposito di libri, qui siamo all’interno di una meravigliosa fiera libraria, c’è un libro che è stato particolarmente importante per te, che ha cambiato qualcosa dentro di te?

Sono tanti i libri che ti cambiano la vita. A partire dal primo libro che leggi e che per la prima volta ti apre mondi incredibili. Io però posso dirti che sul mio comodino ci sta sempre la raccolta delle poesie di Eliot. Eliot non mi è neppure simpatico. Però quella qualità poetica ti cambia davvero l’esistenza. E poi, un’autrice più recente che è anche lesbica: Carol Ann Duffy, scozzese, una donna strepitosa che ha scritto una raccolta bellissima “La Moglie del Mondo” in cui, con i suoi versi, dà voce alle donne della mitologia che sono ricordate solo per essere state donne o compagne di uomini.ed eroi leggendari.

Infine, secondo te Lella Costa, qual è oggi il ruolo degli artisti e degli intellettuali nella lotta per una società più giusta e con maggiori diritti per le persone LGBT?

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Io credo che, paradossalmente, più che il teatro, che purtroppo ha un pubblico di “nicchia”, possa essere importante il contributo delle fiction, della televisione, insomma di tutti quegli strumenti che riescono ad intercettare i cambiamenti della realtà ben prima della politica. Le uniche testimonianze che generano sfiducia e sconforto sono proprio quelle delle istituzioni politiche che non sono riuscite a portare a termine, non dico una legge decente sulle unioni civili, ma neppure sul fine vita, sul testamento biologico, sulla procreazione assistita. I politici commettono un errore stupido, vergognoso, autolesionista che è quello di pensare che la vita delle persone passi attraverso le aggregazioni politiche. Non è così. La vita capita. Capita di essere omosessuali, capita di avere figli omosessuali, capita in tutti gli strati sociali e in tutti i tipi di famiglia, e non fornire gli strumenti per comprendere è la cosa più criminale che si possa fare per le persone. Non aiutare le persone è vergognoso. La politica non sa aiutare, non vuole aiutare le persone. Allora ben venga che arrivi il supporto degli intellettuali. Bisogna rispettare la vita delle persone, sempre.

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