L’ARTE CHE OSA

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Pierpaolo Sepe porta in scena a Napoli, "Per un pezzo di pane", opera dura e poetica di Fassbinder. Storia di un regista alle prese con lo sterminio degli...

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NAPOLI – La palude fassbinderiana è l’espressione della nostra società, costretta a dare la vita e a subìre la morte in una simbiosi che non trova respiro. Fantasmi di noi stessi, accoliti della nostra disperazione e della tragedia basata sul potere e la sua devianza.
Per un pezzo di pane“, opera giovanile di Rainer Werner Fassbinder, scritta a 19 anni, è rimasta per decenni sigillata in qualche oscuro cassetto, e chissà mai perché! E’ stata tirata fuori nel ventennale della morte del regista lo scorso anno e pubblicata dalla Ubu Libri. Poco conosciuta l’opera desta gli orrori e le paure, le contraddizioni e la liricità di Fassbinder. E’ encomiabile risultato che il regista napoletano Pierpaolo Sepe abbia saputo trovare l’impegno per rappresentare anche in Italia “Per un pezzo di pane“, facendolo conoscere al nostro pubblico.
«Per chi ama il teatro – ci spiega il regista – scoprire che esistono testi così preziosi di Fassbinder crea quanto meno una certa curiosità, anche se poi ci costringe a misurarci con toni acerbi e allo stesso tempo poetici.»

La trama affronta l’argomento tabù della Germania postbellica: il giovane regista Hans Fricke (Hossein Taheri) vuole girare un film sui campi di sterminio nazisti. Nota che più procede con la lavorazione e più viene coinvolto in una tragedia che sembrava non potesse appartenergli. Lo scavare in tanta sofferenza e tormento lo travolge fino a fargli assaporare il fiele della morte che prende i suoi amici e, alla fine, anche Hanna (Erica Urbani), la sua fidanzata. Vorrebbe che quella profanazione finisse con l’abbandono del suo progetto cinematografico ma il produttore (Nicola Sisti), impone la conclusione del film..
Ci spiega Sepe: «Qualcuno afferma che Hans Fricke sia lo stesso Fassbinder proiettato nel suo personaggio, mostrando quali siano le difficoltà di chi fa quel mestiere. Portato a spettacolarizzare il quotidiano, le tragedie che il mondo vive.»
Ma è questa l’arte? Non dovrebbe essa stessa essere l’innalzamento dell’uomo verso la spiritualià e la poesia? Noi crediamo che questo non valga per Fassbinder o, quanto meno, li ritroviamo nella stessa tragedia e nei luoghi in cui viene rappresentata.
«Per me – dice Sepe – rappresentare “Per un pezzo di pane” mi porta a confrontarmi realmente con l’autore del testo. Ci troviamo a denunciare quanto siamo diventati noi tutti uno specchio implacabile e crudele che ci mostra tutte le nostre debolezze. Le nostre, non quelle dei personaggi. Poi, siamo lì, accaniti, a denunciare un criterio a cui apparteniamo. Questo, se vuoi è ancora più tremendo del testo stesso!»
E’ lo stesso per Hans costretto alla fine a rappresentare una fiction perché le storie che vorrebbe raccontare apparirebbero irreali e sconvolgenti per la lucidità dei soggetti carnefici/vittime.
La scenografia di “Per un pezzo di pane“, affidata a Francesco Ghisu, prende spunto dalle vernici del pittore della corrente post-impressionista tedesca Kiefer. Sono le stesse opere prodotte nel tempo in cui Fassbinder scrisse il testo. I colori sono cupi con tratti di delicata luce, ruggine e macerie che accompagnano un particolare lusso e glamour della borghesia che affiancava in quegli anni la Germania di Hitler.
In questo lavoro l’omosessualità di Fassbinder è appena accennata nella relazione tra due deportati ebrei, lacerante e irrisolta come è stato il suo percorso terreno e la sua fine. Perché la rappresentazione dell’Olocausto degli ebrei e non quello dei “Triangoli rosa”? Sepe guarda nel vuoto e dice: «Credo poteva essere in origine una possibilità ma poi lo ha marcato appena appena.» E’ lecito, gli chiediamo, rappresentare l’orrore dei lager? «No. Credo debba affermarsi un principio morale nell’arte.».
Con “Per un pezzo di pane” continua quel linguaggio poetico utile ed estremo per la letteratura ed il teatro cui Fassbinder ha dedicato l’intero mondo affiliato alla sua esistenza. In scena: Hossein Taheri, Erica Urban, Aglaia Mora, Nicola Sisti, Diego Sepe, Roberto Salemi, Luca Ventura, Sylvia De Fanti, Peppe Cerrone. I costumi di Gianluca Falaschi e interventi video curati da Simona Lianza. “Per un pezzo di pane” resterà al Teatro Nuovo di Napoli (Tel.081.1425958) fino a domenica 23 febbraio. Biglietto 13 e 8 euro. Inizio h.21.00 e alle 19.00 (festivi).

di Mario Cirrito

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