L’ODIO CHE VIENE DAL REGIME

È uscito ‘Il nemico dell’uomo nuovo’ il testo più vasto mai pubblicato in Italia su fascismo e omosessualità. Intervista esclusiva all’autore: “Da loro ereditiamo molti pregiudizi”.

L’omosessuale è il negativo del modello fascista di virilità ed insieme a borghesi, liberali, antifascisti e traditori della patria doveva essere cancellato. Avrebbe preso il suo posto l’italiano virile, il combattente, il “maschio”: “l’uomo nuovo”.L’esperimento totalitario fascista fallì, ma perpetrò un forte pregiudizio antigay che si avverte ancora oggi.

Ne parliamo con Lorenzo Benadusi, giovane storico, autore di Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista, edito da Feltrinelli, primo testo pubblicato in Italia che offre un approccio globale al problema del rapporto fra fascismo e omosessualità e colma un vuoto storiografico decennale.
Qual è stato l’atteggiamento del Fascismo nei confronti dell’omosessualità?
Il fascismo, nonostante l’assenza nei codici penali di un articolo di legge specifico a condanna dell’omosessualità, adotta strumenti repressivi “occulti” ma decisamente capillari ed invasivi nella repressione dell’omosessualità. Tra questi il confino, il manicomio o il carcere con la condanna per oltraggio al pudore. La repressione è occulta anche perché si ritiene che, per fortuna e per orgoglio, l’omosessualità, in un popolo virile come quello italiano, non esista.
L’omosessuale era condannato perché non rispettava lo stereotipo di “uomo nuovo” fascista?
L’idea di uomo forte e marziale e la virilità intesa come forza e aggressività con forti connotati maschilistici non nasce con il fascismo, ma il regime la porta alle estreme conseguenze. L’omosessuale è considerato lo stereotipo negativo di questo ideale e per questo viene emarginato e condannato. L’azione repressiva è quasi esclusivamente rivolta al “pederasta passivo”, a chi si traveste da donna o a chi manifesta apertamente il proprio orientamento, come i prostituti o chi lo esibisce con atteggiamenti che possono essere motivo di scandalo.
Fu solo una strategia occulta?
L’accusa di omosessualità poteva essere utilizzata pubblicamente per delegittimare un personaggio politico che era dipinto come non conforme alla morale fascista. C’è però la tendenza a non creare uno scandalo eclatante che possa far discutere l’opinione pubblica. La repressione fascista dell’omosessualità è difficile da individuare anche per l’attività di censura sui fatti di cronaca, e su tutto ciò che ha a che fare con la sfera sessuale, operata dal regime, ma emerge nella documentazione archivistica, nei discorsi ufficiali, in lettere e confessioni private.
Come poteva vivere un omosessuale sotto il fascismo?
Il fascismo attuava uno stretto controllo sociale ma nella sfera privata aveva una capacità invasiva inferiore. L’omosessuale velato, quello che viveva nell’ambito privato la propria sessualità o l’omosessuale che riusciva a condurre una doppia vita con un comportamento esteriore che aderiva all’immagine di uomo diffusa dal fascismo poteva riuscire a condurre una esistenza tranquilla.
Tranquilla?
Ovviamente vivere l’omosessualità clandestinamente provoca una scissione dell’Io con tutte le conseguenze del caso. Inoltre la possibilità dell’ingerenza della polizia o dell’autorità fascista pendeva come una spada di Damocle sul capo di ogni omosessuale. Lungo il fascismo o si rinunciava all’espressione della propria identità, con un conflitto interiore fortissimo, o ci si adattava completamente e con lo stereotipo del maschio eterosessuali propugnato. Chi per scelta o necessità mostrava a viso aperto il proprio orientamento subiva continui fermi di polizia, interrogatori, mesi di carcere ed emarginazione sociale con l’esclusione dalla famiglia e dal contesto sociale.
È vero che il Fascismo lasciò alla Chiesa la condanna morale dell’omosessualità?
La condanna dell’omosessualità è comune ad entrambi i poteri. Il fascismo ha però l’interesse a lasciare alla Chiesa un’attività di controllo sulla sfera sessuale con, ad esempio, l’attività di condanna dell’omosessualità del confessore o del parroco, che in ambito sociale risultano più invasive. È molto difficile distinguere nel periodo fascista tra omosessualità intesa come comportamento peccaminoso e riprovevole, idea propugnata dalla Chiesa, e omosessualità come atto illegale represso dallo Stato. Questa indistinguibilità perdurerà anche dopo il Ventennio.
Quali tra i pregiudizi fascisti sono parte integrante della nostra cultura?
Persiste la visione dell’omosessualità come una carenza di virilità o una minaccia per la stessa. Ancora oggi, nella coscienza collettiva, l’omosessualità è spesso associata all’effeminatezza. Le recenti dichiarazioni del Vescovo di Pistoia ricalcano l’ottica fascista dell’omosessualità guardata come declino della virilità. Allo stesso tempo permane una strisciante condanna sociale che dà un giudizio negativo sulla manifestazione pubblica della propria sessualità. L’omosessualità ancora oggi è tollerata quasi esclusivamente se vissuta in privato.
Quali difficoltà hai incontrato a scrivere di omosessualità oggi?
Avrei voluto incominciare dieci anni fa a lavorare su questo argomento ad una tesi. Allora era impossibile. C’era la difficoltà oggettiva a reperire documentazione e fonti legate alla privacy e alla sfera della sessualità. Esistevano, poi, solo saggi pionieristici sull’argomento. Ho incontrato poi qualche diffidenza nelle biblioteche quando richiedevo testi su pederastia o ermafroditismo. Molti sono in fondi riservati e solo con procedure particolari ho potuto visionarli. Oggi però è possibile parlare di omosessualità e suscita molto interesse anche in ambito accademico. Mi ha stupito, poi, il forte interesse per il mio libro della Sinistra. Non c’è stato, al contrario, nessun interesse da parte della Destra. Pensavo che potesse suscitare curiosità trasversali…

Gli scritti di Lorenzo Benadusi
Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’Italia fascista, Feltrinelli, Milano 2005.
Private Life and Public Morals: Fascism and the ‘Problem’ of Homosexuality, in “Totalitarian Movements and Political Religions”, vol. 5, n. 2, autunn 2004, pp. 171-204
Gli omosessuali al confino, in “Rivista storica dell’anarchismo”, n. 1, gennaio-giugno 2004, pp. 25-42
Per una storia dell’omosessualità nell’Italia del Novecento: gli studi psicoanalitici, in “Storia e problemi contemporanei”, n. 37, 2004, pp. 183-203
Il lecito e l’illecito. Nascita della sessuologia e invenzione delle perversioni nell’Italia tra Otto e Novecento, in “Zapruder”, n. 6, gennaio-aprile 2005 (in corso di pubblicazione).

Ti suggeriamo anche  Gus Van Sant: qual è il tuo film preferito?

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Salotto Culturale

di Stefano Bolognini