L’UCCELLO SI RACCONTA

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A Roma "Talking Cock" mette in scena il maschio alle prese con il suo organo genitale. E si scopre che c'è chi ce l'ha di 42 cm, e...

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2014 0

ROMA – Un’insolita presenza si è fatta notare la sera di domenica 27 luglio, all’interno della rassegna teatrale “I Solisti del Teatro“, giunta alla sua decima edizione, nell’incantevole scenario del bosco dei Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana: si tratta della bizzarra rappresentazione teatrale “Talking cock – L’uccello parlante“.
Dopo i trionfi al festival di Edimburgo e nei teatri del West End di Londra, l’esilarante monologo di Richard Herring, che analizza con spudorata irriverenza la sessualità maschile, è arrivato in Italia, interpretato da Diego Ruiz, l’interprete del plurirappresentato “Orgasmo e pregiudizio“. La regia di Nicola Pistoia infonde un tocco di ironica follia che trasforma lo spettacolo in una girandola di piccante comicità, anche attraverso l’uso di diapositive che mostrano il membro virile in “pose” che hanno dell’incredibile.
Lo spettacolo si basa sulle risposte che centinaia di navigatori (sia uomini che donne) hanno dato al questionario pubblicato sul sito www.talkingcock.co.uk, questionario che è ancora on line e al quale si può continuare a rispondere.
“Qual è il posto più strano dove avete messo il vostro pene?”, “Considerate le dimensioni importanti? E se non sono importanti, come mai non vengono costruiti vibratori di 7 cm e dello spessore di una matita?”, “Avete mai riso delle dimensioni del vostro partner?”, “Avete mai praticato l’autofellatio? E se si, dopo cosa avete fatto: sputato o ingoiato?”… sono alcune delle domande a cui rispondere e che stanno alla base di questo spettacolo. E le risposte sono altrettanto interessanti: una melanzana svuotata, un rotolo di carta igienica farcito con nutella, un tubo di scappamento di una macchina sono tra i posti più strani dove infilarlo. E statisticamente le dimensioni partono dai 12 cm per arrivare ai 42… O ancora: le volte che in media un uomo si masturba in una settimana vanno dalle 322 (be, visto il tema è il caso di dire che si tratta di un cazzaro…!) a nessuna (anche qui come prima!).
Dall’importanza delle misure e delle forme del pene, all’ansia della prestazione e dai problemi ad essa legati, si è fatto un viaggio nel pianeta sesso da un punto di vista esclusivamente maschile, a mo’ di antagonismo con i celeberrimi “Monologhi della vagina”.
Diego Ruiz ha dato sapientemente voce al desiderio di riscatto maschile e alla riscossa del membro, che costantemente e precipitosamente sembra che continui a perdere dignità. La versione italiana del monologo è stata anche arricchita con barzellette prese dalla nostra tradizione culturale, il che ha reso il tutto molto più interessante e vicino alla realtà degli spettatori. Forse si potevano evitare alcune battute politiche che sono risultate del tutto gratuite e scontate, appesantendo un po’ il monologo.
Ovviamente il discorso riguardava quasi esclusivamente il rapporto uomo-donna, ma erano presenti molti riferimenti al mondo gay, descritto come l’unico mondo sereno nel quale ci si prende cura del pene senza troppi problemi. Anzi con molto piacere! E c’è stato anche un invito al pubblico a seguire l’esempio del pride, in cui il mondo GLBT con orgoglio manifesta la propria sessualità, senza alcun problema, anzi rivendicando i diritti basilari di ogni essere umano.
Il monologo si è concluso con un appello. Alle lesbiche perché, anche se non interessate al pene, siano però grate almeno al membro del proprio genitore perché le ha messe al mondo. Ai gay perché continuino a invadere il mondo con la loro vibrante cultura. Alle donne etero perché la smettano di prendere in giro il pene nelle forme e dimensioni e prestazioni. E agli uomini etero perché considerino il loro membro un “ponte levatoio” per favorire il dialogo e non un maglio perforante. Che se poi è anche un maglio perforante… che ben venga! E, senza dubbio, questo è un appello che vale anche per noi gay.
Il tutto perché “Qui (nel pene, ndr) abita la felicità”, come dice un motto inciso su una casa a Pompei.
Uno spettacolo interessante e divertente che ha ottenuto applausi a scena aperta e che ha visto una grande partecipazione di pubblico, fra cui l’attrice Cinzia Leone.

di Roberto Russo

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