La “foto-coppia” Man Ray e Mapplethorpe in mostra a Milano

Fino al 22 maggio alla Fondazione Marconi di Milano è allestita la mostra ‘Man Ray – Mapplethorpe’. Due geni della fotografia dalle molte affinità, sperimentatori audaci nel nudo maschile e femminile.

Intrigante mostra-specchio, doppia e bifronte, Man Ray – Mapplethorpe si preannuncia una delle più stimolanti e insolite della stagione primaverile. Allestita presso la Fondazione Marconi di Milano in via Tadino 15 fino al 22 maggio (da martedì a sabato, ingresso gratuito), mette a confronto due grandi fotografi, Man Ray e Robert Mapplethorpe, affini sperimentatori dall’audacia innovatrice, dotati però di una personalità unica.

Le loro vite si sovrappongono solo cronologicamente per tre decenni ma a livello artistico sembra davvero che il primo abbiamo passato all’altro una sorta di inconsapevole "testimone programmatico": quando Man Ray morì ottantaseienne a Parigi nel 1976, Mapplethorpe aveva appena compiuto trent’anni e si era comprato la sua prima macchina fotografica Hasselblad con cui iniziò a realizzare i suoi celebri ritratti di artisti mondani ed esponenti underground del mondo gay fetish (si era fatto le ossa con le Polaroid, esposte nella sua prima mostra in assoluto tre anni prima presso la Light Gallery di New York, nel periodo in cui viveva con la sua amica del cuore Patti Smith al Chelsea Hotel).

Mapplethorpe stimava profondamente Man Ray e lo considerava il miglior fotografo mai esistito. Le profonde influenze di Emmanuel Radnitzsky (questo è il vero nome di Man Ray), maestro Dada e amorevole "spalla" dell’amico di una vita, il "profeta" surrealista Marcel Duchamp, sono così evidenti in Mapplethorpe che alcune sue realizzazioni sembrano omaggi ricalcati sul modello dell’opera sperimentale di Man Ray: i ritratti anni ’80 della culturista Lisa Lyon ricordano Woman in bondage del ’28-’29 come il nudo genitale di La prière (1930) è reso più esplicito in Veronica Vera (1982). Anche le sue celebri calle in bianco e nero ricordano quelle di Man Ray realizzate con la tecnica della solarizzazione (che faceva il paio con quella "rayografica"), e le geometrie falliche di Priape diventano villose provocazioni testicolari con la firma Mapplethorpe in Coconuts. Ma gli esempi sono molteplici e a volte emergono più nei dettagli sofisticati – i capelli fluenti del ritratto di Jennifer Jakobson che sembrano quasi una magmatica continuazione della chioma riccia verticale di La chevelure –  che nella semplice riproduzione concettuale di un’opera.

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Sicuramente la capacità di Mapplethorpe nel rendere la plasticità di un corpo o di un oggetto evidenziandone un’estetica quasi statuaria deve molto a Man Ray ma lui stesso era molto cauto nel riconoscere l’importanza degli influssi artistici per la sua ispirazione: in un’intervista rilasciata a Janet Kardon nel 1988, Mapplethorpe sostiene: «Credo che uno potrebbe sfogliare una quantità delle mie fotografia e dire: "Ecco, questa somiglia all’artista tale, e questa somiglia all’artista talaltro". Ma mi piacerebbe pensare che le influenze non siano poi troppo forti».

Ci si potrebbe poi sbizzarrire sulla mascolinizzazione del corpo in Mapplethorpe (gay) e l’esaltazione del femminino in Man Ray (etero), un doppio punto di vista, queer e non, sul concetto di estrinsecazione della bellezza. Ma le analogie prevalgono. Come sostiene Bruno Corà, «sia Man Ray che Mapplethorpe, prima di diventare maestri nella fotografia, sono stati pittori e scultori, creatori di oggetti, hanno vissuto a Brooklyn e a New York, sono stati ritrattisti degli intellettuali dell’epoca e potenti esploratori del corpo nudo, delle sue qualità plastiche e del riverbero vitale proveniente da esso, infine hanno viaggiato in Europa e in Italia partecipando a significative comunità e situazioni artistiche».

Questa mostra è doppiamente gemellare, in quanto realizzata in concomitanza con Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma, organizzata dal Museo d’Arte di Lugano in collaborazione con la Mapplethorpe Foundation di New York e aperta fino al 13 giugno (bisognerebbe davvero visitarle entrambe per un duplice raffronto comparativo).

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