LA MILANO CHE DANZA

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Nove compagnie, undici spettacoli, dieci giorni. Sono i numeri di "Short Formats", festival internazionale della nuova danza che debutta domani. E rilancia la città come centro artistico e...

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MILANO – Ritrovare i luoghi dell’amore e del dolore; recuperare forme e gesti arcaici attraverso il movimento corporeo e il protagonismo musicale. Dal 15 al 24 maggio, nove compagnie provenienti da tutto il mondo, con undici spettacoli, parteciperanno alla quarta edizione di Short Formats, festival internazionale della nuova danza.

Milano, ormai disattenta e penalizzante verso molte manifestazioni culturali ha tagliato risorse finanziarie anche a questa manifestazione che somigliava a una carovana itinerante di guitti e danzatori. Ma il CRT è riuscito a far convergere nel capoluogo lombardo i protagonisti delle nuove tendenze coreografiche, soffermando lo sguardo attento alla Svizzera, Francia e alla Tunisia.
Ed ecco il ^S15 e il 16 maggio^s i Black Blanc Beur, gruppo di danza HipHop nato in Francia nel 1984. Portano in prima nazionale: “Wartane” e “Shuffle”. Il primo è un work esplosivo e ricco di contaminazioni multiculturali, dove la voce narrante è il corpo flessuoso addomesticato dalle sonorità arabe e andaluse.

In “Shuffle”, soffia il vento e l’esultanza del jazz afro-americano: una colonna sonora che va da Art Blankey a Max Roach, Dizzy Gillespie, Aldo Romano e Erik Truffaz.
Una cornice onirica per Britta Oling in “Vis Volans” il ^S16 e il 17 maggio^s. Lo spettacolo si basa su canzoni popolari inglesi, arrangiate ed eseguite da Giorgio Gaslini, dentro un mondo immaginario dove magia e danza esaltano la purezza dell’infanzia.
Il ^S17 e il 18^s è di scena Mal Pelo, gruppo di danza catalano che estende la sua arte in una forma poetica complessa che attraversa il tempo e ogni bisogno di scovare significati urgenti alle mille domande della vita. I Mal Pelo presentano: “L’animal e l’esquena” e “Atràs los ojos”!
L’uso degli strumenti interrativi applicati alla composizione coreografica; i sistemi virtuali e le modalità di interazione tra movimento, ausilio di software, video e danza, verranno spiegati da Ariella Vidach, ^Slunedì 19 maggio^s con lo spettacolo-conferenza “Il corpo nello spazio virtuale” che verrà presentato alla prossima Biennale di Venezia e che propone le parti più significative delle produzioni della coreografa negli ultimi sei anni della sua attività.
^SMartedì 20^s toccherà ad una compagnia tunisina, Nawel Skandrani in “Corpi complici”, un viaggio esilarante e ritmato attraverso la memoria. Liberamente tratto da “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett, il lavoro è un frammento vocale intorno alla leggiadria dei corpi che si plasmano e tornano a nuova, generante vita, con i suoi colori ambrati, voci di altre terre colme di sole e di poetico erotismo.
Cinque danzatori che si muovono in uno spazio vibrante, avvolto da suoni che rappresentano l’infinito in una coreografia pittorica astratta. Spettatori sottoposti alla ricerca originale del movimento in un palcoscenico spoglio e nero. E’ “The Moebius Strip” di Gilles Jobin, in programma il ^S21 maggio^s. Le coreografie di Jobin esplorano la relazione tra corpo e anima attraverso immagini forti ed evocative. Questo nostro luogo del vivere quotidiano in cui passi e sguardi rimangono spesso estranei si dilatano in una azione scenica che si trasforma gradualmente: quali le linee dello spazio?, quali i suoi movimenti?. Ed ecco quei danzatori avvinghiati, aggrappati l’uno all’altro in un contatto fisico che diventa sessualità di tutte le sessualità: omo, etero, carne, passione, violenza, il tutto cadenzato da una partitura sonora ipnotica.

Il ^S22, 23 e 24 maggio^s tocca a Barbara Toma con “DooD” con le musiche originali di Jeroen Kimman-Roomtone. La giovane coreografa, diplomatasi ad Amsterdam, crea uno spettacolo dalle percezioni sensoriali mmmolto audaci. Il gioco corpo-immagini video è una ricerca contaminante che affronta i diversi aspetti della morte, nel tentativo di rompere un tabù. La fine non è mai una consequenzialità alla vita stessa; siamo noi, costrittori di vita a scomporre spesso le pedine della vita: l’assassinio, la pena di morte, il suicidio e con essi il dolore, la commiserazione, la paura di generare nuovi esempi.
Sempre il ^S22, 23 e 24^s una pièce di Noemi Lapzeson, “Trace”. E’ la donna qui a rivestire i panni della seduzione, con quel corpo nudo posto in relazione con il desiderio, con i tabù che ci portiamo affardellati dentro la nostra esistenza, le norme “naturali” che non sono comportamento per molti altri. Mirabile il gioco in scena tra la danzatrice Marcela San Pedro e il musicista Pascal Auberson!
E infine, sempre nelle stesse date, un maestro della coreografia contemporanea svizzera: Philippe Saire. In “Jour de fuite”, Saire si immerge completamente in un oceano di suoni e luci spettacolari. In questo lavoro che vede lo scenografo affrontare la sfida del “solo”, il miraggio della danza torna ad essere dominazione e incanto: un bel salto di qualità per questo artista che ha già avuto altissimi riconoscimenti internazionali.
Per gli amanti della danza contemporanea che vorranno seguire la quarta edizione di Short Formats, consigliamo di prenotare: molti spettacoli sono a posti limitati. (Tel. Prenotazioni: 02.89011644). Le serate saranno al Teatro Dell’Arte e al Salone di via Ulisse Dini con orari diversi.

di Mario Cirrito

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