LA VITA È TUTTA TRANS

Geppy Gleijeses è il “femminiello” di “Le cinque rose di Jennifer”, splendido testo del Annibale Ruccello. Una metafora gay sulla ricerca dell’amore. A Roma fino al 25 maggio.

ROMA – Al Teatro Valle di Roma fino al 25 maggio si rappresenta un testo del compianto Annibale Ruccello, scritto nel 1980 durante l’esperienza della Cooperativa “Il carro” da lui fondata e con la quale Ruccello mette in scena numerosi testi, primo tra tutti proprio Le cinque rose di Jennifer di cui fu anche interprete, e che riscosse un enorme successo sulle scene napoletane.

Nel 1983 va in scena Notturno di donna con ospiti e due anni dopo Week-end, testi che insieme rappresentano una trilogia tuttora inedita.

Nel 1985 Ruccello vince il premio IDI con Ferdinando, che va in scena a Napoli l’anno dopo, con cui si segnala all’attenzione nazionale.

L’ultimo suo lavoro è Piccole tragedie minimali, un monologo con il quale partecipa al Festival di Montalcino del 1986. Prima di morire in un terribile incidente d’auto sull’autostrada Roma-Napoli, il 12 settembre del 1986, Ruccello stava curando la regìa de La fiaccola sotto il moggio di Gabriele D’Annunzio per il Teatro Popolare di Roma e stava inoltre lavorando alla fusione della Cooperativa “Il carro” con il Teatro Nuovo di Napoli, allo scopo di dar vita ad un Centro di Produzione napoletano.

Ruccello è stato definito dalla critica di settore come uno dei giovani pionieri di quella corrente o tendenza drammaturgica chiamata, tautologicamente, Nuova Drammaturgia o anche Dopo-Eduardo, nata, giustappunto, a Napoli. Nei suoi testi, il rapporto autore/palcoscenico, non è mai accademico né formale. Mai filtrato. Mai vissuto con distacco o con certa indolente indifferenza.

Lo spettacolo in scena a Roma vede protagonisti il direttore dello Stabile di Calabria ed anche regista-attore Geppy Gleijeses nella parte di Jennifer e Gennaro Cannavacciuolo in quella di Anna, un altro travestito che abita nello stesso quartiere.

La trama è semplice e la fabula e l’intreccio si svolgono lineari in una quotidianità troppo spesso trasformata in routine.

Siamo nella Napoli ‘sgangherata’ fine anni ’70, in un quartiere dove i ‘femminielli’ vivono la loro condizione con il colore tipico della loro terra, con passione ma anche con tanto squallore. Esistenze kitsch travolte dall’orrore quotidiano. La scena è tutta ambientata in un piccolissimo monolocale dalle pareti rosa confetto arredato alla meglio, carico di modernariato di bassa lega. Questa è l’alcova di Jennifer e a farle compagnia c’è solo Radio Cuore Libero che oltre a trasmettere dediche e saluti dà notizia di un serial killer che uccide i travestiti. Sul luogo del delitto vengono ritrovate delle rose, 5 precisamente, proprio come quelle che Jennifer ha posto in un vaso sopra il frigidaire. L’esistenza sempre uguale di tutti i giorni viene turbata da sospetti, ansie e timore le legate ad un fantomatico killer che vive uccidendo i ‘femminielli’.

A far da sottofondo le canzoni di Mina e Patty Pravo di cui la nostra rifà il verso interrotta solo dal telefono che squilla continuamente regalando a Jennifer la vana speranza che dall’altro capo della cornetta, prima o poi risponda Franco, l’amore di una notte che nel suo cuore si è ingigantito fino a diventare l’amore di una vita.

Oggi quel modo di vivere la diversità forse non esiste più: Jennifer è sola, la trasgressione è mista a solitudine e paura, non c’è neanche la cultura come mezzo per alleviare le sofferenze di un ambiente metropolitano relegato ai margini di società sprezzante e troppo spesso ostile.

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In questo noir illusorio e compulsivo, dove aleggia la presenza di un maniaco, attimi di euforia si alternano a disperazione e depressione.

Teatro Valle di Roma
LE CONQUE ROSE DI JENNIFER
di Annibale Ruccello
regia Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses e Gennaro Cannavacciuolo
fino al 25 maggio
info: www.teatrovalle.it
biglietteria: orario 10 – 19 (lunedì riposo) tel. 06/68803794

di Monica Giovannoni