LE PAURE DEL GIOVANE IVAN

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A quasi trent’anni non ha mai avuto una donna. Solo quando incontra due ragazzi gay capisce cosa gli piace. Ma trovare l’amore non sarà così facile. Da Walter...

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Gli omosessuali hanno in comune tra loro una sola cosa: essere attratti da persone dello stesso sesso. Per il resto tracciare un ritratto dei componenti della cosiddetta “comunità gay” italiana è impresa impossibile. È vero, però, che nella maggior parte dei casi la letteratura omosessuale propone personaggi che hanno assimilato almeno in parte le conquiste culturali, politiche e anche intime che hanno caratterizzato la storia recente del movimento: in genere sono figure che compiono un percorso di autoaccettazione in cui si liberano di quei due principali ingredienti con cui l’ambiente è tradizionalmente portato a trattare l’omosessualità, l’ipocrisia e l’omofobia. È quindi curioso trovare un libro che ribalta tutto questo seguendo il diario privo di remore di un giovane omosessuale alla scoperta di se stesso: certo, il tema non è affatto nuovo, ma il protagonista di Ricomincio a vivere, opera prima di Walter Manzoni (WLM Edizioni, 150 pagine, 15 euro), non sembra rendersi conto di quanta omofobia egli stesso abbia interiorizzato né di quanta ipocrisia egli stesso dimostri verso quel mondo gay a cui pure cerca di avvicinarsi.

Ivan è un giovane che vive in una piccola città del nord; ha un lavoro in fabbrica per il quale ha abbandonato gli studi e a quasi 30 anni vive ancora con la famiglia, composta da madre, sorella e un numero imprecisato di fratelli. Ivan non ha mai avuto una ragazza, se si esclude la passione intensa durata due mesi con una bambina alle elementari che gli ha dato una grossa delusione. Un’estate decide di concedersi qualche settimana di vacanza sulla riviera romagnola e qui conosce una coppia di amici; naturalmente i due sono omosessuali e, non appena la cosa viene fuori, Ivan decide che è il momento di provare e si butta nelle braccia di uno dei due. Sarà solo un’avventura vacanziera ma l’inesperto giovane conserverà per anni una cicatrice mica da niente. Il problema sarà come imparare a vivere l’identità omosessuale appena scoperta una volta tornato alla vita di sempre. Ivan riesce a ingegnarsi e, attraverso degli annunci, conoscerà una persona che a sua volta gli presenterà Giacomo, con cui riesce a instaurare un rapporto di qualche settimana che noi definiremmo più un’amicizia di sesso che una storia sentimentale. Sarà l’incontro con Stefano, conosciuto in un locale gay scoperto grazie a Giacomo, a far capire al giovane che è il momento di cambiare partner. E di dare inizio a una storia che lo coinvolgerà molto più di quanto lui stesso è pronto ad aspettarsi: per avere più libertà di stare con il suo amato, il trentenne Ivan lascerà la casa materna e prenderà un appartamento per conto proprio. Con Stefano vivrà una storia molto intensa basata su una grande intesa sessuale e sulla illimitata disponibilità affettiva di Ivan.

Parallelamente a questi incontri il protagonista vive la sua “iniziazione”…

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Parallelamente a questi incontri il protagonista vive la sua “iniziazione” con gli strumenti che ha, cioè praticamente nessuno. Le parole con cui descrive i locali gay che impara a conoscere, definiti simili a “gironi infernali”, le persone che li frequentano e le attività “lascive” cui si dedicano farebbero inorridire qualsiasi attivista GLBT che non potrebbe non riconoscervi un chiaro segnale di omofobia interiorizzata. D’altra parte quanti giovani ci sono ancora in Italia che vivono la loro condizione di omosessuali impregnati di pregiudizi negativi? Molti più di quanti qualsiasi attivista possa immaginare, probabilmente. E risulta comprensibile perciò anche l’ipocrisia di Ivan che non disdegna di recarsi da solo in quei “gironi infernali” un giorno che il suo Stefano si trova lontano per una vacanza. Ivan vive contraddizioni che fanno parte di molti, probabilmente: come fanno parte di molti i mille dubbi e le mille insicurezze che caratterizzano il suo racconto, infarcito di continui “ma perché Stefano fa così?”, “cosa vorrà dire questo?” e simili. Al lettore evoluto appare naturale suggerire al protagonista di andare direttamente a porle a chi di dovere queste domande, ma poi ci si ricorda che, chi più chi meno, siamo tutti passati attraverso la fase in cui l’amore, o ciò che la letteratura definisce tale, rende difficilissimo porre anche il più banale interrogativo.

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Insomma la vicenda di “Ricomincio a vivere” può essere una traccia in cui molti possono ritrovare parte della loro esperienza; e questo spiega forse anche come mai questo libro, prima proposta della neonata casa editrice WLM (www.wlmedizioni.com, wlmedizioni@tiscali.it) dedicata al mondo LGBT, abbia venduto 40 copie nella sola libreria Babele di Milano nel primo mese di distribuzione. Un risultato incoraggiante per un libro scritto senza nessuna velleità letteraria: lo stile è infatti scialbo come quello di un adolescente alle prese con il suo diario e non mancano errori grammaticali, di sintassi e di ortografia, troppo frequenti per poter essere presi per semplici refusi tipografici. Infine la lettura risulterebbe più gradevole se si tagliassero alcune ripetizioni e qualche descrizione inutile. Ma nonostante queste note da vecchio omosessuale attivista, bisogna dare ragione all’autore che, nei ringraziamenti, afferma di aver scritto questo libro “perché sono ancora pochi i testi in circolazione che descrivano la vita e i pensieri delle persone omosessuali”. Lui, Walter Manzoni, ha voluto mettere in gioco se stesso in questa sfida, narrando una vicenda che, anche se non è la sua esatta autobiografia, viene presentata come “una estrapolazione che mette in luce alcuni momenti ed alcuni aspetti della mia vita”. Nomi e circostanze mutate per proteggere l’anonimato, insomma, ma tanta verità. E si vede.

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