Matteo B. Bianchi: “La mia Madonna ha i jeans e accoglie tutti”

Intervista all’autore di “Generations of Love”, ora in libreria con “Maria Accanto”, storia di un’amicizia molto speciale.

L’ultimo libro di Matteo B. Bianchi, già autore del romanzo cult Generations of Love (uscito l’anno scorso in una riedizione ampliata >>> LEGGI ) si intitola Maria Accanto (Fandango Libri) ed è essenzialmente un esperimento mentale: cosa accadrebbe a una ventenne milanese qualunque se all’improvviso iniziasse ad apparirle la Madonna?

Il romanzo – che a poche settimane dall’uscita è già alla seconda edizione e del quale sono già stati venduti i diritti cinematografici – racconta la storia di Betty, segretaria in uno studio dentistico, e di come un incontro eccezionale, forse l’incontro eccezionale per eccellenza, arriva a stravolgerle la vita. Il tutto senza alcuna vera conversione religiosa. La mossa fondamentale del romanzo di Matteo è infatti quella di immaginare una Madonna che vuole provare, accanto a Betty, ad essere (finalmente?) una ragazza come tante, a fare quello che fanno le ragazze di oggi. Shopping, concerti, pub: Maria appare a Betty in visita privata, non porta con sé praticamente nulla del suo stato celeste. Com’è possibile? Che Madonna è mai questa? Abbiamo incontrato Matteo e ci siamo fatti raccontare il senso che ha avuto per lui immaginare e scrivere di questa storia di amicizia e ribaltamento delle prospettive.

Ho letto che questo libro è nato da una conversazione. Nello specifico, una conversazione col regista Max Croci. Ci racconti com’è andata?

L’origine del libro è cinematografica. Io e Max Croci abbiamo fatto diversi cortometraggi insieme. Il primo cortometraggio, “Volevo sapere sull’amore(>>> GUARDA) è stato un lavoro molto fortunato, che ha vinto diversi premi, anche internazionali. Tra le varie cose ci avevano invitato a un festival a Palma di Maiorca. A metà novembre. Ti lascio immaginare la tristezza di Palma di Maiorca a novembre! La mattina dopo la proiezione eravamo in giro sul lungomare deserto. Ci siamo seduti al tavolino di uno dei tanti bar chiusi nella speranza che prima o poi aprisse. Visto che eravamo lì a far niente, abbiamo cominciato a pensare a quale potesse essere il nuovo soggetto su cui lavorare insieme. Lui aveva preso una “cotta” professionale per una concorrente del Grande Fratello che in quel periodo era ancora nella Casa. Si era convinto di volerla far recitare. Lo affascinava l’idea di prendere una con una notorietà televisiva e farla diventare un’attrice vera. La prima cosa che ho pensato è stata: “Questa è una ragazza qualsiasi, che probabilmente non sa recitare… Bisogna farle fare la parte della ragazza qualsiasi”. Ma a un ragazza qualsiasi deve succedere qualcosa di eccezionale. E non so perché mi è venuto in mente, tipo illuminazione: “Le appare la Madonna!”. Da lì abbiamo cominciato a ragionare, all’inizio ci siamo esaltati ma quando poi io ho cominciato a scriverla mi sono reso conto che era difficile farne un cortometraggio. L’idea dopo un po’ è morta a livello cinematografico ma ho capito che poteva essere una buona idea per un romanzo.

Fino a che punto eri consapevole all’inizio di voler fare una rilettura iconografica di Maria? O è più stato un effetto venuto fuori scrivendo?

Io ho un rapporto molto forte con l’iconografia religiosa. Un rapporto di pura fascinazione. Ho sempre pensato che le immaginette religiose, le statuette che hanno in casa le nonne, le immaginette dei calendari, ecc. siano la nostra pop art. È l’espressione di arte più popolare che abbiamo. Sono ovunque. Così come i camionisti che hanno i calendari con le donne nude e a fianco Padre Pio. Sono sempre stato affascinato dall’aspetto puramente iconografico di queste immagini, che spesso sono molto colorate, idealizzate e c’entrano anche poco coi personaggi originali. Non a caso la mia rivista online ‘tina ha sempre un’immaginetta religiosa come copertina.
La rappresentazione di Maria che faccio nel libro è quasi puramente iconografica. È la Maria che all’inizio si presenta vestita nel modo classico ma che è spogliata quasi totalmente del suo aspetto divino per abbracciare invece dei connotati prettamente terreni, umani. Il rapporto che ha un Betty è di amicizia vera e propria tra due ragazze. Questo è il meccanismo alla base del libro, che è un’astrazione. Chiedo al lettore di provare a togliere una figura dal suo ruolo divino per riportarla in una dimensione semplicemente terrena. E proprio il primo aspetto su cui gioco per fare questo è l’immagine: Betty porta Maria a comprare i jeans da H&M.

Michela Murgia ha scritto, qualche anno, fa “Ave Mary”. Un libro sempre sulla Madonna, in cui si analizzano i caratteri artificiosi, “costruiti” della figura di Maria. Hai avuto modo di confrontarti con lei sul tema, visto che vi siete incrociati in giro a saloni e presentazioni?

Io volutamente ho evitato di leggere libri che avessero a che fare con questo argomento. Li ho presi e poi ho deciso di non leggerli. Non volevo che mi influenzassero. La cosa più difficile nello scrivere il libro è stata trovare il tono. È un libro che gioca su un equilibrio molto delicato: avevo paura di risultare troppo semplice o troppo ironico, troppo provocatorio. Avevo paura che qualunque lettura mi potesse dare elementi condizionanti. Il mio punto di partenza è stato quello di basarmi sul concetto di Maria che io ho assorbito da piccolo. Un versione semplificata, da catechismo. Ho voluto attenermi a quella. Non solo: nel libro ci sono una serie di cose che vengono taciute. Non dico che età ha Maria, non ci sono riferimenti a Gesù, non c’è riferimento alla sua esperienza di madre. Maria compare come figura femminile e basta. Perché io penso che fondamentalmente ognuno proietti su Maria una serie di conoscenze personali e idee individuali. La mia è un’opera di simbolizzazione: ho giocato con una figura spogliandola da tutta una serie di significati che aveva stratificati attorno per renderla il più semplice possibile.

A proposito della difficoltà di trovare il tono “giusto”: so che il libro ha avuto alcune vicissitudini editoriali prima di arrivare alla pubblicazione. Quali sono le perplessità o i dubbi che ti hanno posto le case editrici?

Questo libro è stato rifiutato da molte case editrici. È una cosa di cui io parlo tranquillamente. Maria Accanto mi ha fatto penare abbastanza: io ci credevo molto e ha incontrato invece molte resistenze. La principale, che mi sono trovato davanti spesso, è che, per molti, era un libro “non incasellabile”. Ha per protagonista la Madonna ma non è un libro religioso, è un libro ironico ma ha aspetti tragici, non è una commedia, non è critica religiosa. È uno strano oggetto. Qualcuno ne ha fatto proprio un problema di vendibilità editoriale: come presentarlo, in che collana metterlo e cose del genere. Tutte perplessità quasi di ordine teorico. Più ricevevo rifiuti, più mi convincevo che volevo portare avanti quest’idea. In alcuni casi mi hanno detto che avrei dovuto insistere su alcuni aspetti: renderlo molto più comico, ad esempio. E invece secondo me no: doveva proprio avere l’equilibro che ha tra aspetti diversi.

Che poi è un atteggiamento che si riscontra frequentemente con le cose religiose in Italia. Sembra sempre che si debba essere pro o contro, clericali o anticlericali. Sembra non sia possibile parlarne in altri modi…

Esattamente questo. Il mio libro non è né clericale né anticlericale però è un libro che ha per protagonista la Madonna. E questa cosa ha davvero disorientato. Siamo in un Paese in cui, non farò nomi, ma qualche giorno fa ho fatto un’intervista televisiva e il conduttore mi chiedeva di non dire la parola “Madonna”. Perché aveva paura che il semplice citarla potesse infastidire qualcuno. 

C’è spesso nei tuoi libri, già da Generations of Love, il tema della normalità. Ovvero il piacere di trattare temi e storie che hanno magari una tradizione più cupa, dark in un modo più lieve, più quotidiano. È un approccio che rivendichi?

Totalmente. Credo sia un’attitudine personale ma anche il mio gusto da lettore. A me piacciono le storie normali, che sono interessanti perché l’autore è riuscito a raccontare cose banalissime in una chiave personale sua. Per quello non ho interesse per i gialli, i thriller, che parlano di cose eccezionali, di misteri da risolvere. O per quei libri che cercano di interpretare un fenomeno sociologico. Nei miei libri, è vero, c’è sempre tantissima normalità. Ad esempio, in Generations of Love quello che funzionava era il raccontare l’omosessualità in chiave normale. Togliere all’omosessualità gli aspetti drammatici con cui veniva generalmente rappresentata. In questo caso di “Maria Accanto” racconto la storia di una ragazza assolutamente normale, che ha una vita ordinaria, ma il fatto di aver a fianco la Madonna nel suo fare le cose di sempre la costringe a guardarsi dall’esterno. Vede dall’esterno le cose che fa e inizia a metterle in discussione. La banalità inizia a non starle più bene.

Nel libro, oltre a tutta questa normalità, c’è però anche una tesi forte, direi quasi filosofica: Maria non interviene, non può intervenire nelle vicende umane.

Questo è il punto chiave del romanzo. La Madonna appare a Betty ed è in visita privata. Non porta messaggi, non svela segreti, non appare per comunicare verità di fede. Vuole vedere come vivono le ragazze di oggi. La Madonna in quanto tale conosce perfettamente l’animo umano e le sue profondità, conosce il dolore, la sofferenza, la gioia. Infatti non si scandalizza di niente, non si stupisce di niente. Quello che non conosce è l’effimero: come si vestono le ragazze di oggi, che musica ascoltano… C’è una dicotomia: è colei che sa tutto ma non sa cosa sono i social network. È interessata, in modo quasi divertito, alle contingenze evanescenti del nostro presente. Il libro non racconta una storia di redenzione. Forse è questo che ha spaventato tanto in ambito editoriale. Non è una vicenda spirituale, non è una conversione È la storia di maturazione personale, che è un’altra cosa. La frase che ho messo dietro il libro è indicativa: “Siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali”. Qualsiasi esperienza che viviamo ci cambia. Io racconto come Betty viene cambiata da un’esperienza eccezionale come questa.

La Madonna è molto tranquilla su tutto: ad esempio non le danno fastidio le manifestazioni affettive e le espressioni della sessualità umana. Nel libro c’è un personaggio omosessuale ma hai scelto di non mettere direttamente in connessione questi due aspetti: non c’è direttamente un giudizio di Maria sulle forme di affettività e sessualità diverse da quelle eteronormative, tradizionali.

Il miglior amico di Betty, Luchino, è il personaggio gay del libro ed è l’unico a cui Betty confessa di vedere la Madonna. Nel libro Maria è una figura totalmente accogliente. Sempre. Continua a dire a Betty: “Non spaventarti, conosco già tutto”. E secondo me non può essere altrimenti. Questo è un messaggio implicito del libro ma che fin dall’inizio mi era molto chiaro. Maria è una figura che accoglie, accoglie tutto, sempre e con la stessa serenità. È l’unico messaggio sotterraneo del libro.

Per concludere: questa Madonna pop, spogliata di gran parte dei suoi attributi più ingombranti, facilmente suscita reazioni soggettive diverse. C’è qualcosa di quello che i vari lettori ti hanno detto di aver trovato nel libro che ti ha particolarmente colpito o sorpreso?

Sicuramente ci sono delle interpretazioni curiose sul finale, che non posso svelare, ma un paio di persone mi hanno detto cose che mi hanno lasciato del tutto sbalordito. Invece un amico, molto attento alla dottrina cattolica, mi ha detto che inconsciamente ho rappresentato tutta una serie di aspetti della figura di Maria che rispondono ad alcune caratteristiche della tradizione religiosa più profonda. Più di altri libri, questo è un libro che rivela la sensibilità personale dei lettori. In tanti ad esempio mi dicono: “Io sono molto religioso eppure il tuo libro mi è piaciuto”, come se ci fosse una contraddizione tra le due cose. L’elemento di interpretazione personale è molto forte in questo libro. E sorprende me per primo. Poi ha un pubblico un po’ diverso da quello a cui sono abituato: lo stanno leggendo molte donne e molte persone anziane. Sta arrivando a lettori che prima non avevo.

Generations of Love è tornato in libreria (con una sorpresa): intervista esclusiva a Matteo B. Bianchi

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