MARIO MIELI, UN RICORDO

Avrebbe compiuto 50 anni, il 27 maggio. Un compleanno che si celebra a Roma. Gay.it lo ricorda con un testo di un amico: "Era così Mario: sconfinato nella dolcezza, irrinunciabile nelle sue passioni".

ROMA. Il 27 maggio Mario Mieli avrebbe compiuto 50 anni, il Circolo di Cultura Omosessuale di Roma a lui dedicato lo ricorderà il 1° giugno, con tante iniziative, inaugurando il mese dell’Orgoglio Gay col fare onore a lui che sull’orgoglio e la visibilità ha dato una lezione indimenticabile.

Di seguito, l’intenso ricordo che Mario Cirrito ha dedicato a Mieli. In fondo, il programma delle iniziative romane.

"Nella mia vita ho «desiderato» perennemente in incognito, camuffato sotto identità costruite in funzione di un esterno ostile e sessuofobo".

Potrebbe essere questo uno dei tanti epitaffi scritti in morte di Mario Mieli.

Un enorme smarrimento, la parola che accetta un silenzio mummificato da un dolore indicibile. Non riesco neppure ad immaginare la sua scomparsa, nessuno può capirla se non per quella sua forma tragica che ne ha accompagnato il "folle" gesto. Una emulazione spettacolare, teatrale nell’epilogo tragico. Nemmeno Mario ha colto il senso del forsennato oblìo, fin troppo plateale per questa sua morte "costruita".

Il nostro umano vivere non riesce a tramutare in ragione questo gesto suicida. Perché lui? Non era il tipo da fermarsi sulla soglia a guardare ma un libertino istrione ed un protagonista. Non percepiamo, non oggi, un gesto rivoluzionario ma una sconfitta per tutte quelle cose per cui abbiamo combattuto. Perché Mario? La morte non è mai un’arma rivoluzionaria, un gettare in faccia agli altri le proprie miserie o le differenze. E’ la lotta di Marietto Mieli che vive come pratica diretta alla trasformazione sociale non la sua morte. E allora, perché lui?

Il suo ultimo libro doveva uscire a fine aprile, pubblicato da Einaudi. Lo scorso novembre venne a trovarmi con il dattiloscritto già pronto. Centoquarantacinque cartelle piene di aneddoti di racconti umani e sarcastici. Era davvero contento e a buona ragione. Aveva lavorato intorno a questo suo nuovo lavoro per molti anni e finalmente era pronto. "Ecco la mia prima opera in chiave romanzata" mi disse poggiando il malloppo di fogli su un tavolo. Una storia di tutti i giorni, quasi certamente un’autobiografia con caselle e personaggi che riconoscevo nel vissuto di Mario. Il titolo lo aveva cercato con cura: "Il risveglio dei Faraoni".

Per chi conosce Mario come autore di testi, scrittore saggista, attore ed eterno gayo-provocatore, questo suo lavoro sarebbe stato una lieta sorpresa. Una scrittura sobria un po’ vezzeggiata ma briosa e piacevole. Un lungo viaggio fino alle sponde del Nilo in un susseguirsi di personaggi e scene ora piccanti ora litigiose, simile ad un sogno dove la quiete era bandita, incastrata in risposte che non sapremo più darci. Il luogo entro cui movimentare la storia era stato scelto non a caso. L’Egitto era il "sogno" di quel suo amore combattuto ed amato. Una passione amorosa vissuta con estrema audacia ed ora, credo, inchiodata nel dolore di chi è rimasto.

L’instabilità di Mario aveva un senso per noi e per quanti gli volevano bene, quasi di tranquillità. Se ne andava per poi tornare. Un carosello che viveva ogni volta con maggiore trasporto. Con quella sua forza passionale immersa il quel suo corpo armonioso. Guardavo stupefatto quell’amore che sapeva dare e non sopporto ora l’idea di quanto possa soffrire chi è rimasto.

Era così Mario Mieli: tenero, sconfinato nella dolcezza, irrinunciabile nelle sue passioni. Ci sarà difficile ora che non c’è più, conoscere e leggere questa sua opera-testamento. Il giorno prima di morire si è portato fino agli uffici di Torino della Einaudi, ha sciolto il contratto che lo legava alla casa editrice e fattosi consegnare il dattiloscritto ha viaggiato verso il suo ultimo lido. Quasi un gesto di diniego e rifiuto per un senso privato della sua stessa vita. La sua intelligenza e cultura colpiva ogni soggetto da stimolare capace com’era di provocare.

Siamo tutti legati al nostro presente e la fine di Marietto è tragica se la consideriamo in rapporto alla vita stessa, giocata da altri con cinica disinvoltura e a discapito di ogni forza minoritaria. Il diritto alla vita ce lo siamo conquistati, ci spetta di diritto. Non possiamo farci sindacare da obsoleti giudizi di strada. Simili ad un richiamo di losche figure alla Genet: ladri, assassini, portatori di un morbo antisociale. Una miseria che non ci appartiene. Non si è omosessuali per un solo giorno o per provare peccaminose sensazioni. Credo che l’oscurantismo antiomosessuale è più che mai presente. Si è dato una patina di democratica sopportazione del fenomeno. Non si hanno così motivi apparenti per combattere, vivere come vogliamo vivere. Il gioco è subdolo, sentiamo di essere manipolati. Non esiste più una realtà di movimento omosessuale. I giornali , ora, ci definiscono elegantemente "gay" ed i nostri colori pastellati pesano sul loro grigiore. Sui nostri incontri si fanno largo le discoteche, rigurgito di sovente alienazione. Pochi i Centri polivalenti per una realtà così vasta. Conosciamo per primi il dramma della solitudine incapaci di imporci come elemento dominante.

Occorre difendere e sconvolgere le nostre passioni i nostri turbamenti, i sogni e fors’anche la disperazione che raccoglie tutto questo. Non possiamo liquidare la morte di Mario Mieli con un gesto di triste rassegnazione. Non è rassicurante per nessuno respingerla.

Quella porta ora sigillata dagli inquirenti è per noi motivo di dolore e di perdita di un grande amico. I suoi profumi incensati sono ora diradati dal veleno della morte. Per quanti conoscevano Mario sanno quanto ci viene a mancare ora la sua figura. Quella sua ultima debolezza mi riporta al coraggio istintivo nella umanizzazione della sua omosessualità, a quel volersi autoironizzare, a quei gesti clamorosi per il personaggio da inventare ed indossare. Lo incontravo negli empori dell’intellighenzia milanese così come era ovvio incontrarlo a "battere" in centro o tra i cespugli del Parco Sempione.

Gli devo molto. Per il suo coraggio e i consigli preziosi. Ricordando Mario Mieli apro una pagina ricca delle nostre più grandi voci della disperazione: da Pier Paolo Pasolini a Luchino Visconti, R. W. Fassbinder ma, anche ai due ragazzi di Giarre uccisi dall’incomprensione e a quanti sono scomparsi senza clamore nè conoscenza in un grido lacerante e disperato.

Le ultime parole in morte di Mario Mieli le affido alla mia cara Camilla Cederna: "Questa fine di Mario è come una parte nostra che non ritorna. Uccisa dalla violenza più iniqua. Sapeva essere beffardo e al tempo stesso dolcissimo come pochi sanno farlo. Si spegne una giovanissima luce dell’intelligenza. Viene a mancarmi un interlocutore dell’ironia, come elemento per combattere il grigiore dei giorni nostri".

SABATO 1 GIUGNO PRESSO IL CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE MARIO MIELI, in VIA EFESO 2/A, info 065413985:
ore 17."Intervista a Sylvia Rivera" del Forte Prenestino sette luglio 2000 – World Pride 2000
ore 18, "Ed entrarono in scena" , video liberamente tratto dal libro "Tra le rose e le viole di Porpora Marcasciano.
ore 18.30, presentazione del libro "Tra le Rose e le Viole" di Porpora Marcasciano – Ed.Manifestolibri, con Helena Velena, Leila Dajanis
ore 20 Transpuntini : spuntini e drink, torta e brindisi.
ore 20.45 proiezione del filmato di Franco De Matteo – Italia, 1982, "Con Mario Mieli"
ore 21.00 "Elementi di Critica Omosessuale", i Com, Nostra Signora dei Fiori: con Ivan Cattaneo, Fulvio Ferrari, Corrado Levi, Francesco Pertegato, Roberto Polce, Gianpaolo Silvestri, Antonio Veneziani. A seguire: Il Laboratorio teatrale del circolo Mario Mieli presenta "Letture da La Traviata Norma: ovvero Vaffanculo sì". Alle pareti: mostra fotografica di Andrea Pincione

di Mario Cirrito