METTERSI A NUDO

"Scorticato vivo" di Edmund White. Racconti "autobiografici" perché hanno come sfondo emotivo la vicenda personale dello scrittore. Ogni personaggio rappresenta un momento della sua vita.

Capita a volte di accostarsi con entusiasmo al nuovo libro di un autore che conosciamo ma di avvertire dopo poche pagine qualcosa di strano: una sensazione di disagio per non aver ritrovato lo scrittore che avevamo tanto amato nelle opere precedenti.

Qualcosa di simile succede con la raccolta di racconti autobiografici di Edmund White intitolata Scorticato vivo che DeriveApprodi ha recentemente pubblicato. Il forte sospetto è che gran parte della responsabilità sia da attribuire alla traduzione che non riesce a riprodurre la bellissima scrittura dell’artista americano.

Quello che colpisce in La sinfonia dell’addio (Baldini e Castoldi, 1998), pubblicato negli Stati Uniti due anni dopo questa raccolta che è del 1995, è che i terribili anni newyorkesi falcidiati dall’epidemia di Aids sono raccontati con un tono lieve e a volte ironico, tali da stemperare la drammaticità dell’argomento. È possibile che lo stato d’animo dell’artista quando scrisse i racconti fosse diverso (e infatti si respira un velato senso di angoscia che pervade tutti i personaggi), ma è pur vero che quello splendido stile agile e scorrevole che rende i suoi libri godibilissimi qui non si ritrova.

Comunque questo libro vale la pena di leggerlo. Perché White è uno degli scrittori gay per i quali è possibile fare un discorso di "genere letterario omosessuale" senza dare a tale definizione un significato limitante o negativo, ma considerandola come il riconoscimento di un valore aggiunto alla sua opera che più di ogni altra permette di conoscere e di riflettere su mondi e realtà a molti sconosciuti.

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David Leavitt nell’introduzione a questa edizione mette in contrapposizione Edmund White con lo scrittore e polemista omosessuale Larry Kramer, evidenziando come questi due personaggi incarnano nel panorama gay gli opposti poli della bussola letteraria: Kramer l’attivista, convinto che la letteratura debba avere obiettivi politici, White l’artista, per il quale la letteratura basta a se stessa. Forse questa distinzione è più netta e percepibile all’interno del dibattito culturale americano dove la letteratura omosessuale è in una fase più avanzata della nostra. È certo che i libri di Edmund White hanno avuto un forte impatto qui da noi dove, per i temi e le situazioni narrate, si sono caricati di una fortissima valenza sociale e politica. E anche questi racconti non fanno eccezione.

Dopo le difficoltà iniziali di omosessuale adolescente (raccontate magnificamente nel suo romanzo Il giovane americano, Baldini e Castoldi, 2000) il percorso umano e artistico di Edmund White si è svolto nell’America delle grandi rivendicazioni sessuali e dunque a lui, come a molti, è capitato di vivere l’omosessualità con naturalezza e assoluta libertà, arrestata bruscamente dall’Aids all’inizio degli anni ’80. Egli si è scoperto sieropositivo e come tanti altri ha dovuto affrontare e sopravvivere all’angoscia della malattia in agguato, assistendo alla morte di quelli che lo circondavano. Questi racconti sono definiti "autobiografici" perché hanno come sfondo emotivo la vicenda personale dello scrittore. Ogni storia ha come protagonisti personaggi diversi fra di loro, ma ciascuno rappresenta un particolare momento della sua vita.

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Il lettore che lo conosce ritroverà il White arguto di sempre in una serie di osservazioni sibilline disseminate qua e là. Per esempio, nel racconto che dà il titolo alla raccolta, egli critica certi metodi di insegnamento americani dicendo: "Non c’era niente in lui che ricordasse lo sfacciato americano del College, il pagliaccio che è stato incoraggiato a esprimere tutte le sue opinioni, comprese quelle che gli sono appena entrate nella testa". Oppure nel racconto In filigrana per descrivere il suo gruppo di giovani amici sempliciotti dice: "…eravamo figli di idraulici e di commessi viaggiatori per i quali conversare significava chiacchierare del tempo fuori stagione o di quanto poco consumasse la piccola Chevy…".

E naturalmente non mancano le forti emozioni, come in Un oracolo nel quale si narra del faticoso superamento del terribile lutto per la morte del compagno del protagonista che viene aiutato da un giovane marchettaro di un’isola greca. Un racconto, forse il più bello della raccolta, in cui ancora una volta ci si stupisce della capacità di White di descrivere sentimenti assoluti in modo del tutto insolito e anticonvenzionale come solo un grande scrittore, e uno scrittore omosessuale, sa fare.