Milano: Arte e omosessualità censurata e rinviata

Slitta almeno fino a sabato l’apertura della mostra su arte e omosessualità che ha suscitato tante polemiche. Grillini: superato il senso del ridicolo.

MILANO – Niente apertura al pubblico, domani, per la controversa mostra “Vade Retro. Arte e omosessualità da Gloeden a Pierre&Gillet”. La mostra d’arte, salvo ulteriori baruffe all’interno di Palazzo Marino, dovrebbe aprire nella giornata di sabato. Nel frattempo è stata opportunamente censurata, in nome del decoro e del rispetto religioso. L’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi tanto per cominciare ha fatto sparire l’opera di Paolo Schmidling denominata “Miss Kitty”, raffigurante una persona anziana, seminuda e con parrucca bionda, calze e sguardo ammiccante dai lineamenti praticamente identici a quelli di Joseph Ratzinger. Sul fatto di averla in un primo momento accettata per la mostra è…caduto dalle nuvole: «Il mio errore è stato, quando ho impaginato il catalogo, di non aver posto attenzione, tra molte scene di omosessualità maschile, a quella vecchietta di Schmidling. Solo quando è arrivata la scultura, ho notato la somiglianza con il Papa.» Sgarbi ha annunciato di avere acquistato lui stesso il pezzo: «L’ho comprata (costo 25.000 euro, ndr) e ne faccio quello che mi pare. – ha commentato – La terrò per me e potrò così risarcire il Papa del decoro che egli merita.» Non si vedrà neanche la foto ritoccata “Ecce Trans” di ConiglioViola, con Sircana vicino a un trans, sostituito da un’immagine di Gesù. Su richiesta del sindaco Letizia Moratti il catalogo della mostra, che ovviamente era già pronto, è stato cestinato in quanto vi comparivano i due pezzi epurati e ne sarà preparata un’edizione ‘corretta’ perché, spiega ancora Sgarbi, “anche Artematica (l’organizzatrice della mostra) condivide l’inopportunità che un catalogo pubblichi un’immagine di un’opera non esposta.” Non è ancora chiaro se verrà mantenuto o meno il divieto ai minori di 18 anni.

Su tutta questa patetica faccenda, che dimostra quanto l’Italia sia ancora culturalmente arretrata anche solo a gestire certe tematiche, anche nell’ambito della libertà d’espressione, Franco Grillini ha gioco facile nell’affermare che “L’Inquisizione ha riacceso i roghi a Milano prendendosela con la mostra su Arte e omosessualità. Già sul titolo dell’esposizione ci sono state pressioni della Curia e dall’inoffensivo “Ecce Homo”, si è arrivati al volgare “Vade retro”. Dal grottesco alla farsa, per farla breve, il catalogo della mostra è stato ritirato oggi, ad un giorno dall’inaugurazione, e mandato al macero… ecco il ritorno dei roghi.” Per l’onorevole di Sinistra Democratica “Le censure sono state a tutti i livelli: sono state escluse dalla mostra opere a contenuto sessuale esplicito ed implicito, è stato escluso il nudo ed escluse le opere con richiami e riferimenti religiosi. Tra queste, la vittima più illustre è il San Sebastiano di Pierre et Gilles, mentre le fotografie di nudo, che ben avrebbero corredato l’immaginario gay nell’arte, sono cinque e di Mapplethorpe, ripeto Mapplethorpe, c’è una vecchietta, mentre della coppia di artisti Gilbert & George fotografie di ponti di Londra… I ponti.

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Sono sicuro che i musei italiani espongano opere più audaci (nel dirlo temo altre ondate di epurazione) e sono totalmente d’accordo con l’amico storico Giovanni Dall’Orto quando dice: “Escludere a priori la sessualità da una mostra su arte e omosessualità, equivale ad organizzare una mostra sull’ebraismo senza opere religiose. Si può fare… ma in mostra ci saranno inevitabilmente rimasugli”. La censura della Curia milanese soprattutto, ma anche dell’Amministrazione comunale di centro-destra, che per chiudere in bellezza ha messo in scena uno psicodramma bendando una statua di Paolo Schmidlin (gli sarà richiesta pubblica abiura?) rea di assomigliare al papa, non ha impedito agli organizzatori, che hanno lavorato in condizioni impossibili, di fare una mostra epocale, che ha dimostrato che una mostra su arte e omosessualità si può fare anche in Italia. All’estero ne fanno da 30 anni e a Berlino c’è addirittura museo sull’omosessualità… Le opere rifiutate sono così tante, penso a “Cappella privata”, un video di sessanta secondi e al San Sebastiano di ConiglioViola, in catalogo, ma ora al macero e non in mostra, che organizzeremo un Salon des Refusés, salone dei rifiutati, come gli Impressionisti nel 1863, quando decisero di presentare le loro opere, rifiutate dal più bieco conservatorismo e tradizionalismo, diventando una corrente artistica che ha surclassato quanto espresso fino ad allora dall’arte considerata accettabile dai moralisti d’epoca. Tra le opere rifiutate oltre a quelle di Milano metteremo in mostra quelle censurate recentemente a Bologna. Lo faremo – conclude Grillini – per garantire la libertà di espressione di tutti, perché a partire da facili veti, censure e roghi agli omosessuali si può arrivare brutalmente lontano.” (Roberto Taddeucci)