Morto lo scrittore omosessuale Oliver Sacks

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L'autore di numerosi bestellers fece pochi mesi fa il suo coming out

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Il famoso neurologo e scrittore britannico Oliver Sacks è morto oggi a New York all’età di 82 anni. Lo scrive il New York Times online citando Kate Edgar, la sua assistente.

Sacks, come lui stesso aveva annunciato a febbraio in un editoriale sul Nyt, era affetto da cancro, che lo aveva colpito al fegato ed era entrato nella sua fase terminale. Uno dei suoi più famosi libri è ‘L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello’, uscito nel 1985. Da un altro libro, Risvegli, era stato tratto un film con Robin Williams e Robert De Niro.

Aveva fatto scalpore il suo coming out avvenuto non molto tempo fa, mediante la sua autobiografia On the Move: A Life, consegnato all’editore nel 2014, e poche settimane fa mediante un intervento sul New York Times e su La Repubblica , di cui pubblichiamo alcuni estratti.

Mia madre e i suoi 17 fratelli e sorelle ricevettero un’educazione ortodossa: in tutte le fotografie, mio nonno porta la kippah, e mi hanno detto che se gli cadeva, di notte, si svegliava. Anche mio padre proveniva da un ambiente ortodosso. […] Recitai la porzione del mio Bar Mitzvah nel 1946 a una sinagoga relativamente piena, con diverse decine di miei parenti, ma quella, per me, fu la fine della pratica ebraica formale. Non rispettai i doveri rituali di un adulto ebreo – pregare ogni giorno, mettendo i Tefillin prima della preghiera mattutina nei giorni feriali – e diventai via via più indifferente alle credenze e alle abitudini dei miei genitori, anche se non vi fu nessun particolare punto di rottura fino ai 18 anni. Fu allora che mio padre, indagando sui miei sentimenti sessuali, mi costrinse ad ammettere che mi piacevano i ragazzi. “Io non ho fatto niente”, dissi, “è solo una sensazione – ma non dirlo a mamma, non lo capirebbe”. Lui, invece, glielo disse, e lei, la mattina dopo, scese con una smorfia di orrore sul viso, urlandomi: “Tu sei un abominio. Vorrei che tu non fossi mai nato”. (Pensava senza dubbio al versetto del Levitico che dice: “Se un uomo giace con un uomo, come si fa con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole: saranno sicuramente messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro”.) Non si parlò più di questo argomento, ma la durezza delle sue parole mi fece odiare il lato intollerante e crudele della religione.

Nel dicembre del 2014, ho completato il mio libro di memorie, On the Move, e dato il manoscritto al mio editore, senza immaginare che pochi giorni dopo avrei saputo di avere un cancro metastatico, proveniente dal melanoma nel mio occhio di nove anni prima. Sono felice di aver potuto completare il mio libro di memorie senza saperlo, e di essere stato in grado, per la prima volta nella mia vita, di fare una dichiarazione completa e franca sulla mia sessualità, affrontando il mondo apertamente, senza più racchiudere dentro di me segreti colpevoli. A febbraio, ho sentito che dovevo essere altrettanto sincero riguardo al mio tumore. Ero in ospedale quando è stato pubblicato sul New York Times il mio articolo su questo tema. E ora, debole, col fiato corto e i muscoli una volta sodi sciolti dal cancro, trovo che i miei pensieri, non sulle cose soprannaturale o spirituali, ma su cosa si intende per vivere una vita buona e utile – hanno ptovocato un senso di pace dentro di me. Scopro che i miei pensieri vanno allo Shabbat, il giorno di riposo, il settimo giorno della settimana, e forse il settimo giorno della nostra vita, quando possiamo sentire di aver fatto il nostro lavoro, e di potere, in buona coscienza, riposare.

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