“NOI E GLI ALTRI”, ARRIVANO GLI SCRITTORI GAY

Presentata in occasione del Pride di Roma una bellissima raccolta di 24 interviste ad autori omosessuali. Un’occasione per capire cosa ha da dire la “cultura frocia”.

Se si parla di "libri gay" o di "scrittori gay" sono in molti a storcere il naso. "La letteratura è letteratura e basta" dicono alcuni, indignati. Eppure non si può negare che migliaia e migliaia di omosessuali in tutto il mondo hanno campato a pane e libri, trovando nel primo il sostentamento e nei secondi un riconoscimento della propria identità. Allora ha senso parlare di "letteratura gay"? Hanno provato a dare una risposta a questa domanda Francesco Guerre, professore presso l’Università di Tor Vergata, e Gian Pietro Leonardi, ricercatore in letteratura inglese a La Sapienza, con il libro Noi e gli altri – riflessioni sullo scrivere gay (Il dito e la luna, 240 pagine, 15 euro) da poco in libreria, presentato ieri in una serata letteraria arricchita da performance artistiche organizzata dal circolo di cultura omosessuale Mario Mieli al Caffè Letterario sulla via Ostiense che ha inaugurato il programma culturale del Pride 2007 di Roma.

Ventiquattro voci

Il libro raccoglie 24 interviste a scrittori omosessuali italiani e stranieri effettuate nell’arco di circa vent’anni che tracciano un percorso ingarbugliato ma ricco di spunti su cosa voglia dire essere "scrittori gay" e quanto le opere di questi uomini possano contribuire alla letteratura in generale. Diciamo subito che, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, il libro non è affatto un pesante saggio accademico nonostante il contributo agli studi in questo settore che offre sia preziosissimo. Ma dal momento che si tratta di interviste, la lettura è piacevole e scorrevole e le voci che si susseguono suggeriscono riflessioni curiose e stimolanti. A partire dalla definizione del percorso che la letteratura gay ha fatto negli ultimi 30-40 anni: nell’introduzione Gian Pietro Leonardi suggerisce, per definire una data di nascita della cultura gay, di adottare il 28 giugno 1969, quando "di fronte all’ennesima irruzione della polizia in un bar, lo Stonewall Inn di New York, centinaia di gay, lesbiche e travestiti rifiutarono il loro ruolo di vittime abituali". A partire da questo momento, cominciano a farsi strada negli Stati Uniti alcuni autori che rispondono all’esigenza che la comunità glbt ha di raccontarsi: nomi come Edmund White, David Leavitt o Dennis Cooper (per citare solo quelli intervistati nel libro) conquistano prima i lettori omosessuali, avidi di trovare una rappresentazione non ipocrita e gravata di pregiudizi della propria realtà, fino ad essere notati anche dal mondo "etero". Il caso più emblematico è forse quello di Michael Cunningham, uno che non ha mai rifiutato di definirsi "scrittore gay" come precisa anche nella bellissima intervista rilasciata a Gnerre, che nel 1999 con il romanzo Le ore si è aggiudicato addirittura il premio Pulitzer.

Migliaia e migliaia di omosessuali in tutto il mondo hanno campato a pane e libriA partire dagli anni ’90, insomma, raccontare la vita gay smette di essere interessante di per sé per molti scrittori che, pur inserendo personaggi omosessuali nelle loro opere, non si soffermano sulle caratteristiche specifiche legate al loro orientamento: nasce la letteratura "post-gay". Che in Italia, secondo le riflessioni proposte dagli autori, fatica ad affermarsi, forse anche perché non si è ancora affermata del tutto la letteratura gay…

Visibili sulla pagina

"Noi e gli altri" è un libro ricco, gravido di suggestioni e riflessioni: parla della storia della nostra comunità, della difficoltà che ci può essere a dichiararsi omosessuali nell’ambito letterario, della necessità di farlo. Ci sono anche interventi fuori dal coro come quello imperdibile dell’ottantenne Gian Piero Bona, famoso soprattutto per le sue poesie, che si ostina a difendere un modo di vivere l’omosessualità nell’ombra, con il gusto di rubare sesso nell’oscurità dei parchi, criticando il movimento gay che ha rovinato la spensieratezza della vita frocia con rivendicazioni prive di poesia.

Ma è interessante leggere anche le opinioni dei giovani autori italiani, come i due che hanno partecipato alla presentazione: Ivan Cotroneo, autore televisivo (fa parte della redazione di "Parla con me" della Dandini) e romanziere di successo (Il re del mondo, Cronaca di un disamore), mostra senza accademismo come nel suo modo di scrivere si sia già fatta strada la consapevolezza che l’essere gay può diventare accidentale all’interno dell’opera, mentre Tommaso Giartosio, che con Perché non possiamo non dirci ha dato un contributo sostanziale al dibattito sulla cultura gay, sa bene coniugare un sapere enciclopedico con la capacità di farsi ascoltare anche quando parla di temi complessi come la rappresentazione dell’omosessualità nei grandi classici.

Impossibile nominare tutti gli autori intervistati nel libro, ognuno dei quali offre un prezioso contributo; si va dall’irlandese Colm Tòibìn all’italianissimo Matteo B. Bianchi, da Gore Vidal a Walter Siti, da Mario Fortunato a Karl M. Soehnlein, autore dell’amatissimo Il mondo dei ragazzi normali, e molti altri ancora.