Padre e madre: l’atto ministeriale nega di fatto l’identità ai figli delle famiglie LGBT

Impossibile, per il momento, richiedere una carta d’identità valida per l’espatrio.

L’atto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale dal ministro degli Interni potrebbe portare a un vero caos negli uffici comunali. E non solo. Il problema si estenderà anche ai tribunali, agli ufficiali giudiziari. E alle famiglie LGBT. Il documento firmato da Salvini, ministro dell’Interno, da Bongiorno, ministero della Pubblica Amministrazione e da Tria, ministero dell’Economia e delle Finanze sarà oggetto di ricorsi nelle prossime settimane. E sentenze, tra qualche mese.

Già il Garante della Privacy e l’Anci avevano bocciato la proposta di Matteo Salvini, quando ne aveva parlato per la prima volta, in quanto discriminatoria. Comuni e Regioni si sono attivati per fornire assistenza legale ed economica a tutti coloro che decideranno di ricorrere a un giudice per vedersi riconosciuti come famiglia LGBT, e le associazioni hanno già fatto presentato ricorso al TAR. Ma l’atto ministeriale in sé nega l’identità di un minore, e rende problematica la produzione di alcuni documenti per i figli delle coppie gay. 

L’atto ministeriale impedisce la carta d’identità valida per l’espatrio

A livello personale, una famiglia omogenitoriale con questa modifica si ritroverebbe di fatto “dimezzata”. Con i termini genitore 1 e 2, una coppia formata da due uomini o due donne non avrebbe avuto problema in tal senso. Con padre e madre, invece, solo uno dei due genitori sarebbe riconosciuto. Un caos inimmaginabile per i Comuni, che hanno sentenze e documenti ufficiali che dichiarano che quel bambino ha come genitori due mamme o due papà. Altro problema è la carta d’identità valida per l’espatrio. 

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A spiegare bene il problema sulla carta d’identità valida per l’espatrio è Angelo Schillaci, avvocato e docente di diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma. Quando si richiede una carta d’identità per un minore non valida per l’espatrio, basta un solo genitore. Quando il documento deve essere valido anche per l’espatrio, la legge prevede che siano presenti entrambi i genitori del minore. L’atto ministeriale non ha tenuto conto di questo fattore. E non è finita qui: i software dei Comuni hanno già ricevuto la modifica, quindi i dipendenti statali si ritroveranno la dicitura padre e madre. Come potranno gli ufficiali giudiziari inserire due papà, due mamme per quel ragazzino?, si chiede ancora l’avvocato Schillaci. Non potendo andare contro la norma, dovranno interrompere la procedura. E lasciare il bambino senza identità. 

Ma c’è uno spiraglio

L’avvocato Schillaci, però, fa notare una cosa. Quei minori sono stati riconosciuti come figli di due persone dello stesso sesso da un tribunale. Un atto amministrativo non può andare contro una sentenza e alle disposizioni di legge.

Quindi, se risulta discriminatorio il TAR lo può annullare, poiché va contro la Costituzione italiana. E spiega: ” è una violazione gravissima del diritto all’identità dei bambini, oltre ad impedire di eseguire sentenza passate in giudicato. Un assurdo giuridico“.