Pierre et Gilles: «Noi siamo un doppio io»

Fino al 23 settembre, alle Tuileries di Parigi, una grande retrospettiva in onore di trent’anni di carriera del celebre duo ‘Pierre et Gilles’, quintessenza del ‘kitsch pop’ in chiave burlesca.

La definizione più bizzarra l’hanno data loro stessi: «Siamo come reporter che vengono da un altro pianeta, parallelo a quello reale. Portiamo le immagini delle persone che abbiamo incontrato».

Ecco Pierre (Commoy) e Gilles (Blanchard), 57 e 54 anni, coppia inseparabile, sul lavoro e nella vita, tra le più longeve del mondo dell’arte: oltre trent’anni di vitalistico sodalizio a tutto campo, da quando, nel 1976, si conobbero a una festa parigina del sarto Kenzo. Entrambi erano nella capitale da tre anni e provenivano, dopo studi artistici, da due angoli opposti di Francia: Pierre giungeva da un piccolo paese di provincia, La Roche-sur-Yeon in Vandea, nella valle della Loira, mentre Gilles era sceso nello stesso periodo dal brumoso porto nordico di Le Havre. 

Trentun’anni dopo, una retrospettiva completa celebra una carriera

di interminabili successi a livello mondiale: negli spazi del ‘Jeu de Paume’ ai giardini parigini delle Tuileries, fino al 23 settembre, è possibile ammirare 120 opere riunite in un’esposizione dall’esplicito titolo di ‘Double je’ – ‘Doppio io’ – a ribadire strenuamente l’indissolubilità di un binomio artistico che non è solo un marchio di fabbrica ma davvero molto di più. Quintessenza del pop virato verso la provocazione kitsch, luminescente e glitter (anche le lacrime, in Pierre et Gilles, sono fatte con la glicerina!), le loro opere più burlesques e barocche, come quelle di pochi altri – tra i contemporanei può forse competere solo un altro duo, al di là della Manica, ossia Gilbert & George – sono intrise di riferimenti espliciti alla cultura gay, con predilezione per efebi e/o i torsi muscolosi, preferibilmente depilati, spesso in cornici floreali che fanno risaltare la loro lucida plasticità. Ma nondimeno si evince nella loro produzione una curiosa attrazione verso il sacro come spiegano loro stessi: «Abbiamo il gusto del mistico. È molto difficile separare arte e religione. Ci piace idealizzare ma parliamo anche di morte, di mistero e della stranezza della vita. C’è sia dolcezza che violenza nelle nostre immagini».

Il loro trionfo planetario è indubbiamente dovuto anche alla fertile

collaborazione con superstar del calibro di Madonna, Iggy Pop, Nina Hagen, Marilyn Manson, Marc Almond – di cui ricordiamo le copertine (più etero del solito, per altro!) di ‘Enchanted’ e del suo singolo ‘A lover spurned’ – ma anche col ‘collega’ Jean-Paul Gaultier, la cui celebre immagine del ritratto con le margherite è diventata una sorta di autopresentazione dello stilista ormai universalmente conosciuta. Per Catherine Deneuve realizzarono la memorabile locandina di ‘La Reine Blanche’ di Jean-Loup Hubert in cui l’attrice posava come una candida principessa sospesa in un onirico cielo bianco e azzurro: lei stessa dichiarò di amarla molto più del film.

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Le loro foto sono tableaux unici, realizzati da Pierre e ottenuti da un tiraggio singolo di 1-1.5 metri, su cui Gilles stende vari strati di pittura per ottenere l’effetto iperrealista. Spesso richiedono un lavoro preparatorio che dura intere settimane: la scenografia è fondamentale e per realizzarla col massimo dell’accuratezza

vengono sovente creati costumi ad hoc ed elaborati maquillages sulle figure umane. 

Le opere più queer di ‘Pierre et Gilles’ hanno anche un forte messaggio politico: ricordiamo ‘Il triangolo rosa’, in omaggio agli omosessuali deportati nei campi nazisti, ma anche ‘L’ebreo e l’arabo’ che si baciano sotto il chiaro di luna in nome dell’amore gay interrazziale. Altre due opere omo, ‘La supplice d’Ixion’ (2000) e

‘Saint Sebastien’ (1987), si potranno vedere nella mostra ‘Vade Retro’ – sottotitolata, tra l’altro, ‘da Von Gloeden a Pierre et Gilles’ – che dovrebbe finalmente avere trovato una destinazione, Campione d’Italia, ma non ha ancora una data definitiva e forse slitterà a febbraio 2008.